Da qualche tempo l’industria del farmaco lancia alert su una nuova direttiva europea, quella sulle acque reflue, che rischia di costare salata a un settore chiave del Made in Italy, come avvertono i vertici di Farmindustria ed Egualia. A rendere pop il tema è stata Lucia Aleotti, azionista e membro del Board Menarini, che di recente l’ha definita “una tassa sulla pipì”. Ma tutti i farmaci finiscono nelle urine? Inoltre, quanto costerà la direttiva sulle acque reflue e perché le aziende produttrici la temono? LaSalute di LaPresse ha chiesto aiuto alla Società Italiana di Farmacologia (Sif).I farmaci nella pipì“La risposta alla prima domanda è no”, risponde Raffaella Sorrentino, membro del Gruppo di Lavoro Impatto ambientale dei farmaci della Sif e docente della Università di Napoli, Federico II. “Ci sono medicinali che vengono eliminati attraverso le urine, perché hanno una eliminazione di tipo renale e altri che vengono eliminati attraverso le feci, perché hanno un’eliminazione di tipo epatico. Poi gli anestetici e i prodotti volatili hanno un’eliminazione polmonare, mentre durante l’allattamento i farmaci possono essere eliminati anche attraverso il latte”. Da urine e feci poi i medicinali finiscono nelle acque reflue: “Alcuni ormoni o farmaci di natura proteica – puntualizza la specialista – vengono molto spezzettati dal nostro organismo e non li ritroviamo più. Altri, proprio per avere un’efficacia duratura, devono resistere nel nostro organismo per poi essere eliminati” attraverso urine o feci.Su questo tema si inserisce anche Giovanna Paolone, coordinatrice dello stesso Gruppo di Lavoro Sif e docente all’Università di Verona, che sottolinea come la presenza di residui di farmaci nell’ambiente sia una questione ormai consolidata, da affrontare con un approccio scientifico e proporzionato, tenendo conto del ruolo essenziale dei medicinali per la salute pubblica.Le richieste della direttiva Ue e l’impatto sulle impreseProteggere l’ambiente è fondamentale, premette Sorrentino. Ma “è abbastanza singolare pensare che l’impatto ambientale dei farmaci sia ascrivibile quasi esclusivamente alle aziende farmaceutiche e cosmetiche europee. Di fatto il medicinale è sì un introito per le imprese, ma viene utilizzato per restituire salute e prolungare la vita di un individuo. E questo ritorna a vantaggio della sanità stessa e dello Stato. Poi il farmaco viene eliminato e lo troviamo negli invasi. L’azienda ha un ruolo nella produzione ed è importante che in quella fase ci sia massima attenzione a proteggere l’ambiente. La presenza di residui di farmaci nell’ambiente è però un fenomeno complesso, che richiede interventi lungo tutta la filiera”.Sul fronte economico, come evidenzia Giovanna Paolone, la direttiva europea introduce la responsabilità estesa del produttore per la rimozione dei microinquinanti nelle acque reflue, con stime di costo ancora discordanti: si va da circa 1,2-1,4 miliardi di euro l’anno secondo il Joint Research Center dell’Ue a 5 miliardi secondo alcune proiezioni nazionali, fino a 11 miliardi secondo associazioni di settore. La normativa prevede comunque esenzioni per i produttori con quantitativi limitati o per sostanze rapidamente biodegradabili. Come evidenzia Paolone, “si tratta di una sfida che richiede un equilibrio tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica, oltre a un impegno condiviso tra industria, istituzioni e comunità scientifica”.Insomma, “il monitoraggio delle acque reflue è fondamentale ed è importante realizzare impianti di depurazione sempre più performanti, perché ad oggi solo il 20% dei microelementi viene trattenuto, mentre il resto lo ritroviamo in fiumi, laghi e mari altamente diluiti”, sottolinea Raffaella Sorrentino.Cosa possiamo fare per proteggere l’ambiente?Anche i cittadini possono fare la loro parte per tutelare l’ambiente. “Il farmaco – raccomanda Sorrentino – va assunto dietro indicazione del medico, non per un ‘fai da te’. Ma deve essere anche smaltito in maniera corretta: non gettato nella spazzatura, ma portato negli appositi contenitori presso le farmacie”.Infine una buona notizia: “La farmacologia di precisione ci aiuterà a evitare di assumere farmaci inutilmente”, conclude Sorrentino. A vantaggio della nostra salute e di quella dell’ambiente.Questo articolo Farmaci e acque reflue, tutta la verità sulla ‘tassa sulla pipì’ proviene da LaPresse