“Fondamentalmente a noi ci interessa che l’Italia vinca i mondiali di calcio americani” cantavano Elio e le Storie Tese oltre 30 anni fa. Era il 1994 e nell’anno del Campionato Mondiale di Calcio negli Usa, tutti noi pensavamo, a ragione, di potercela davvero fare. Sappiamo come andò, sfiorammo quel titolo ma, al netto di tutto, avevamo comunque una rosa di giocatori eccelsa.A pochi mesi da un Mondiale americano (Canada, Messico e Stati Uniti) tesissimo per la situazione internazionale e complicatissimo per l’Italia che deve ancora guadagnarselo (e, nel caso, poi giocarlo degnamente) a noi italiani, fondamentalmente, e fortunatamente aggiungo io, ha interessato altro, altri sport.Si è infranto stanotte il sogno dell’Italia del baseball, eliminata in semifinale dal Venezuela, ma uscita da vincente dal World Baseball Classic, di fatto un Campionato Mondiale per questa disciplina che ha conquistato attrattività nel nostro Paese. Lo storytelling dei paisà, progenitori dei ragazzi italoamericani in campo, ha fatto molto, i successi contro squadre in cui il baseball è nato ci ha fatto sognare. Il quarto posto finale è forse un punto di partenza di un nuovo movimento in ascesa, un altro sport che si fa spazio nel cuore degli italiani, trafitto troppe volte dai dispiaceri calcistici.Quando il calcio non c’è, gli altri sport ballano. È stato il caso del tennis che in pochi anni ha rivoluzionato tutto, del rugby che, piano piano, cresce e soprattutto riempie gli stadi creando momenti di sana passione e condivisione sportiva. Gli sport invernali si sono ritagliati il loro spazio alle recenti Olimpiadi di Milano-Cortina. L’assenza del calcio, sia a livello di club che di Nazionale, ci porta alla scoperta di nuovi orizzonti, una ricerca quasi disperata di quella genuinità che il mondo del calcio non ha più da decenni. Il movimento calcistico italiano è un grande malato, a fine mese scopriremo se è terminale o potrà ancora sopravvivere, evitando l’ennesima disfatta ma tirando a campare. Non si può sperare che a ravvivare la situazione sia un episodio (vedi Europei di Calcio 2021) o la sorte di una sola squadra di club (le recenti finali di Champions League dell’Inter).Che per il calcio occorra un cambio di visione è opinione diffusa, ma se questa visione fossimo noi ad orientarla, e non più i dirigenti calcistici che continuano a rimanere ciechi all’evidenza e sordi alle nostre preghiere di svoltare, potremmo cambiare la direzione del nostro sguardo, distoglierlo dal calcio, dagli stadi, e andare su altri campi, palazzetti, palestre, piste, velodromi, piscine. Altri luoghi dove magari le federazioni faticano ancora a costruire per mancanza di fondi ma lavorano bene, per il futuro. Una disciplina enormemente ricca come il calcio, in Italia, ha fagocitato tutto per anni e, nonostante i miliardi che vi girano intorno, i risultati sono modesti per non dire imbarazzanti. Non produciamo talenti, è questo il mio cruccio più grande perché è sintomo che la pianta è malata alla radice, dai vivai, quindi anche il prossimo futuro è già compromesso.Il rischio è un disamore totale, richiamato sempre dagli Elio e le Storie Tese nella canzone che ho citato all’inizio di questo post. In Nessuno allo stadio, il ritornello ripeteva: “Nessuno allo stadio, nessuno sugli spalti…”, il vaticinio di questo pericolo concreto è già in atto ma potrebbe essere pure la soluzione, quasi uno schiaffo necessario a chi potrebbe e dovrebbe ridisegnare le sorti dello sport più amato dagli italiani. Ce lo meriteremmo tutti, perché, per chiudere sempre in musica:“Il calcio è un grande ritoche devi rispetar,che sia odio o che sia amore…”L'articolo Tennis, baseball, rugby: quando il calcio non c’è, gli altri sport ballano proviene da Il Fatto Quotidiano.