Referendum, Luca Sommi: “La Costituzione è nata dalla Resistenza e non deve essere cancellata dalla desistenza”

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“La Costituzione nata dalla Resistenza e non deve essere cancellata dalla desistenza”. Con questa frase il giornalista Luca Sommi conclude il suo intervento alla maratona “La Costituzione è nostra”, al Teatro Italia di Roma. L’evento, organizzato nell’ambito della mobilitazione per il No al referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo, vede Sommi ripercorrere con passione la genesi e il valore profondo della Carta costituzionale, opponendosi a qualsiasi modifica percepita come snaturante.Il giornalista parte da una citazione attribuita a Giuseppe Verdi, “Tornare al passato sarà un successo”, per introdurre il tema della fedeltà allo spirito dei padri costituenti.“Se prendiamo le parole dei padri e delle madri costituenti, sentiamo la valenza di queste parole, non soltanto sostanziale, ma anche formale – afferma il giornalista, citando subito Piero Calamandrei – ‘Quando si mette mano alla Costituzione, il governo non deve neanche sedere sugli scranni del Parlamento’. Perché? Perché deve negare la sua prossimità con la riforma che è affare dell’apparato legislativo, del Parlamento. Vedete invece che negli ultimi anni è il governo che si intesta la riforma costituzionale. Addirittura c’è stato un presidente del Consiglio (Matteo Renzi, ndr) che non si era intestato la riforma costituzionale sul proprio governo, ma sulla sua carriera politica. Poi è ancora lì, ma questo è un altro discorso”.Sommi richiama la lezione di Montesquieu sulla separazione dei poteri, “esecutivo, cioè il governo, legislativo, cioè il Parlamento, giudiziario e magistratura”, e sottolinea come Calamandrei ne sia interprete fedele: “Un apparato sociale sta in piedi se c’è questa separazione”.Il discorso si sposta poi su Umberto Terracini, presidente dell’Assemblea Costituente. Sommi ne ripercorre la figura: comunista “sui generis”, antifascista che sconta 6187 giorni di carcere e confino, “20 anni, ma libero”, definito da Sandro Pertini “una retta, perché è stato retto tutta la vita”.Dopo la fine del fascismo, Terracini diventa presidente della Costituente. Sommi legge integralmente un passaggio del discorso tenuto il 22 dicembre 1947, a pochi giorni dall’entrata in vigore della Costituzione: “Onorevoli deputati, è con il nostro lavoro intenso e ordinato, è con lo spettacolo ad ogni giorno da noi offertogli della nostra metodica, instancabile applicazione al compito affidatoci, che noi ci siamo in fine conquistati la simpatia e la fiducia del popolo italiano”.Il giornalista evidenzia il contrasto con l’oggi: “C’è un politico che dice che un’assemblea conquista la fiducia e la simpatia del popolo italiano”. E cita le migliaia di lettere dei cittadini che, durante i 18 mesi della Costituente, intervenivano, criticavano, suggerivano: “Si chiama concertazione”.Sommi osserva: “Non hanno lasciato un testo, hanno lasciato un retaggio morale. La loro rettitudine morale è stata scritta in quel testo straordinario. Quel testo straordinario che da un giorno all’altro ci ha fatto diventare da sudditi a cittadini”.Il passaggio dal 3 dicembre 1947 (ancora sudditi) all’1 gennaio 1948 (cittadini) segna la rivoluzione: i diritti non sono più “elargiti da un sovrano su gentile concessione”, ma “connaturati in una sorta di diritto naturale. La Costituzione riconosce e tutela quei diritti”.E aggiunge: “E quand’è che riconosciamo una cosa? Quando esiste già”.Sommi dedica ampio spazio all’articolo 3, che Calamandrei definiva “l’articolo più rivoluzionario e più impegnativo dell’intera carta”: “L’articolo 3 ha l’ardire di intromettersi col destino”. Il giornalista spiega come la Costituzione intervenga per rimuovere le disparità: “Nasciamo in una famiglia sfortunata, un bambino che nasce in una famiglia sfortunata avrà un orizzonte ristretto. Un bambino, dall’altra parte, nasce in una famiglia molto fortunata, avrà un orizzonte sterminato. La Costituzione si mette di mezzo per cancellare questa sperequazione”.Tutti i cittadini “hanno pari dignità sociale, sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religioni, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. E il comma 2 affida alla Repubblica il compito “di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.“Ma sentite che parole! Non erano dei giuristi, erano dei poeti – esclama Sommi – C’era la sostanza e c’era la forma. È una Costituzione perfetta“.E ricorda come sia stata definita un classico, paragonabile alla Costituzione tedesca del ’49 o alla Dichiarazione universale dei diritti umani del ’48.“Dicono che è vecchia – chiosa Sommi – Ma noi ancora citiamo la favola esopica, la volpe e l’uva, dopo 25 secoli. Citiamo ancora la Divina Commedia dopo 7 secoli, perché i classici parlano ancora. E questa Costituzione è un classico”.L’intervento si chiude con l’appello finale: la Carta “è nata dalla Resistenza e non deve essere cancellata dalla desistenza”. Un messaggio chiaro, rivolto a chi, a poche ore dal voto referendario, è chiamato a difendere lo spirito originario della Repubblica.L'articolo Referendum, Luca Sommi: “La Costituzione è nata dalla Resistenza e non deve essere cancellata dalla desistenza” proviene da Il Fatto Quotidiano.