Iran, 6 Paesi per un piano sicurezza nello Stretto di Hormuz: anche Italia. Trump: “Non invierò truppe di terra”

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Sei Paesi si sono detti disponibili a “contribuire agli sforzi necessari per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz“, bloccato dall’Iran. Tra loro c’è anche l’Italia, che insieme a Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone ha affermato in una dichiarazione congiunta diffusa da Downing Street di volersi “impegnare nella pianificazione preparatoria”. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha poi precisato che il documento “è politico e non militare” e che l’Italia “è pronta a fare la sua parte qualora ci dovesse essere una missione Onu”, ribadendo di non voler partecipare alla guerra. Teheran, con il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, ha minacciato che aiutare gli Stati Uniti a rompere il blocco della via di navigazione costituirebbe una “complicità con l’aggressore e i suoi efferati crimini”. Lo stesso presidente statunitense Donald Trump ha accolto tiepidamente la dichiarazione, affermando dallo Studio ovale che gli alleati della Nato stanno diventando più disponibili ma che ormai “è troppo tardi”.Netanyahu: “Iran non più in grado di arricchire l’uranio”Trump rivendica la capacità di fare da soli degli Usa, anche se in conferenza stampa con la premier Sanae Takaichi ha affermato che il Giappone “si sta facendo avanti”. Il segretario della Guerra Pete Hegseth ha assicurato che “porteranno a termine il lavoro. Siamo perfettamente in linea con i piani”. Tra questi, secondo le parole di Trump, la possibilità di “distruggere completamente” il giacimento iraniano di gas di South Pars, già colpito mercoledì, se Teheran dovesse attaccare di nuovo impianti energetici in Qatar. Il presidente Usa ha però assicurato di non volere “impiegare truppe di terra” in Iran, a differenza di Benjamin Netanyahu che, in conferenza stampa con i giornalisti stranieri, ha detto che “ci sono molte opzioni via terra, ma non le rivelero”. Il premier israeliano ha inoltre assicurato che, dopo 20 giorni di guerra, l’Iran “non è più in grado di arricchire l’uranio, né di produrre missili balistici”.Gli attacchi proseguonoLe Guardie rivoluzionarie, dal canto loro, hanno fatto sapere di aver preso di mira un caccia F-35 americano, costringendolo a un atterraggio di emergenza. Detriti di un missile intercettato hanno invece colpito la raffineria di Haifa, in Israele, mentre droni sono stati lanciati contro la compagnia petrolifera nazionale del Kuwait. I raid non si sono fermati nemmeno in Libano, dove il bilancio dei morti ha superato quota 1000, tra cui 118 bambini. Un missile ha mancato di poco due giornalisti dell’emittente statale Russia Today, impegnati in un reportage vicino alla città di Tiro, nel sud del Paese. Mosca ha condannato l’accaduto come “mirato e preciso” e ha convocato l’ambasciatore israeliano in segno di protesta. Quella nella regione è una “escalation sconsiderata”, secondo il presidente francese Emmanuel Macron, che ha mandato nel Paese dei Cedri il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot. “E poiché la regione entra in un periodo di festività religiose, penso che la situazione dovrebbe calmarsi e i combattimenti dovrebbero cessare almeno per qualche giorno, per cercare di dare un’altra possibilità ai negoziati”, ha rimarcato Macron da Bruxelles per il Consiglio europeo. Appello sottoscritto dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che si è rivolto esplicitamente a Israele e Usa sottolineando che “è giunto il momento di porre fine a questa guerra che rischia di sfuggire completamente al controllo”, esortando al tempo stesso Teheran a “smettere di attaccare i vostri vicini”.Questo articolo Iran, 6 Paesi per un piano sicurezza nello Stretto di Hormuz: anche Italia. Trump: “Non invierò truppe di terra” proviene da LaPresse