Iran, la lettera all’Onu prima della guerra: “Le basi di chi ci attaccherà saranno obiettivo legittimo”. Ma Trump si disse “sorpreso” della rappresaglia

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“La Repubblica Islamica dell’Iran ha ripetutamente affermato ai massimi livelli di non cercare né tensioni né guerre e di non volerle iniziare. Tuttavia, nel caso in cui fosse soggetta ad aggressione militare, l’Iran risponderà in modo deciso e proporzionato, esercitando il suo diritto intrinseco all’autodifesa ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. In tali circostanze, tutte le basi, le strutture e le risorse della forza ostile nella regione costituirebbero obiettivi legittimi nel contesto della risposta difensiva dell’Iran. Gli Stati Uniti si assumerebbero la piena e diretta responsabilità di eventuali conseguenze imprevedibili e incontrollate. Le sarei grato se volesse che la presente lettera venisse diffusa come documento del Consiglio di Sicurezza”. Firmato Amir Saeid Iravani, ambasciatore iraniano all’Onu. La lettera indirizzata al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, è datata 19 febbraio 2026, nove giorni prima che Israele e Usa attaccassero Teheran, dando il via alla guerra ancora in corso che ha bloccato lo stretto di Hormuz, innescando una crisi energetica globale. Teheran aveva quindi da tempo avvertito gli Stati Uniti e anticipato la sua reazione in caso di attacco, e invitava “il Consiglio di Sicurezza e il Segretario Generale devono agire senza indugio, prima che sia troppo tardi. Il Consiglio di Sicurezza non deve permettere che le minacce di ricorso alla forza e gli atti di aggressione vengano normalizzati, legittimati o trattati come una norma politica accettabile, né che vengano utilizzati come strumenti di politica estera. Se tale condotta illecita non verrà affrontata, presto toccherà a un altro Stato membro sovrano”. Tutti avvertiti, anche rispetto ai bersagli in caso di attacco. Nonostante l’avviso formale, il 2 marzo, Donald Trump, parlando a Cnn, si è detto “stupito” della rappresaglia nei Paesi del Golfo. “Avrebbero dovuto essere coinvolti molto poco, ma ora insistono per esserlo”, ha dichiarato. Il giorno dopo Iravani, parlando coi giornalisti al Consiglio di sicurezza dell’Onu, ha ribadito che “finché la violazione persisterà, l’Iran agirà rapidamente e con risolutezza per proteggersi. Non prendiamo di mira i civili o gli interessi dei Paesi vicini”, ha sottolineato.I fatti sembrano confermare la strategia dichiarata nel documento del 19 febbraio: in tre settimane di guerra, i bersagli nel Golfo sono stati quasi esclusivamente siti legati alle attività militari statunitensi. Tuttavia, Teheran ha messo nel mirino anche obiettivi civili. In Qatar è stata colpita la base aerea di Al Udeid (la più grande base Usa in Medio Oriente), dove un missile ha danneggiato una clinica. In Bahrein invece è stato attaccato il quartier generale della Quinta Flotta della US Navy a Manama, mentre in Kuwait sono stati causati gravi danni alla pista della base aerea di Ali al Salem. Anche in Giordania colpite la base aerea di Muwaffaq al Salti e l’area di Al-Azraq, considerata uno dei principali hub offensivi statunitensi, mentre i lanci di missili sono stati effettuati contro il consolato a Erbil e l’ambasciata Usa a Baghdad, e la base aerea di Harir, entrambi in Iraq.Sul piano economico, i droni hanno colpito ripetutamente il porto di Fujairah negli Emirati, provocando vasti incendi nei depositi petroliferi, e il porto di Jebel Ali a Dubai. Per ritorsione contro le sanzioni bancarie, sono stati presi di mira anche un data center di Amazon e uffici della Citibank. La chiusura dello stretto di Hormuz rimane il punto nevralgico: numerose navi commerciali sospettate di legami con gli Alleati sono state intercettate o colpite. Persino la base britannica di Akrotiri, a Cipro, è stata raggiunta da un drone, mentre Israele è sotto il tiro dei missili di nuova generazione “Kheibar”. Sono stati segnalati anche attacchi in Azerbaigian e Oman contro infrastrutture civili in questi territori a causa del loro supporto logistico o politico alle operazioni alleate. Guardando infine a Israele missili di nuova generazione (come i “Kheibar”) sono stati lanciati contro città come Tel Aviv e Beer-Sheva e colpiti comandi militari e centri di sicurezza in tutto il territorio.L’escalation, tuttavia, sta inevitabilmente travolgendo i civili e le forze internazionali. Tra il 16 e il 17 marzo è stato colpito a Baghdad un hotel nella capitale irachena dove alloggiavano anche cittadini e militari italiani (impegnati nella missione di addestramento). A inizio conflitto invece, missili iraniani hanno colpito zone di lusso a Palm Jumeirah, centrando anche hotel di alto profilo come il Fairmont Hotel a Dubai mentre il 6 marzo 2026, raid iraniani hanno colpito un hotel e due edifici residenziali in Bahrein. Si sono però registrati anche attacchi in senso opposto: l’8 marzo 2026, un raid israeliano ha colpito il Ramada Hotel a Beirut, in Libano, durante operazioni contro obiettivi legati a Hezbollah e all’Iran. Ben più tragico quanto invece è accaduto il 28 febbraio a Minab, nel sud dell’Iran, dove il bombardamento di una scuola ha causato 165 vittime, la maggior parte bambine. Mentre il Pentagono continua a indagare, New York Times e media iraniani hanno dimostrato che a colpire l’istituto sia stato l’esercito Usa. E anche due funzionari statunitensi hanno confermato a Reuters la responsabilità delle forze americane. Secondo rilevazioni compiute dalla Cnn, la scuola Shajaba Tayyiba si trova a circa 60 metri da una base navale dei Guardiani della rivoluzione. In quell’area, nei primi sei giorni di guerra hanno operato le forze armate degli Stati Uniti.In questo clima di caos, la diplomazia internazionale appare paralizzata. L’unica mossa del Consiglio di Sicurezza è stata la risoluzione dell’11 marzo proposta dal Bahrein con 135 co-sponsor tra cui Usa e Italia: approvata con 13 voti (Russia e Cina astenute), condanna gli attacchi iraniani e chiede la riapertura dello stretto di Hormuz. Un documento che però non sembra tenere conto degli avvertimenti che, già a febbraio, avevano tracciato la rotta di questo disastro annunciato. Il testo ribadisce “il fermo sostegno all’integrità territoriale, alla sovranità e all’indipendenza politica di Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania”, “condanna gli attacchi ad aree residenziali e obiettivi civili” e invita poi l’Iran a rispettare pienamente i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale. Infine condanna qualsiasi azione o minaccia da parte di Teheran volta a chiudere, ostacolare o altrimenti interferire con la navigazione internazionale attraverso lo Stretto di Hormuz.L'articolo Iran, la lettera all’Onu prima della guerra: “Le basi di chi ci attaccherà saranno obiettivo legittimo”. Ma Trump si disse “sorpreso” della rappresaglia proviene da Il Fatto Quotidiano.