Allerta precoce efficace negli anziani ma con limiti: lo studio

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I sistemi di allerta precoce sono strumenti utilizzati in pronto soccorso per individuare i pazienti che rischiano un peggioramento clinico nelle ore immediatamente successive al ricovero in ospedale. Ma sugli ultra ottantenni le evidenze sull’efficacia degli early warning score sono limitate. Lo studio del GemelliUno studio del Policlinico Gemelli – pubblicato su Jama Network Open – ha esaminato l’efficacia di alcuni strumenti di valutazione clinica rapida proprio nei pazienti di età pari o superiore a 80 anni. La ricerca ha passato al setaccio oltre 50mila accessi consecutivi di ultra ottantenni, registrati tra il 2015 e il 2024. L’obiettivo era confrontare le prestazioni di cinque sistemi di early warning score: News, News2, Mews, Rems e Iews. I ricercatori hanno valutato la capacità di questi strumenti di prevedere un rapido deterioramento clinico, inteso come ricovero in terapia intensiva o decesso entro 24 ore dall’arrivo in pronto soccorso. Nel campione esaminato il 2,4% è andato incontro a un rapido deterioramento entro le prime 24 ore. I risultatiTutti i punteggi analizzati mostrano una capacità predittiva complessivamente buona. Tra gli strumenti esaminati, il News sembra avere la migliore capacità di distinguere i pazienti più a rischio, mentre il Rems è risultato quello con la migliore calibrazione, cioè con la maggiore coerenza tra rischio stimato ed esito reale.Con l’aumentare dell’età, oltre i 90 anni, la capacità predittiva della maggior parte dei punteggi tende a ridursi. Il Rems, invece, ha mostrato prestazioni più stabili e addirittura migliori nei pazienti con più di 94 anni, suggerendo un possibile ruolo privilegiato per la stratificazione del rischio nei cosiddetti ‘grandi anziani’.L’analisi ha inoltre identificato alcuni parametri clinici particolarmente importanti nei pazienti più anziani. Nei soggetti di almeno 87 anni, gli elementi che più condizionano l’aumento dei rischio sono la necessità di ricevere ossigeno, un’elevata pressione sistolica e uno stato di coscienza deteriorato.“L’invecchiamento della popolazione sta cambiando profondamente il profilo dei pazienti che arrivano in pronto soccorso”, spiega Marcello Covino, primo autore dello studio e docente di Medicina dell’emergenza all’Università Cattolica del Sacro Cuore. “I risultati di questo studio sottolineano l’importanza di valutare e adattare gli strumenti di triade alla popolazione molto anziana, sempre più rappresentata nei dipartimenti di emergenza”, evidenzia Francesco Franceschi, ordinario di Medicina interna all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della Uoc di Medicina d’urgenza e pronto soccorso del Gemelli.“Questa ricerca – aggiunge Franceschi – dà un importante contributo nel migliorare la comprensione di come ottimizzare la valutazione del rischio negli ultraottantenni, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza dei pazienti e l’efficacia delle decisioni cliniche nelle prime fasi dell’assistenza”.Questo articolo Allerta precoce efficace negli anziani ma con limiti: lo studio proviene da LaPresse