di Francesco Pontelli – Una guerra può essere definita mondiale anche in ragione delle sue conseguenze, indipendentemente dal numero o dalla geolocalizzazione degli Stati coinvolti.Il concetto di legittimità di un’azione di guerra, se finalizzata al conseguimento di determinati obiettivi politici o alla stessa sopravvivenza di uno Stato (Israele, ma non certo gli Stati Uniti), può essere adottato come giustificazione nei confronti di uno Stato oppressore o, come si usa dire oggi, “canaglia”.Come logica conseguenza, se questa guerra in Medio Oriente viene giustificata con l’obiettivo di mettere in sicurezza i confini israeliani, oltre che di colpire uno “Stato canaglia” che finanzia gruppi terroristici, andrebbero tuttavia considerate le pesanti conseguenze che si ripercuotono fin da subito sulle economie di altri Paesi.Questo vale tanto per l’Europa quanto per il mondo intero, proprio in ragione delle dirette conseguenze energetiche, ma non solo, che questo conflitto inevitabilmente determina.Questa terribile evoluzione, in altre parole, trasforma un conflitto regionale, come ce ne sono stati decine nello stesso Medio Oriente e in altre aree del mondo, in uno scenario che, proprio per le sue conseguenze, ridefinisce i confini di una guerra continentale, anticipando un possibile conflitto globale, nel quale potrebbero inserirsi altri regimi politici come la Cina (1).In questo nuovo contesto mondiale, però, non possono più risultare sufficienti le premesse che hanno scatenato il conflitto all’inizio, non esistono più giustificazioni o legittimazioni, proprio in ragione delle conseguenze che ricadono su Stati estranei alle tensioni regionali iniziali.Di conseguenza, il conflitto che molti ancora oggi considerano “legittimo” per la sicurezza di Israele, mentre per quanto riguarda gli Stati Uniti le motivazioni appaiono molto più oscure, alla luce della sua evoluzione continentale e delle conseguenze per gli Stati non direttamente coinvolti nello scenario geopolitico mediorientale, assume già ora le caratteristiche di una guerra mondiale.Le responsabilità, quindi, andrebbero attribuite anche a quelle autorità istituzionali che hanno rifiutato una difficile trattativa diplomatica, privilegiando la via più semplice della guerra senza valutare gli effetti globali delle proprie decisioni.Le difficoltà incontrate dagli Stati Uniti, convinti insieme a Israele di poter gestire una guerra lampo, dipendono anche dalle diverse motivazioni, politiche contro religiose, dei due schieramenti, che non consentono il raggiungimento di una “facile vittoria”, come auspicato da Trump e Netanyahu.Sembra, infatti, che le esperienze del Vietnam e dell’Afghanistan non abbiano insegnato nulla, né sul piano politico né, ancor peggio, su quello militare.Nota:(1) La Cina, per le sue dimensioni, potrebbe creare le condizioni per l’apertura di nuovi conflitti come naturale conseguenza di quello in corso.