Se la guerra in Iran sta già costando gli Stati Uniti già 11 miliardi di dollari c’è chi, da quei raid, ci potrebbe guadagnare. Il fenomeno è quello della “porta girevole” (revolving door) con passaggi tra i vertici delle aziende belliche e il Pentagono, che secondo molti osservatori non nobilitano l’incarico politico ricevuto. Ci sono due profili in particolare a esser sulla bocca di tutti in questo momento: uno è Steven Feinberg, vice segretario alla Difesa, miliardario ed ex amministratore delegato della Kerberos Capital Management. L’altro è Mark Berkowitz, il sottosegretario alla Difesa per la politica spaziale.Le porte di Feinberg (con il trust ai figli) e le azioni di BerkowitzFeinberg è il secondo funzionario più importante del Pentagono dopo il Segretario della Difesa Pete Hegseth. Quando ha ricevuto l’incarico al Pentagono ha potuto donare i suoi interessi in Cerberus (comprese quote azionarie e commissioni di incentivo) a uno o più trust irrevocabili a beneficio dei suoi figli. Cerberus ha aziende come la M1 Support Services, che gestisce contratti miliardari con il Pentagono per l’addestramento dei piloti dell’esercito. Poi c’è Mark Berkowitz, il sottosegretario alla Difesa per la politica spaziale. Ha lavorato nel Dipartimento della Difesa di Clinton ed è stato vicepresidente della strategy alla Lockheed Martin per circa 20 anni. Lockheed lavora da diverso tempo con la difesa, anzi è una delle principali realtà. E in Lockheed Berkowitz, secondo resoconti finanziari ancora troppo recenti, ha azioni tra 1 e 5 milioni di dollari. Non sono i soliBerkowitz e Feinberg non sarebbero i soli. C’è Kirsten Davies, responsabile informatica del Dipartimento della Difesa, consulente di lunga data del settore privato, che ha fornito consulenza all’appaltatore della difesa Talon Cybersecurity, ed è stata membro del consiglio di amministrazione di Clarity, una società israeliana di sicurezza informatica collegata all’IDF. Eldridge Colby, che ha lavorato come consulente per Telemus Group e che si è aggiudicato almeno 20 milioni di dollari in contratti di difesa. Insomma, l’elenco è lungo…The Trump administration is filled with people who stand to cash in from war. Multiple Pentagon officials and their friends stand to profit every time we drop a bomb. pic.twitter.com/9rHQJqkLXS— More Perfect Union (@MorePerfectUS) March 17, 2026 I rimedi alla revolving doorChi detiene incarichi in istituzioni come il Pentagono negli Usa deve comunque aderire a degli accordi etici, che permettono di evitare imbarazzi o ambiguità. O almeno ci provano. Uno degli strumenti utilizzati è la recusal, ovvero l’astensione: con questo metodo il funzionario non può decidere su questioni che riguardano la sua ex azienda per almeno uno o due anni. Poi c’è il blind trust, ovvero la vendita delle azioni o gestione affidata a terzi ignoti (come avvenne per il caso Feinberg). E infine ci si può servire del cooling-off periods, ovvero il divieto di fare lobby verso l’ex dipartimento per un certo periodo dopo le dimissioni.L'articolo Tutti gli uomini del Pentagono che potrebbero guadagnare dalla guerra in Iran: i casi Feinberg, Berkowitz e altri proviene da Open.