Iran. Energia: le minacce di Trump e le controminacce di Teheran

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di Enrico Oliari –Il presidente Usa Donald Trump ha avvertito la Repubblica Islamica dell’Iran che “Se non aprirà completamente, senza minacce, lo Stretto di Hormuz entro 48 ore, gli Stati Uniti colpiranno e distruggeranno le sue centrali elettriche, iniziando dalla più grande”.La guerra lampo di Trump e di Netanyahu si sta procrastinando, con gli Usa costretti a richiamare le piattaforme difensive persino dalla Corea del Sud e Israele sempre più vulnerabile per l’esaurimento dei missili intercettatori.La vera bomba nucleare dell’Iran è esplosa senza produrre radiazioni, bensì un disastro economico in Medio Oriente e di conseguenza in tutto il mondo dagli esiti imprevedibili.All’ultimatum di Donald Trump, che è sempre più in difficoltà sia sul fronte esterno su quello interno, Teheran ha risposto con altrettante minacce indicando come obiettivi le centrali elettriche principali del Medio Oriente:– Al-Kurayya, in Arabia Saudita, una centrale a gas con una capacità superiore ai 4.000 MW– Ras Tanura, sempre in Arabia Saudita, importante hub energetico a petrolio e gas– Barakah, negli Emirati Arabi Uniti, una centrale nucleare con circa 5.600 MW di potenza– Jebel Ali, a Dubai, grande complesso energetico e di desalinizzazione– Parco solare Mohammed bin Rashid, uno dei più grandi progetti solari della regione– Ras Laffan, in Qatar, la più grande centrale elettrica del Paese– Umm al-Houl, vicino Doha, impianto combinato di energia e desalinizzazione– Az Zour (nord e sud), in Kuwait, tra i principali poli energetici nazionali– Parco energetico Shakaya, progetto rinnovabile in KuwaitQueste infrastrutture rappresentano nodi cruciali per l’approvvigionamento energetico dell’intera area del Golfo.Un elemento particolarmente rilevante è la loro posizione geografica. Circa il 70-80% delle principali centrali elettriche della regione si trova lungo la costa del Golfo Persico. Molte di esse sono situate a meno di 50 chilometri dal mare, rendendole teoricamente vulnerabili ad attacchi a lunga distanza.Questa concentrazione costiera, dovuta a esigenze logistiche e industriali (come l’accesso all’acqua per raffreddamento e desalinizzazione), rappresenta oggi un potenziale punto debole in uno scenario di conflitto.Un’eventuale escalation che coinvolga queste infrastrutture non avrebbe conseguenze limitate ai singoli Paesi colpiti. Interruzioni diffuse dell’energia elettrica potrebbero paralizzare industrie, trasporti e sistemi idrici, con effetti a catena sull’economia globale, considerando il ruolo centrale del Golfo nei mercati energetici.Il messaggio che emerge è chiaro: il sistema energetico del Medio Oriente non è solo una risorsa strategica, ma anche un possibile campo di battaglia. In un contesto già segnato da tensioni geopolitiche, il rischio di un conflitto che colpisca queste infrastrutture solleva interrogativi profondi sulla sicurezza e sulla stabilità dell’intera regione.C’è poi un ulteriore fattore da considerare: i sistemi difensivi degli Usa appaiono del tutto insufficienti per tutelare le basi militari, i mezzi e il crescente numero di obiettivi individuati dagli iraniani.