La Cina applicherà il piano “tariffe zero” con l’Africa

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di Alessandra Fabbretti / Dire * –Il primo maggio scatta il piano “tariffe zero”: la Cina abolisce i dazi al 100% delle importazioni provenienti da 53 delle 54 nazioni africane. Solo il piccolo regno di Eswatini resta escluso, poiché ancora non sussistono canali diplomatici ufficiali con Pechino.A confermare l’entrata in vigore del nuovo progetto tariffario, annunciato nei mesi scorsi, è stato il ministro degli Esteri Wang Yi al termine delle Due sessioni annuali: si tratta dei vertici del Congresso Nazionale del Popolo (Npc), e della Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese (Cppcc), rispettivamente l’organo legislativo e consultivo, con cui ogni anno, a marzo, Pechino definisce anche la linea di politica economica internazionale del Paese.Il piano tariffe zero, che si applicherà su ogni prodotto proveniente dall’Africa, risponde sia all’aumento dei dazi ai Paesi africani da parte degli Stati Uniti, nonché alle crescenti tensioni tra Pechino e l’amministrazione Trump, alimentate pure dalla recente guerra in Medio oriente. Wang Yi ha aggiunto che la Cina intende “incentivare gli scambi” permettendo all’Africa di “accedere alle enormi opportunità offerte dal mercato cinese” e che sono previste per il 2026 visite bilaterali con diversi leader del continente.Ma i rapporti tra il colosso orientale e il continente africano hanno radici profonde, come dimostrano i sempre maggiori investimenti e progetti di cooperazione che Pechino e il suo settore privato stringono con le varie nazioni africane. Solo nel 2025, l’interscambio ha raggiunto quasi i 350 miliardi di dollari. Pur trattandosi di una cifra record, il disavanzo supera i 100 miliardi, dal momento che 225 miliardi sono rappresentati dai prodotti cinesi acquistati dai mercati africani, mentre quelli africani hanno venduto alla Cina per 123 miliardi. L’Africa compra più di quanto vende e questo perché mentre la Cina vende prodotti finiti, l’Africa è ricercata dalle aziende cinesi principalmente per le materie prime come carbone, rame e cobalto che già sono libere da tariffe.Come ha spiegato al Deutsche Welle Marvellous Ngundu, ricercatore all’Institute of Security Studies, il piano cinese non permetterà un cambiamento immediato nelle economie di quel continente, piuttosto consentirà alla Cina di “proporsi come un partner migliore” rispetto ai tradizionali partner europei ma, soprattutto, “agli Stati Uniti”. Questi ultimi cercano di frenare il controllo di Pechino sull’isola-Stato di Taiwan e la sua crescente influenza economica globale a partire dall’Africa, ma al tempo stesso, con la seconda amministrazione Trump, hanno imposto tariffe dure ai paesi africani, smantellando l’agenzia per la cooperazione Usaid, da cui milioni di africani dipendevano per dei servizi essenziali.In questo quadro allora, più politico che economico, l’esclusione di Eswatini acquista un significato ulteriore: ultimo Paese africano a riconoscere i diritti di Taiwan e quindi a rifiutare relazioni diplomatiche con Pechino, diventa il messaggio che Pechino vuole dare al resto del mondo sulle condizioni necessarie a entrare nella partita cinese globale.* Fonte: agenzia Dire.