Oltre quattro ore. Tanto è durato l’interrogatorio di Andrea Maellare, l’ex assistente dell’europarlamentare di Forza Italia Fulvio Martusciello coinvolto dalla Procura federale del Belgio nel cosiddetto scandalo Huaweigate. Nei giorni scorsi, Maellare ha ricevuto un avviso di garanzia e un invito a farsi interrogare perché è indagato nell’ambito dell’inchiesta “5G” per associazione a delinquere, corruzione pubblica, falsificazione di atti, utilizzo di documenti falsificati e riciclaggio di denaro. Contattato al termine dell’interrogatorio da Ilfattoquotidiano.it, l’avvocato Sabrina Rondinelli ha spiegato che “il mio assistito ha risposto a tutte le domande della polizia in relazione al fascicolo 5G”.“Il dottore Andrea Maellare – ha aggiunto – si è dichiarato estraneo ai fatti con prove a sua difesa che abbiamo depositato oggi e posso dire che lui è vittima di questa vicenda. Faccio presente che è un ragazzo che si è fatto da solo, con la passione per la politica e si trova nel suo lavoro solo per meritocrazia. Sto valutando azioni a tutela della sua immagine”.Sul contenuto dell’interrogatorio non trapela nulla, ma è chiaro che l’interesse degli investigatori della polizia federale belga è tutto sul rapporto tra l’ex assistente e Martusciello il cui nome è apparso, sin da subito, al centro dell’inchiesta esplosa l’anno scorso. Ed è probabilmente su questo punto che ruotano le prove depositate dall’avvocato Rondinelli a difesa di Maellare. Intanto, alcune fonti da Bruxelles interne ai palazzi del Parlamento europeo confermano che, dopo i rinvii delle scorse settimane, la Commissione Giuridica (Juri) ha ricalendarizzato l’audizione dell’europarlamentare di Forza Italia in merito alla richiesta di revoca dell’immunità presentata nei suoi confronti dall’autorità giudiziaria belga. Martusciello dovrebbe comparire il 24 marzo, quando si difenderà dalle accuse presentate dalla Procura federale e discuterà la sua memoria difensiva che è già agli atti della Commissione giuridica.Lo scandalo Huaweigate è diventato di dominio pubblico dopo i 21 blitz eseguiti l’anno scorso dagli agenti belgi, portoghesi e francesi su mandato della Procura federale belga. Il presunto giro di mazzette partite da Huawei per finire nelle tasche di europarlamentari sarebbe collegato alla corsa dei colossi delle tlc ad accaparrarsi bandi per lo sviluppo della rete 5G in Europa. Da parte degli Stati Uniti e di anime della politica europea si chiedeva l’esclusione delle società cinesi per motivi di sicurezza interna. Cosa che poi è avvenuta. Per evitarla, è la tesi della Procura, i lobbisti di Huawei spingevano alcuni europarlamentari, dietro ricompensa, a fare pressione sulle istituzioni affinché non escludessero le aziende di Pechino, arrivando a parlare di “razzismo tecnologico”. Tesi, questa della Procura federale, che sarebbe supportata da una lettera datata gennaio 2021 nella quale il primo firmatario, Martusciello appunto, e altri eurodeputati si appellavano direttamente alla Commissione. L’accordo sarebbe consistito in 15 mila euro di compenso all’autore delle lettere e 1.500 euro ai restanti europarlamentari cofirmatari. Agli atti dell’inchiesta sarebbero finiti anche diversi messaggi e mail, ma anche alcuni bonifici con i quali gli investigatori hanno tracciato i movimenti di denaro che sarebbe stato versato da Huawei. Dopo essere transitati sui conti di due società, una belga e una inglese, infatti, questi soldi rappresenterebbero le famose “mazzette” su cui indaga la Procura federale. Mazzette che, una volta arrivate sui conti correnti di alcuni assistenti parlamentari, avrebbero così chiuso il cerchio del presunto “patto corruttivo”.L'articolo Huaweigate, interrogato per oltre quattro ore Andrea Maellare: è l’ex assistente dell’europarlamentare Martusciello proviene da Il Fatto Quotidiano.