Caro energia, il caso Spagna: dal governo misure per 5 miliardi. Sánchez: “Grazie alle rinnovabili da noi il prezzo del gas incide meno sulle bollette”

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La risposta della Spagna alla crisi energetica è un pacchetto molto più ampio e strutturato rispetto all’intervento italiano sulle accise e gli sconti all’autotrasporto. Il governo guidato da Pedro Sánchez ha approvato venerdì un piano da 5 miliardi di euro, articolato in 80 misure, con l’obiettivo di contenere l’impatto dell’impennata dei prezzi dell’energia legata alla guerra in Medio Oriente.Secondo il premier socialista, si tratta del “maggiore scudo sociale ed economico dispiegato nell’Ue”, destinato a sostenere direttamente 20 milioni di famiglie e 3 milioni di imprese. Il piano combina interventi immediati – come il taglio dell’Iva e delle accise su elettricità e carburanti e sconti in bolletta per i più vulnerabili – con misure strutturali, tra cui incentivi all’elettrificazione e agli investimenti nelle rinnovabili.Al centro della strategia c’è il “modello spagnolo” che punta sulla transizione energetica. Sanchez ha rivendicato che, grazie alla forte penetrazione delle rinnovabili, il prezzo del gas incide sul costo dell’elettricità solo per il 15% in Spagna, contro il 90% in Italia e il 40% in Germania. Un divario che si riflette direttamente sui prezzi: lo scorso sabato, ha sottolineato, l’elettricità in Spagna costava 14 euro per MWh, mentre in Italia, Germania e Francia superava i 100 euro. Una linea vincente da cui il Paese non intende discostarsi: nessuna retromarcia sull’agenda verde, confermata anche dal rifiuto di modifiche pesanti al sistema di scambio delle quote di emissione Ets, di cui l’Italia chiedeva invece la sospensione.Nel dettaglio, il primo decreto prevede una riduzione complessiva del 60% delle imposte sull’elettricità, con l’Iva tagliata dal 21% al 10% e accise ridotte allo 0,5%. L’Iva al 10% viene estesa anche a gas naturale e pellet, mentre vengono congelati i prezzi massimi di butano e propano.Sui carburanti, Madrid introduce un taglio medio di circa 30 centesimi al litro – superiore ai 25 centesimi previsti dal governo italiano – con un risparmio stimato di circa 20 euro per un pieno di un’auto di medie dimensioni. A questo si aggiungono aiuti mirati di 20 centesimi al litro per trasportatori, agricoltori, allevatori e pescatori, oltre a un sostegno per l’acquisto di fertilizzanti.Elemento cruciale è il rafforzamento dei controlli: il governo ha attribuito nuovi poteri all’Antitrust spagnola (Cnmc) per verificare che i tagli fiscali si traducano effettivamente in prezzi più bassi e per “punire severamente” eventuali comportamenti opportunistici.Il pacchetto include anche misure sociali rilevanti, come il divieto di licenziamento per le imprese che ricevono aiuti pubblici e, in un secondo decreto separato, il congelamento temporaneo degli affitti. Quest’ultimo provvedimento – fortemente voluto dalla piattaforma Sumar – riguarda oltre un milione di contratti in scadenza tra il 2026 e il 2027, che dovranno essere rinnovati alle stesse condizioni. Una misura politicamente delicata, che Sanchez ha scelto di scorporare per evitare di compromettere l’approvazione dell’intero pacchetto, in un Parlamento dove il governo di minoranza dipende anche da forze di centrodestra come Pnv e Junts.Il confronto con l’Italia è impietoso. “L’Italia è sulla strada per replicare gli errori del 2022, quando le misure contro il caro carburanti costarono oltre 7,5 miliardi in nove mesi senza risolvere i problemi strutturali”, osserva Andrea Boraschi, direttore di Transport & Environment Italia. Il nodo, sottolinea, resta la dipendenza dai combustibili fossili.Pur criticando il taglio indiscriminato dell’Iva sui carburanti – che tende ad avvantaggiare maggiormente i redditi più alti – Boraschi evidenzia come il piano spagnolo punti a orientare i consumi verso l’elettrico. Una strategia che si riflette nei risultati: tra il 2019 e il 2025 la Spagna ha raddoppiato la capacità solare ed eolica, con un costo dell’elettricità oggi oltre il 30% inferiore alla media europea e circa la metà rispetto all’Italia. Un differenziale che non incide solo sulle bollette, ma anche sulla competitività: il prezzo dell’energia è diventato uno dei principali fattori di attrazione degli investimenti, contribuendo a sostenere la crescita economica spagnola.“L’Italia, uno dei Paesi che più soffre della volatilità dei prezzi del petrolio, è anche uno dei più strenui avversari, in Europa, dell’elettrificazione dei trasporti e dei consumi energetici”, nota Boraschi. “La cosa, evidentemente, è paradossale. Potrebbe essere dovuta alla volontà di avvantaggiare la sua principale azienda nazionale, l’Eni, di cui lo stato è anche il maggiore azionista. Ma di certo questo non avvantaggia i cittadini. Chiediamo che in una fase di estrema difficoltà, il governo rifletta con più attenzione su come impiegare risorse pubbliche per aiutare la cittadinanza”.L'articolo Caro energia, il caso Spagna: dal governo misure per 5 miliardi. Sánchez: “Grazie alle rinnovabili da noi il prezzo del gas incide meno sulle bollette” proviene da Il Fatto Quotidiano.