“Per la prima volta non andrò a votare”. A scriverlo sulla propria pagina Facebook è Iacopo Melio, consigliere regionale toscano del Pd con disabilità motoria in carrozzina che alle elezioni regionali toscane del 2020 è stato il più votato nel collegio Firenze 1 contribuendo alla vittoria di Giani contro l’avversaria Ceccardi.Melio ieri domenica 22 marzo ha voluto spiegare il motivo per cui non si è potuto recare alle urne in occasione del Referendum costituzionale sulla giustizia, raccontando che, alla sua condizione, “da mercoledì si è aggiunta una bruttissima influenza con i miei conseguenti problemi respiratori”. Motivo che lo ha costretto a restare a casa, evidenziando la questione del mancato diritto di suffragio a domicilio in casi particolari di sopraggiunti gravi problemi di salute a pochissimi giorni a ridosso delle votazioni che colpiscono le persone che già vivono condizioni di grave fragilità. Va detto che la legge italiana garantisce il diritto al voto assistito a domicilio in determinate circostanze e con una richiesta anticipata fra il 40° e il 20° giorno antecedente la data di votazione. Voto in casa previsto “in favore degli elettori affetti da gravissime infermità che si trovino in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali tali da impedirne l’allontanamento dall’abitazione”.Il caso specifico sollevato dal fondatore della onlus Vorrei prendere il treno è significativo e rende nota una criticità nel sistema organizzativo che ne impedisce nei fatti di esercitare il diritto al suffragio a domicilio. Melio ha ricordato di aver già votato in condizioni estremamente complesse come quando “ho votato con la mascherina il 20 settembre 2020, uscendo nonostante l’alto rischio Covid”, oppure quando “ho perfino votato alle politiche del 25 settembre 2022 dal Centro Don Gnocchi di Firenze, dove ero ricoverato un mese dopo l’operazione della tracheostomia”.Il consigliere Pd che si occupa in particolare di diritti, libertà e parità ha messo nero su bianco che “stavolta non ce la farò e allora ho deciso di raccontarlo per tre motivi”. “Il primo è la trasparenza: ho un impegno verso oltre 11.000 cittadine e cittadini che mi hanno dato fiducia permettendomi di entrare nel Consiglio regionale della Toscana, perciò da rappresentante delle Istituzioni ritengo doveroso che si sappia”. Melio aggiunge che “il secondo (motivo, ndr), per provare a far tacere (e lo dico senza inutili pietismi) questo sottofondo di senso di colpa perché resterò sempre un cogl**ne di idealista che crede nella gentilezza di una matita indelebile come l’antifascismo” e “poi il terzo, quello forse più importante: perché non lo trovo giusto (non far votare da casa le persone con gravi disabilità con improvvisi peggioramenti di salute, ndr) , per me ma soprattutto per troppe altre persone che vorrebbe esercitare a pieno un loro diritto”.Nel suo messaggio su Facebook ricorda come la legge preveda il voto a domicilio se ci sono “condizioni di intrasportabilità” e che “solo in questi casi occorre presentare domanda scritta al proprio Comune con un Certificato medico della ASL che attesti ‘la grave infermità’, e la conseguente impossibilità di lasciare l’abitazione, spesso almeno 60 giorni prima del voto”. Ma ci sono ulteriori condizioni che dovrebbero in ogni caso essere prese in considerazione per garantire la piena attuazione del diritto al suffragio. “Tutto giusto”, aggiunge Melio, “ma dovremmo includere anche le situazioni borderline come la mia, in cui oggi stai bene, domani benino e fra tre giorni potresti ritrovarti un po’ di tosse a rischiare il calzino prima di poter vedere i tuoi oppositori politici godersi la pensione”.Ultimo ma altrettanto importante aspetto che Melio ha evidenziato è un pensiero rivolto agli assistenti personali delle donne e uomini con disabilità. “Quando inizieremo a pensare davvero ai caregiver?”, ha scritto, “perché quello dei miei genitori di poter andare a votare a turno, assistendomi in modo alternato, è un lusso che non tutte e tutti possono permettersi. Magari perché si è soli o magari perché occorre una doppia presenza”. Il post termina con una considerazione finale. “Mi si dirà che in questi casi ‘ci sono altre priorità’, eppure non sono d’accordo perché chi vive una disabilità o una malattia, direttamente o indirettamente, ha il diritto e il dovere di scegliere quelle politiche che ritiene più rispettose delle sue necessità proprio per provare a cambiare determinate condizioni”.L'articolo Referendum, Melio (Pd): “Per la prima volta non voterò”. Il caso rivela i limiti del voto a domicilio proviene da Il Fatto Quotidiano.