È stato presentato oggi il Padiglione Centrale ai Giardini della Biennale completamente riqualificato. L’intervento è stato realizzato grazie ai finanziamenti pubblici dello Stato italiano stanziati dal Ministero della Cultura nell’ambito del Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari (PNC) al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), destinati al “Progetto di sviluppo e potenziamento delle attività della Biennale di Venezia in funzione della creazione di un polo permanente di eccellenza nazionale e internazionale”. La progettazione definitiva ed esecutiva, nonché il percorso autorizzativo, così come il completamento dei lavori, sono stati compiuti in tempi stretti e in ottemperanza alle milestones fissate dal Piano Nazionale Complementare al PNRR.Folla in visita al Padiglione centrale ai Giardini della Biennale di Venezia, appena riqualificato. (Foto Elisa La Borla/LaPresse)Brugnaro: “Sono filo-ucraino, ma non siamo in guerra con il popolo russo”All’inaugurazione ha partecipato il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che è stato sollecitato dalla stampa sulle polemiche che hanno coinvolto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, contrario alla presenza di un padiglione russo alla Biennale. “Questa è una città libera, io sono filo ucraino da sempre, lo sanno tutti”, ha affermato il sindaco. “Non c’è dubbio che c’è uno stato che ha aggredito e un altro che è stato aggredito. Mai la Biennale sarà un palcoscenico, diamo la possibilità ai popoli di dialogare. Noi non siamo in guerra con nessuno, tanto meno con il popolo russo. I popoli hanno sempre ragione, noi a Venezia facciamo diplomazia e apertura. Continueremo a stringere le mani e le braccia a tutte le persone che vengono in pace. La pace si crea così”. Il governatore veneto Stefani: “L’arte sia occasione di dialogo e pace”Il capo del dicastero della Cultura ha deciso di non partecipare all’inaugurazione. Un’assenza pesante che è stata commentata dal presidente di Regione Veneto, Alberto Stefani, presente allo svelamento del Padiglione Centrale riqualificato. “Spiace che non ci sia il ministro Giuli? Io sono qui per la Biennale, per il territorio e la Regione. Sono convinto che anche il ministro verrà qui nei prossimi giorni, nelle prossime occasioni, e che non mancherà l’apporto del governo alla Biennale”. Ai giornalisti che gli hanno domandato se c’è un punto di mediazione, ha risposto: “Credo che l’arte non debba essere la scusa per fare la guerra o per lo scontro, ma deve essere un’occasione di pace. Questo deve essere uno spazio libero. Ho più volte ribadito la mia posizione: nessuno è qui a fare questioni di carattere geopolitico, ma per dare spazio all’arte”. I lavori dietro alla riqualificaIl progetto si inserisce nel programma del Ministero della Cultura denominato “Grandi Attrattori Beni Culturali” e rientra nel più ampio programma di sviluppo e potenziamento delle attività della Biennale di Venezia, il quale prevede una serie di interventi articolati in 22 opere, che interessano edifici e aree di proprietà del Comune di Venezia, situati nei Giardini della Biennale, all’Arsenale di Venezia, al Lido di Venezia, a Forte Marghera e al Parco Albanese (Bissuola). Gli interventi sono realizzati dalla Biennale di Venezia e dal Comune di Venezia, in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Venezia, nell’ambito di un programma finalizzato alla valorizzazione e al rafforzamento delle infrastrutture culturali destinate alle attività della Biennale. I lavori, iniziati nel dicembre 2024 e conclusi nel marzo 2026, hanno rispettato il cronoprogramma, con una durata complessiva di 16 mesi e un investimento complessivo di 31 milioni di euro.La riqualificazione del Padiglione rappresenta uno degli interventi più complessi del programma di rinnovamento delle infrastrutture della Biennale, sia per l’importanza dell’edificio sia per i tempi particolarmente contenuti di realizzazione. La direzione dei lavori è stata affidata all’ingegnere Massimiliano Milan. Immediatamente dopo la presentazione, inizieranno le attività di allestimento del Padiglione in vista della Biennale Arte 2026, ospitando la mostra In Minor Keys di Koyo Kouoh, che aprirà al pubblico il prossimo 9 maggio e resterà aperta fino al 22 novembre 2026.Gli interni del Padiglione centrale ai Giardini della Biennale di Venezia dopo la ristrutturazione. (Foto Elisa La Borla/LaPresse)All’interno, gli spazi espositivi sono stati riorganizzati in modo chiaro e leggibile: il nucleo centrale dell’edificio è accessibile attraverso la Sala Chini, che diventa il principale snodo distributivo. Intorno si sviluppa una corona di spazi di servizio al pubblico – bookshop, caffetteria, sala didattica e spazi tecnici – progettati in maniera distinta dalle sale. Le sale espositive sono ambienti neutri e flessibili, veri e propri white box in grado di accogliere allestimenti temporanei. Tutti gli impianti tecnici sono integrati all’interno dell’involucro edilizio e nascosti dietro le nuove pareti, liberando completamente gli spazi.Tra gli elementi storici che caratterizzano il Padiglione, particolare attenzione è stata dedicata nel progetto di riqualificazione agli infissi progettati da Carlo Scarpa, restaurati e ricollocati. Inoltre, la Sala Brenno del Giudice è stata ridisegnata secondo le forme spaziali del progetto per la caffetteria del 1928, mentre