Bufera sulla vignetta di Nordio che taglia i magistrati con l’ascia. Pd: “Inquietante”. Fdl: “Espressione di libertà”

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Se il deputato di Avs Francesco Emilio Borrelli pubblica sui social un fotomontaggio con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni travestita da paziente psichiatrica, per Fratelli d’Italia “non è satira né critica politica”. Anzi, per il deputato di Fratelli d’Italia Antonio Baldelli, quella immagine “è semplicemente linguaggio da hater”. Se però la Camera penale di Cosenza pubblica, sul suo profilo Facebook, una vignetta del ministro della Giustizia Carlo Nordio con un’ascia in mano dopo aver tagliato in due, con tanto di schizzi di sangue, il corpo di un magistrato, mezzo pubblico ministero e mezzo giudicante, allora secondo il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Alfredo Antoniozzi “è una semplice vignetta espressione di libertà”.Ma andiamo con ordine. L’occasione per l’ennesima dichiarazione “a corrente alternata” la offre una polemica calabrese sollevata dal Partito Democratico che ha puntato il dito contro la vignetta, raffigurante il ministro della Giustizia con l’ascia in mano, pubblicata sulla propria rivista dalla Camera penale di Cosenza in piena campagna referendaria. Per il senatore del Pd Nicola Irto è una “vignetta violenta” che dimostra la “delegittimazione della magistratura”. Il parlamentare – che è anche segretario regionale del partito – parla di “deriva inquietante”. Per Irto è un “fatto grave” raffigurare magistrati “simbolicamente colpiti con un’ascia” perché “evoca una violenza istituzionale che non può trovare spazio nel dibattito pubblico di un Paese democratico”. Il confronto sulle riforme della giustizia “deve tenersi sul piano delle idee, delle norme e delle garanzie costituzionali – aggiunge il dem – Se, come in questo caso, si ricorre a immagini sull’eliminazione simbolica di una parte della magistratura, si supera il confine della satira e della campagna referendaria. È una rappresentazione violenta, sbagliata e profondamente irresponsabile”.“Da settimane – evidenzia il Pd Calabria – il dibattito sulla giustizia viene spinto su un terreno di scontro frontale e di delegittimazione delle istituzioni, anche attraverso parole durissime della presidente Giorgia Meloni, che ha attaccato senza freni la magistratura, parlando di resistenze e ostacoli alle riforme. In questo clima, la vignetta in questione alimenta tensioni e soprattutto tocca il rapporto e il rispetto fra i poteri dello Stato. Il Partito democratico della Calabria condanna con la massima fermezza questa immagine e chiede che venga immediatamente ritirata. Si torni alla responsabilità istituzionale”.“La vignetta non si ritira”, ha replicato il presidente della Camera penale di Cosenza Roberto Le Pera assieme al segretario Francesco Santelli e ai componenti del consiglio direttivo che si dicono “indignati” per quella che definiscono una strumentalizzazione. “Sulla nostra Rivista (in)Giustizia, – commentano gli avvocati – abbiamo pubblicato l’inserto dal titolo ‘Compagni di referendum’, con cui è stato espresso il rammarico rispetto a quella ‘Sinistra del No’ che, per opportunismo politico o per sudditanza al potere di alcuni magistrati, ha scelto di sfruttare l’occasione referendaria sulla pelle della giustizia. Un tema evidentemente scomodo per quella parte della sinistra che, ieri orgogliosamente promotrice della separazione del giudice dal pubblico ministero, oggi, improvvisamente rinnega la propria storia e identità”.“A questa nostra ‘chiamata’, il Pd regionale, purtroppo, non risponde con un confronto sul piano delle idee, delle norme e delle garanzie costituzionali, ma sposta il tema – continuano – Infatti, strumentalizza la vignetta in calce all’inserto, con cui la forza dell’attuale riforma sottoposta a referendum è satiricamente raffigurata dal ministro della Giustizia che, con un taglio netto, separa la magistratura, giudicante dalla requirente. Stupisce che una caricatura sulla separazione delle carriere sia, invece, eccentricamente interpretata come ‘l’eliminazione simbolica di una parte della magistratura’ finanche tale da ‘toccare il rapporto fra i poteri dello Stato’”.Ai penalisti ha risposto anche il comitato “Giusto dire No” con il suo presidente Antonio Diella secondo cui “rappresentare un magistrato fatto a pezzi non è satira, in Calabria come nel resto d’Italia. Non pensiamo che affermare che bisogna togliere di mezzo la magistratura sia semplicemente ‘libertà di espressione’, in Sicilia come nel resto d’Italia”. Piuttosto, precisa il comitato, “pensiamo che sia l’utilizzo di un linguaggio violento che inquina il dibattito referendario nel presente e che corre il rischio di inquinare a lungo il rapporto tra le istituzioni di questo Paese, a prescindere dall’esito del voto”. Ma i penalisti insistono: “La satira, per sua natura, utilizza immagini forti, provocatorie, talvolta anche disturbanti, per rendere immediatamente percepibile il significato di una questione pubblica. È una forma di libera manifestazione del pensiero che, in uno Stato democratico, merita particolare tutela perché appartiene al cuore stesso del confronto pubblico, della critica politica e della libertà di espressione”.L'articolo Bufera sulla vignetta di Nordio che taglia i magistrati con l’ascia. Pd: “Inquietante”. Fdl: “Espressione di libertà” proviene da Il Fatto Quotidiano.