Erich Fried, una lingua ridotta all’essenziale (traduzione di Gino Chiellino)

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Insieme a Bertolt Brecht e Alfred Andersch, Erich Fried (Vienna 1921 – Londra 1988) è stato il mio poeta di riferimento da quando l’ho ascoltato per la prima volta a Gießen, nel 1977. Poeta di riferimento perché mi sono sempre potuto fidare della sua lingua. Una lingua ridotta all’essenziale ma scaltra nell’evitare i risucchi della tradizione e i vicoli ciechi dell’auto rappresentazione che hanno determinato tanta poesia europea di fine secolo. In uno dei nostri incontri, dopo una sua serata a Francoforte, non so per quale motivo egli sentì il bisogno di confidare a un suo lettore, qual io ero, che dopo decenni di poesia impegnata si dispiaceva di avere scritto pochissime poesie d’amore per la sua compagna e sull’amore come principio esistenziale.G. C.Prima che io muoiaParlare ancor una voltadel calore della vitaaffinché almeno alcuni sappiano:Non è caldama potrebbe essere caldaPrima che io muoiaparlare ancor una voltad’amoreaffinché almeno alcuni dicano:C’eradeve esserciparlare ancor una voltadella felicità di una speranza di felicitàaffinché almeno alcuni chiedano:Cosa eraquando ritorna?***Essere pronti era tuttoPer prepararmiagli assediantiimparaia ristringere sempre di piùil mio cuoreCi volle molto tempoAdesso dopo anni di eserciziomi si arresta il cuoree morendo vedo la mia terracome se mi fossiassediato da solodall’internoe avessi vinto:Vuoto assolutoIn lungo e in largonessuna scala per l’assaltonessun nemico***AutunnoLa presi per una foglia appassitain ascesaDopo sulla mia mano:una farfalla giallaNon durerà più a lungodi una fogliache deve caderein questo grande autunno(e io non più a lungodi una falena giallanel tuo amore di grande flussoe riflusso)e pur palpitae mi accarezza la manosu cui si muovee non lo sa***L’amore e noiChe ci deve l’amore?Quale aiutoci ha recato l’amorecontro la disoccupazionecontro Hitlercontro l’ultima guerrao ieri e oggicontro la nuova paurae contro l’atomica?Quale aiutocontro tuttoquello che ci distrugge?Proprio nessun aiuto:l’amore ci ha traditiChe ci deve l’amore?Che dobbiamo noi all’amore?Quale aiutogli abbiamo recatocontro la disoccupazionecontro Hitlercontro l’ultima guerrao ieri e oggicontro la nuova paurae contro l’atomica?Quale aiutocontro tuttoquello che lo distrugge?Proprio nessun aiuto:Abbiamo tradito l’amore.***L’ultimo buon consiglioDietro la siepe se ne stannovita e morteEntrambe mi chiamanoentrambe vogliono darmi un consiglioDietro la siepesento le loro vocinon devo attraversare la siepenon le devo vedere“Smettila di amare la tua infelicitàe ama la tua felicità!Ancora oggi! Non ti resta più tanto tempo!”esclama una delle vociL’altra dice:“Abbi caro quel che amiAnche amarne l’infelicità può essere felicitàe cambiare l’amore reca infelicità”Poi insieme dicono: “Va’!”e io vado sapendo cheuna è la mia mortee una la mia vitaL'articolo Erich Fried, una lingua ridotta all’essenziale (traduzione di Gino Chiellino) proviene da Il Fatto Quotidiano.