Col progetto di 'occupazione' dello Spazio di Musk si rischia la sindrome di Kessler

Wait 5 sec.

AGI - L’Accademia Nazionale dei Lincei ha inviato alla Federal Communications Commission (FCC) statunitense un commento formale in cui esprime "grave preoccupazione" per la proposta di Elon Musk di realizzare SpaceX Orbital Data Centers. Il progetto prevede il lancio di circa un milione di satelliti in orbita bassa (500-2.000 km). Ogni satellite da una tonnellata monterebbe pannelli solari per 100 GW totali – 100 volte una centrale idroelettrica italiana – producendo 1.000 TWh annui di potenza AI, collegati via laser a Starlink. Ma i rischi secondo i Lincei sono una bomba a orologeria cosmica. Gli eredi di Galileo, infatti, avvertono che un progetto del genere stravolgerebbe l’ecosistema delle orbite basse. Oggi contiamo 40.000 oggetti tracciabili oltre i 10 cm, tra cui 15.000 satelliti attivi (9.982 solo Starlink) e 11.270 detriti catalogati; a questi si aggiungono circa 1,2 milioni di frammenti oltre 1 cm e 50.000 oltre 10 cm non tracciabili, 'proiettili invisibili' letali che viaggiano a 28.000 km/h.I rischi con un milione di nuovi satellitiChe rischi concreti si correrebbero se in orbita ci fosse un milione di nuovi satelliti? Il maggiore e potenzialmente devastante è la cosiddetta sindrome di Kessler, l’effetto domino teorizzato nel 1978 dall'astrofisico NASA Donald J. Kessler: se un detrito (anche piccolo pochi cm) urta un satellite a circa 28.000 km/h lo frantuma in migliaia di frammenti. Queste schegge, disperse in orbite vicine, colpiscono altri oggetti (satelliti, stazioni spaziali), creando nuova "munizione" letale: si ha un effetto domino esponenziale che genera sempre più detriti, saturando l'orbita e rendendola inaccessibile per decenni, azzerando GPS, internet satellitare e missioni spaziali.Impatto su astronomia e climaMa non è l'unico problema, seppure in concreto è potenzialmente il più drammatico. Come spigano i Llncei, i satelliti 'brillanti' eclisserebbero le stelle visibili, 'distruggendo' il cielo notturno per telescopi ottici. Emissioni radio e infrarosse interferirebbero con radiotelescopi e sensori.E non è finita: un milione di tonnellate di carburante annuo scaricato in stratosfera potrebbe alterare il clima in modi ignoti. “Lo spazio è un bene comune dell’umanità”, tuonano i Lincei, chiedendo un’analisi indipendente affidata all’Astronomy and Astrophysics Advisory Committee e un dialogo aperto con SpaceX.I rischi di vulnerabilità e l'assenza di una giurisdizioneI dubbi sollevati dai Lincei si aggiungono a quelli già espressi da molti esperti sulla cyber-vulnerabilità dei data center orbitali SpaceX. Questo in effetti è un punto critico del progetto: i server in orbita, gestiti da un'azienda privata, conterrebbero dati mondiali sensibili (AI training, cloud enterprise, finanza, sanità), ma sarebbero fisicamente irraggiungibili per manutenzione o sequestri terrestri. Un attacco hacker remoto – tramite malware, credenziali compromesse o jamming/spoofing satellitare – potrebbe compromettere l'intera 'costellazione' senza possibilità di intervento fisico immediato. Esperti notano che l'isolamento fisico riduce sabotaggi low-tech, ma l'attack surface cyber  (o superficie di attacco), l'insieme di tutti i punti vulnerabili, resta invariata o peggiora. Non da ultimo, le implicazioni geopolitiche: un 'cloud orbitale' fuori da ogni giurisdizione nazionale solleva allarmi su sovranità dati e militarizzazione dello SpazioI tempi previsti per realizzare il progettoLa FCC ha accolto la domanda di Elon Musk per il suo progetto a febbraio 2026 per consultazione pubblica, chiusa in questo mese di marzo. SpaceX prevede di realizzare i suoi Orbital Data Centers (ODC) in più fasi, legate principalmente allo sviluppo di Starlink V3 e al razzo Starship, anche se non esiste una timeline ufficiale rigida a causa di variabili regolatorie e tecniche.Timeline e prototipi operativiI primi satelliti Starlink V3, che fungeranno da base infrastrutturale per il computing orbitale, potrebbero essere lanciati nella prima metà del 2026 con Starship, iniziando con gruppi di 60 satelliti per testare le capacità di calcolo AI. L'approvazione FCC è attesa tra il 2026 e il 2027, ma resta incerta per le obiezioni di aziende come Amazon (principalmente per motivi competitivi e regolatori espressi in una petizione di 17 pagine inviata alla FCC il 6 marzo 2026) o di esperti e scienziati tra cui L'accademia dei Lincei e altri che sono preoccupati soprattutto per l'impatto orbitale. Per la fine del 2026 o il 2027 sono ipotizzati i primi prototipi operativi: da 100 a 1.000 satelliti per workload AI di test, potenzialmente con partner come xAI. I servizi commerciali iniziali, con una costellazione parziale di 10.000-100.000 satelliti, slitterebbero al 2028-2029..