La ricerca sulle potenzialità delle sostanze psichedeliche fa un passo avanti grazie a uno studio italiano pubblicato sul ‘Journal of Medicinal Chemistry’. In pratica, il team di ricercatori ha modificato il principio attivo dei funghi allucinogeni per curare la depressione e altri disturbi senza ‘sballo’. Nel mirino degli scienziati la psilocina, forma attiva della più nota psilocibina. “I nostri risultati suggeriscono che gli effetti psichedelici e l’attività serotoninergica della psilocina potrebbero essere separabili. Questo apre la strada allo sviluppo di nuovi farmaci che mantengano l’attività biologica utile, riducendo al tempo stesso gli effetti allucinogeni”. Spiega Andrea Mattarei, docente di Chimica Farmaceutica al Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Padova e corresponding author dello studio.La psilocibina e gli studi su ansia e depressioneFacciamo un passo indietro: la psilocibina è una sostanza psichedelica naturale presente in alcuni funghi. Viene studiata fin dagli anni ’70 per il trattamento di disturbi neuropsichiatrici come depressione, ansia e dipendenze. Ma gli effetti allucinogeni ne hanno ostacolato l’impiego. Qualche mese fa in Italia è partito uno studio coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità su 68 pazienti con depressione resistente, trattati con psilocibina in un contesto rigorosamente controllato e supervisionato. D’altra parte negli ultimi anni diversi studi clinici condotti nel mondo hanno evidenziato che questa sostanza può produrre effetti antidepressivi rapidi e duraturi, con miglioramenti clinici significativi e persistenti.Ora il team di Andrea Mattarei e Sara De Martin dell’Università di Padova con Paolo Manfredi di NeuroArbor Therapeutics ha proposto una soluzione differente: versioni modificate della psilocina ‘disegnate’ per rilasciare il composto nel cervello in modo più lento e controllato. La nuova ricerca sulla depressioneLa ricerca è stata finanziata da MGGM Therapeutics, in collaborazione con NeuroArbor Therapeutics Inc. Gli studiosi di Padova hanno sintetizzato cinque nuovi derivati della psilocina e ne hanno valutato stabilità, assorbimento e attività biologica. In particolare un composto – denominato 4e – si è dimostrato il candidato più promettente grazie alla capacità di rilasciare psilocina in modo graduale, mantenendo una forte attività sui recettori della serotonina. In test preliminari sui topi queste molecole hanno anche mostrato effetti psichedelici significativamente ridotti rispetto alla psilocibina di grado farmaceutico. Per Mattarei i risultati “dimostrano la possibilità di sviluppare derivati della psilocina capaci di mantenere l’attività sui recettori serotoninergici, riducendo gli effetti acuti di alterazione della percezione. Saranno necessari ulteriori studi per comprendere meglio il meccanismo d’azione di queste molecole e valutarne pienamente il potenziale terapeutico e la sicurezza nell’uomo”. Ma la strada appare segnata.Questo articolo Curare la depressione senza ‘sballo’, ecco la psilocibina modificata proviene da LaPresse