Il petrolio, certo. E quindi la benzina e il gasolio. Ma la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz per la guerra tra Usa, Israele e Iran non provocherà soltanto rincari del carburante per il trasporto delle merci. Perché i prodotti che acquistiamo nei negozi arrivano a destinazione via camion, nave o aereo. E quindi gli aumenti dei prezzi si rifletteranno su tutte le merci trasportate, creando un’ondata inflazionistica che colpirà in primo luogo il cibo deperibile. Ma il blocco ha portato anche alla penuria di elio, il gas che si usa in medicina ma che serve anche serve a raffreddare le apparecchiature utilizzate per la produzione di semiconduttori. E questo è soltanto uno degli effetti a catena sui prezzi di beni e servizi. Lo stretto di Hormuz, il cibo e i fertilizzantiTra i primi prezzi al consumo destinati ad aumentare ci sono i prodotti alimentari deperibili. Carne, latticini, frutta e verdura vengono trasportati e il costo del carburante conta nel formare il prezzo finale al consumatore. Poi, spiega la Cnn, ci sono anche i fertilizzanti. Il Medio Oriente infatti è uno dei primi fornitori mondiali di urea, una forma di azoto cristallizzato usata nei fertilizzanti a livello mondiale. Circa il 35% dell’urea mondiale e oltre il 20% dei fertilizzanti globali transitano attraverso lo Stretto di Hormuz. Un rincaro del prodotto inizierà a colpire prima di tutto gli agricoltori (tra cui quelli americani) anche perché nel frattempo si avvicina la stagione della semina.L’elio e l’alluminioSecondo l’ US Geological Survey oltre un quarto del gas elio mondiale proviene dal Qatar e transita attraverso lo Stretto di Hormuz. Questa penuria si è già riflessa sui prezzi, secondo l’emittente americana: nei negozi di articoli per feste chiedono prezzi esorbitanti per gonfiare un palloncino. Ma questo è il minimo. L’elio si usa anche per i chip. La penuria renderà smartphone e computer più costosi entro la fine del 2026. L’elio è utilizzato anche in medicina per raffreddare le macchine per la risonanza magnetica. Attualmente l’industria lo ricicla e cerca anche di reperirlo da altre fonti. Ma un aumento degli esami medici è dietro l’angolo. Anche i prezzi dell’alluminio sono cresciuti, ma stavolta per i dazi imposti da Donald Trump. Ma il 20% del materiale grezzo proviene ancora una volta dal Medio Oriente. E quindi potrebbe arrivare un ulteriore rincaro.Gas naturale, plastica e prodotti chimiciAnche i prezzi del gas naturale sono letteralmente schizzati alle stelle in Europa e in Asia, raddoppiando dall’inizio della guerra. Questo potrebbe far aumentare i prezzi in tutto il mondo e creare una maggiore domanda di gas naturale liquefatto statunitense, mantenendo i prezzi relativamente elevati per gli americani. La stessa sorte la subiranno i derivati del petrolio che diventano componenti chiave di materie plastiche, resine, polimeri e prodotti petrolchimici. Anche questi vengono prodotti principalmente dal Medio Oriente. L’ Independent Commodity Intelligence Services fa notare che la maggior parte della nafta asiatica, usata in vernici e detergenti, transita attraverso Hormuz, così come le resine e i polimeri per gli imballaggi.I farmaciPoi ci sono i farmaci. La guerra ha anche interrotto alcune rotte di trasporto aereo fondamentali, in particolare verso l’Europa. Questo è un problema perché alcuni farmaci devono essere spediti rapidamente e la chiusura dello stretto potrebbe portare a un aumento dei costi dei farmaci. Il Corriere della Sera fa anche notare che con il blocco per computer, giochi elettronici, telefoni e auto rischiano di tornare i problemi di produzione dell’uscita dalla pandemia. Con tanto di inflazione a doppia cifra. Intanto c’è chi si organizza. Gazprom per esempio ha sviluppato un impianto di produzione di elio sul fiume Amur, al confine con la Cina. Il gruppo di Mosca oggi ha il 13% del mercato mondiale. Il gas dei russi viaggia su strada verso la Cina, non passa per il mare. Così come il petrolio.I mutuiInfine, oggi la Federal Reserve e domani la Banca Centrale Europea decideranno sui tassi d’interesse. Sia Christine Lagarde che Jerome Powell dovrebbero scegliere di lasciarli invariati. Ma nel medio termine, spiega oggi La Verità, si attendono aumenti. Che si ripercuoteranno sul costo dei mutui. Per esempio l’Euribor è già cresciuto dello 0,15% e l’Eurirs dello 0,18%. «Su un mutuo di 200.000 a 20 anni», spiega al quotidiano Guido Bertolino, responsabile business development Mutuisupermarket.it, «l’aumento dello 0,15% del tasso comporta un’impennata della rata di 15,08 euro (180 euro in un anno ndr), mentre con un rialzo dello 0,18% la maggiorazione annuale sarebbe di 216 euro. Ovviamente la variazione ha un impatto immediato su chi ha già sottoscritto un prestito variabile e potrebbe riguardare dal prossimo mese chi invece dovesse stipulare un finanziamento a tasso fisso (perché gli istituti di credito normalmente adeguano il costo dei mutui all’Eurirs del mese precedente ndr)».L'articolo Non solo benzina: tutti i prezzi che aumenteranno per la guerra proviene da Open.