“L’opas di Poste su Tim segna con il ritorno dello Stato azionista l’epilogo più coerente di una storia societaria che è in parte anche un storia del capitalismo italiano. Una integrazione tra una società a controllo pubblico, sana e solida, e un operatore che si è negli ultimi anni riorganizzato attraverso una veste più leggera, certo senza più la rete infrastrutturale, ma focalizzato sui servizi alle imprese e consumatori e le nuove frontiere tecnologiche”. Cosi a LaPresse Luca Picotti, avvocato e saggista, membro dell’Osservatorio Golden Power.Luca Picotti, Osservatorio Golden Power“Non è un caso – dice Picotti- che tra gli obiettivi dell’opas di Poste vi sia una forte valorizzazione degli asset strategici: data center, AI, cyber-security, sistemi intelligenti. Un’operazione che è anche una fotografia di questi tempi e della volontà di costruire campioni nazionali per affrontare sfide strategiche in cui finanza, digitale, innovazione, resilienza e sicurezza si fondono in un unico ecosistema. L’elemento centrale che va sottolineato è il ruolo dello Stato”.“Telecom rientrerà nel perimetro del sistema-Italia”Infatti – sottolinea Picotti-“alla fine anche Telecom, dopo quasi trent’anni di travagliata storia privata, rientrerà in toto nel perimetro della forma principale del sistema-Italia post privatizzazioni: quella dello Stato azionista, ove il controllo pubblico, attraverso una partecipazione di maggioranza relativa, si accompagna alla forma giuridica privata della società, ossia una s.p.a., e alla presenza di investitori privati attenti ad una gestione più efficiente, oltre che spesso a regole di Borsa finalizzate alla trasparenza e alla tutela del mercato. Si tratta della formula che più si è adattata al sistema Italia, sino a diventarne elemento strutturale, interessando non a caso le maggiori imprese leader, da Eni a Enel, da Leonardo a Fincantieri“.“Privatizzazione Telecom caso di scuola di cessione fallimentare”Per Picotti “la privatizzazione di Telecom è stata, assieme a quella di Autostrade o Alitalia, un caso di scuola di cessione fallimentare, proprio in letteratura. Un susseguirsi di operazioni a debito e passaggi di controllo, nella cornice di un progressivo declino esemplificativo non solo dell’assenza di strategia con cui si è arrivati alla privatizzazione – finalizzata sostanzialmente a fare cassa per ridurre il debito del Paese – ma anche dell’inadeguatezza dell’imprenditoria privata italiana, che non è stata in grado di valorizzare la società con una politica aziendale di lungo termine”.Passaggio dopo passaggio l’analisi di Picotti è che “si è arrivati così all’ultima gestione, quella di Vivendi, una avventura travagliata sin da subito, sul fronte politico, strategico, economico e giuridico, tra golden power del 2017, contenziosi sulla cessione della rete e problemi di governance. La cessione dei francesi a Poste della propria quota è stata un primo passo”. Questa opas – sottolinea Picotti- “è l’epilogo più coerente. Operazione golden power-compliant, tutta nazionale, ambiziosa negli obiettivi e nelle sfide tecnologiche e all’insegna della formula che, al netto di tutte le contraddizioni, più ha funzionato in Italia: in caso di successo dell’Opas, infatti, lo Stato azionista controllerà, per il tramite di Mef e Cdp, delle Poste solide con in pancia uno dei più importanti operatori di telecomunicazioni”.“Un ritorno allo Stato, non più imprenditore, ma azionista e sempre più strategicamente coinvolto nelle grandi operazioni per il sistema-Paese”, conclude Picotti.Questo articolo Tim, l’esperto su Opas di Poste: “Ritorno a Stato azionista, epilogo coerente” proviene da LaPresse