Chat control, l’Europa si spacca sulla sorveglianza di massa nel nome dei minori. Da aprile stop alla scansione dei messaggi

Wait 5 sec.

L’Europa si è spaccata sulla “sorveglianza di massa”, per citare le parole del Parlamento europeo a proposito del regolamento Csar (Child sexual abuse regulation). Lo scopo è consentire la scansione dei messaggi degli utenti in chat e via mail, da parte delle piattaforme tecnologiche, per contrastare la piaga della pedopornografia online in costante aumento. Dunque posta elettronica al setaccio, ma anche i messaggini via Whatsapp, Messenger, Instagram, Signal, Telegram. In gioco c’è il diritto alla riservatezza di 450 milioni di europei. Anche per l’importanza della posta in palio, il 16 marzo, è saltato l’accordo tra il Parlamento e i governi Ue riuniti nel Consiglio: dopo i negoziati aperti 4 giorni prima, il trilogo è ufficialmente fallito. Cosa è successo? “Con la loro mancanza di flessibilità, gli Stati membri hanno deliberatamente accettato che il regolamento provvisorio scadrà ad aprile”, ha dichiarato la relatrice tedesca del Parlamento Ue Birgit Sippel (S&D, socialisti e democratici). Risultato? “La scansione volontaria per contrastare la diffusione online di materiale pedopornografico da parte dei fornitori non sarà più possibile”. In sostanza, il Consiglio Ue ha ritenuto troppo blandi i controlli autorizzati dal Parlamento, al punto da preferirne l’azzeramento e far saltare i negoziati con Strasburgo. Secondo fonti del Parlamento Ue, molto raramente i governi Ue in senso al Consiglio hanno assunto posizioni così rigide.Potenzialmente, lo stop alla scansione dei messaggi è un vulnus nella lotta ai crimini sessuali contro i minori. Gli attivisti dei diritti digitali, invece, tirano un sospiro di sollievo. Anche il Movimento 5 stelle gioisce con Gaetano Pedullà: “Proteggere i bambini è un dovere sacrosanto, ma per una volta salutiamo con favore l’opposizione degli Stati Membri che non ha permesso al chat control I di entrare in vigore. La protezione dei minori non può trasformarsi in un sistema di sorveglianza di massa sui cittadini europei, con la fine della privacy e del diritto alla comunicazione riservata”.La scansione dei messaggi in deroga ai diritti sulla privacy: trattative in corso sul regolamento definitivoLo scontro tra il Parlamento e i governi riguarda la deroga alla direttiva ePrivacy del 2002. Il provvedimento europeo impedirebbe da 24 anni intrusioni nei messaggi privati online, nel nome della riservatezza. Ma dal 2021 vige una deroga per combattere gli abusi sessuali online a danno dei minori, in vertiginoso aumento. In virtù dell’eccezione, la piattaforme digitali possono accedere ai messaggi degli utenti segnalando alle forze dell’ordine i casi di presunte molestie sessuali. Facebook già scansiona le comunicazioni a caccia di materiali pedopornografici: il 95% delle segnalazioni giunge dal colosso di Zuckerberg. Ma la scelta delle piattaforme di guardare dallo “spioncino” è volontaria, nessun obbligo di legge. La deroga alla tutela della privacy è stata prorogata nel 2024 e scadrà ad aprile 2026. Poi alt alla scansione dei contenuti: la Commissione europea invece ne aveva caldeggiato la prosecuzione con il testo proposto ufficialmente il 19 dicembre 2025, ammonendo sui rischi in caso di stop: “Ciò renderebbe più facile per i predatori la diffusione di materiale pedopornografico, la loro impunità e l’adescamento di bambini nell’Ue. L’individuazione proattiva da parte dei fornitori di servizi online è stata fondamentale per oltre 15 anni nel salvare i bambini da abusi in corso e nel portare i colpevoli davanti alla giustizia”. In realtà alle piattaforme è permesso accedere ai messaggi non da 15 anni bensì da 5, con l’entrata in vigore della deroga nel 2021. L’anno dopo, la Commissione europea ha proposto il regolamento Csar per trasformare la deroga temporanea in legge duratura. Gli attivisti dei diritti digitali – guidati da Patrick Breyer, ex europarlamentare del partito dei pirati tedesco – sono insorti contro il Csar battezzandolo “chat control 2.0”. La versione 1.0, per i difensori della privacy, è la deroga temporanea alle tutele per la riservatezza.Le trattative su chat control: da un lato il parlamento, dall’altra la CommissioneLa proposta di regolamento di palazzo Berlaymont, firmata dalla socialdemocratica svedese Ylva Johansson, è stata già bocciata dal Parlamento europeo a novembre 2023, bollata come “sorveglianza di massa”: la scansione non sarebbe stata facoltativa, per le piattaforme, bensì obbligatoria. Infatti il testo dell’Eurocamera restringe nettamente il perimetro dei controlli sui messaggi. Su “chat control 2.0”, per lungo tempo neppure il Consiglio Europeo ha trovato l’accordo: fino a novembre 2025, quando l’intesa è giunta sul testo firmato dalla presidente danese Mette Frederiksen, socialdemocratica come Johansson. Dopo 3 anni di trattative, i governi hanno trovato la quadra adottando il principio cardine della deroga provvisoria: niente obbligo per le piattaforme di scansionare i messaggi degli utenti (come voleva la Commissione) bensì una scelta volontaria. Un passo indietro rispetto al testo di Palazzo Berlaymont. Ora sono in corso i triloghi per il regolamento definitivo. Ma il fallimento dei negoziati su “chat control 1.0” lascia presagire nuovi ostacoli lungo le trattative per l’approvazione.Da una parte, il Consiglio e la Commissione Ue premono per favorire la scansione dei messaggi contro la pedopornografia online, almeno su base volontaria. Dall’altra, il Parlamento Ue prova a mitigare i controlli delle piattaforme ascoltando le preoccupazioni per la privacy sollevate da giuristi e istituzioni del Vecchio continente. L’11 marzo all’Eurocamera è passato l’emendamento dei Verdi che ha stravolto il testo della Commissione per rinnovare la proroga ai controlli su chat e mail. La modifica restringeva il campo dei controlli solo agli utenti “identificati dall’autorità giudiziaria competente”, sui quali si nutrano “ragionevoli motivi per sospettare l’esistenza di un legame, anche indiretto, con materiale pedopornografico”. Dunque niente controlli indiscriminati su tutti gli utenti. Non solo: esclusi dalla scansione anche i servizi con crittografia end to end, come Whatsapp e Signal. Risultato: l’11 marzo il Parlamento ha rinnova la deroga per consentire i controlli in chat, a costo di depotenziare ampiamente il testo della Commissione Ue. Del resto, il 2 marzo la Commissione Libe aveva già bocciato la proposta di palazzo Berlaymont. Nove giorni dopo, la formulazione in salsa “light” passa a Strasburgo con 458 voti a favore, 103 contrari e 63 astensioni. Dunque una bocciatura trasversale, da destra a sinistra, verso i controlli indiscriminati delle piattaforme tecnologiche (per lo più americane) sui messaggi dei cittadini europei: malgrado lo scopo sia combattere gli abusi sessuali online a danno dei minori. Il Consiglio Ue ha reagito facendo saltare i negoziati del trilogo. Ovvero: meglio nessun controllo, rispetto alla versione alleggerita del parlamento Ue.L'articolo Chat control, l’Europa si spacca sulla sorveglianza di massa nel nome dei minori. Da aprile stop alla scansione dei messaggi proviene da Il Fatto Quotidiano.