sono state ripristinate le aperture che si affacciano sulla terrazza lungo il Canale. L’intervento supera la logica del restauro conservativo per orientarsi verso una re-invenzione critica del Padiglione. Attraverso un approccio stratigrafico alla storia dell’edificio, si valorizza la serialità e l’essenzialità dell’architettura, preservando la memoria delle diverse fasi costruttive ma liberandola dalle superfetazioni e dagli elementi incongrui. Il progetto dimostra come il riuso possa essere un atto creativo, non nostalgico: seleziona, ordina e interpreta le diverse fasi della storia del Padiglione per costruire una nuova unità architettonica capace di rispondere alle esigenze contemporanee della Biennale.Le porte che danno sui Giardini della Biennale. (Foto Elisa La Borla/LaPresse)Tra gli interventi più riconoscibili vi è la realizzazione di due nuove strutture esterne, ispirate alle altane veneziane, collocate in corrispondenza della caffetteria e della sala polifunzionale. Queste strutture leggere introducono un elemento di apertura che connette il Padiglione al paesaggio dei Giardini, senza competere con la massa muraria esistente. Realizzate in legno lamellare carbonizzato e pannelli X-LAM, le altane rappresentano un gesto progettuale consapevole che dialoga con Venezia e con la sensibilità progettuale di Carlo Scarpa. La nuova architettura del Padiglione è concepita come un sistema unitario in cui struttura, luce naturale, fotovoltaico, ventilazione e oscuramento diventano un unico organismo. Tutti gli impianti tecnici sono completamente nascosti dietro pareti e copertura, liberando le sale da ogni ingombro. I nuovi lucernari, realizzati con vetro fotovoltaico e vetro diffondente, garantiscono illuminazione naturale uniforme e contribuiscono alla produzione energetica. Alcuni moduli apribili garantiscono la ventilazione, mentre tende motorizzate consentono il completo oscuramento. Lo spazio resta nudo, essenziale, flessibile ed efficiente, dove la qualità architettonica è protagonista e la sostenibilità è integrata in ogni elemento.I Giardini di Castello: una storia nata a inizio OttocentoSituati nella parte orientale di Venezia, i Giardini di Castello costituiscono la sede storica delle attività espositive della Biennale. L’area nasce nell’ambito del piano di riassetto urbano promosso da Napoleone nel 1807, su progetto dell’architetto Gian Antonio Selva.Nel 1895 i Giardini ospitano la prima Esposizione Internazionale d’Arte della città di Venezia, avvenimento che segna l’inizio della storia della Biennale. Il successo delle prime edizioni – oltre 200.000 visitatori nel 1895 e più di 300.000 nel 1899 – porta alla costruzione dei padiglioni nazionali a partire dal 1907. Oggi i Giardini ospitano 29 padiglioni stranieri immersi nel verde, realizzati in epoche diverse, che costituiscono una significativa antologia dell’architettura del Novecento. Tra gli architetti coinvolti figurano Alvar Aalto, Josef Hoffmann, Gerrit Thomas Rietveld, Sverre Fehn, il gruppo BBPR, James Stirling e Carlo Scarpa.Il Padiglione Centrale, originariamente denominato Palazzo Pro Arte, viene costruito tra il 1894 e il 1895 per ospitare la prima Esposizione Internazionale d’Arte. L’edificio nasce dalla trasformazione di costruzioni preesistenti, tra cui la Cavallerizza progettata da Tommaso Meduna e il Palazzo dei Concerti dell’esposizione del 1887. Il progetto fu realizzato dall’ingegnere municipale Enrico Trevisanato, mentre la facciata venne disegnata dal pittore Marius De Maria.Un affaccio sui Giardini della Biennale di Venezia. (Foto Elisa La Borla/LaPresse)Nel corso del Novecento il Padiglione subisce numerosi interventi: nel 1909 Galileo Chini affresca la cupola della sala ottagonale d’ingresso; nel 1914 Guido Cirilli modifica la facciata; nel 1932 Duilio Torres trasforma il Palazzo Pro Arte nel Padiglione Italia. Numerosi altri progetti – tra cui quelli di Ernesto Basile, Daniele Donghi, Carlo Scarpa, Giò Ponti, Louis Kahn e Francesco Cellini – contribuiscono all’evoluzione architettonica dell’edificio, molti dei quali non realizzati.Nato come spazio unitario e internazionale, l’edificio diventa nel Novecento Padiglione Italia, pur continuando a ospitare la grande mostra collettiva della Biennale, in equilibrio tra rappresentanza nazionale e vocazione universale. Con la progressiva crescita dei padiglioni stranieri ai Giardini, esso mantiene il ruolo di fulcro espositivo dell’intera manifestazione. La svolta avviene nel 1999 con Harald Szeemann e l’introduzione del modello della Mostra Internazionale come progetto unitario, affidato a un curatore nominato dalla Biennale, e non più concepito come somma di partecipazioni. Da quel momento si definisce con chiarezza la distinzione tra mostra centrale e padiglioni nazionali, e l’edificio assume pienamente la funzione di spazio della mostra del curatore, sede di un discorso autonomo rispetto alle rappresentanze statali.Il successivo cambio di denominazione in Padiglione Centrale (tra il 2009 e il 2011) sancisce definitivamente questa trasformazione, riconoscendo all’edificio il ruolo di cuore della mostra internazionale. L’area dei Giardini misura circa 51.000 metri quadrati, mentre la superficie del Padiglione Centrale è di circa 5.450 metri quadrati.Questo articolo Biennale Arte, a Venezia presentato il Padiglione Centrale ai Giardini riqualificato proviene da LaPresse