Torna alla luce una domus imperiale romana nell'antica Saepinum

Wait 5 sec.

AGI - Torna alla luce  nel Parco archeologico di Sepino (antica Saepinum) una domus romana di epoca imperiale di eccezionale rilievo, caratterizzata da un ingresso monumentale affacciato sul decumano, una delle principali strade della città romana, orientata in direzione est-ovest, e interessata da numerose trasformazioni nel corso del tempo. Una scoperta che restituisce un'immagine più articolata e dinamica dell'antica Saepinum, l'area situata nella località di Altilia in provincia di Campobasso, tra i più suggestivi parchi del Sistema museale nazionale. Le indagini condotte tra il 2023 e il 2025, sostenute anche da finanziamenti del ministero della Cultura stanno portando alla luce nuovi contesti urbanistici e monumentali, fondamentali per ricostruire la storia e l'evoluzione della città nel corso dei secoli.La scoperta della domus romana di epoca imperiale giunge a seguito di scavi, effettuati grazie sia ai fondi di Sviluppo e Coesione, sia ai finanziamenti del ministero della Cultura, tramite la Direzione generale Musei, che si sono concentrati in particolare nel settore urbano di Porta Bojano, dove - ricorda il Mic in una nota - a metà degli anni Cinquanta il soprintendente Valerio Cianfarani aveva condotto le prime indagini sistematiche. La domus e la vita quotidiana a SaepinumL'edificio restituisce un articolato palinsesto architettonico che documenta una lunga continuità di vita, dalla prima età imperiale fino al VI secolo d.C., ampliando in modo significativo le prospettive di ricerca sulla città. I limiti della struttura si estendono oltre l'attuale area di scavo, confermando le dimensioni monumentali già suggerite dalle indagini geofisiche. Proprio per questo, spiega il ministero, il settore sarà oggetto di ulteriori indagini nella prossima campagna di scavo, con l'obiettivo di definire con maggiore precisione l'estensione della dimora e la sua organizzazione. La dimora testimonia l'adozione di modelli abitativi di alto livello, analoghi a quelli documentati nelle principali città romane dell'Italia centrale: le fasi più antiche del complesso sono documentate da antefisse architettoniche e ceramiche di età augustea e tiberiana, che indicano l'alto livello della residenza nel I secolo d.C. Nella piena età imperiale e fino al III secolo d.C. prevalgono invece ceramiche comuni e sigillate africane d'importazione, a conferma dell'inserimento di Saepinum nei circuiti commerciali del Mediterraneo. Nella tarda antichità, tra IV e VI secolo d.C., i materiali segnalano un cambiamento nell'uso degli ambienti, destinati ora ad attività produttive o di stoccaggio. Accanto alle monete, il repertorio dei piccoli oggetti restituisce uno spaccato della vita quotidiana: lucerne in terracotta, un raro bruciaprofumi anch'esso in terracotta, piccoli contenitori ceramici e oggetti personali in bronzo, tra cui anelli e una piccola chiave di scrigno. Di particolare rilievo è, inoltre il recupero di un grande contenitore in piombo appartenente a un sofisticato sistema domestico per il riscaldamento dell'acqua: il recipiente, di forma cilindrica, è decorato in rilievo con motivi solari stilizzati e teste di Gorgone. La scoperta, insieme ai frammenti di tubature e valvole rinvenuti nello scavo, offre, afferma il Mic, una rara testimonianza delle tecnologie idrauliche utilizzate nelle residenze di alto livello del mondo romano. Il quadro storico si è ulteriormente arricchito durante la campagna del 2025 con il recupero di frammenti architettonici in marmo e di un'importante iscrizione onoraria risalente al 139 d.C., durante il regno dell'imperatore Antonino Pio. L'epigrafe testimonia un intervento della casa imperiale in città, confermando il legame privilegiato tra Saepinum e l'amministrazione centrale dell'Impero.Scavi nel foro e altre scoperteGrazie ai fondi stanziati dal ministero della Cultura, attraverso la Direzione generale Musei, per le campagne di scavo archeologico su tutto il territorio nazionale, sono inoltre ripresi, dopo oltre venti anni, gli scavi nel Foro, nell'area retrostante il cosiddetto Arco dei Nerazi. Le indagini e lo studio tridimensionale dei numerosi elementi architettonici presenti nell'area - circa quattrocento blocchi lapidei - stanno permettendo di approfondire la conoscenza del complesso monumentale di età imperiale e delle strutture più antiche: le ricerche stanno facendo luce sul passaggio dall'insediamento sannitico di età ellenistica (II-I secolo a.C.) alla progressiva formazione della città romana. Accanto alle canalizzazioni della rete fognaria sono emersi ambienti e vasche riconducibili a un edificio produttivo di età tardo-repubblicana, probabilmente destinato alla lavorazione della lana. Ulteriori risultati provengono infine dalle indagini archeologiche condotte nell'ambito dei lavori del Pnrr per lo scavo e il ripristino dell'accessibilità del cardo massimo presso Porta Terravecchia: il cardo era la principale strada della città romana orientata in direzione nord-sud e le ricerche hanno permesso di ricostruire la sequenza stratigrafica dell'asse viario, documentandone la continuità d'uso anche nelle fasi successive alla fine dell'età antica. Una testimonianza particolarmente significativa è rappresentata dal rinvenimento di un tesoretto di monete databile al V secolo d.C., scoperto in un livello riferibile alla fase di occupazione bizantina della città.Dichiarazioni e prospettive futurePer Massimo Osanna, direttore generale Musei, "i risultati delle ricerche a Saepinum confermano l'importanza della ricerca archeologica come strumento fondamentale di conoscenza. Le nuove evidenze consentono non solo di acquisire dati inediti sulla storia della città, ma anche di restituire aspetti concreti della vita quotidiana e delle trasformazioni del paesaggio urbano nel corso dei secoli. Interventi come questo sono resi possibili anche grazie ai finanziamenti destinati alle campagne di scavo archeologico sul territorio nazionale, che permettono di sostenere in modo continuativo la ricerca e di ampliare le conoscenze sul nostro patrimonio. Questo avanzamento degli studi offre basi più solide per rafforzare i percorsi di valorizzazione del sito e per rendere sempre più consapevole e articolato il racconto di uno dei luoghi più significativi dell'archeologia italiana". Il direttore del Parco archeologico di Sepino, Enrico Rinaldi, osserva che "le recenti campagne di scavo stanno restituendo risultati di grande rilievo scientifico, permettendo di approfondire la conoscenza della città antica e delle sue trasformazioni nel lungo periodo. Le nuove scoperte confermano il ruolo centrale di Saepinum nella rete urbana dell'Italia romana e aprono nuove prospettive per lo studio e la valorizzazione del sito".