Il mondo della moda per cani è al centro di un inaspettato contenzioso legale. Condé Nast, editore di Vogue, ha fatto causa a Dogue, piccola rivista dedicata alla moda per cani con tiratura inferiore a 100 copie, accusandola di «violazione del marchio». La disputa nasce da alcune copertine della rivista per cani, spiega il New York Times, tra cui un levriero italiano in abito da sera con guanti da opera e un labrador che mostra una collezione di trench coat. Secondo Condé Nast, il logo della rivista era «ovviamente pensato» per confondere i lettori, facendo apparire Dogue collegata a Vogue, e la prosecuzione della pubblicazione rischierebbe – a detta della celebre rivista di moda – di «danneggiare gravemente la reputazione» del marchio.La replica della fondatrice della rivista: «Sto combattendo per tutti i creatori indipendenti»La fondatrice, la graphic designer Olga Portnaya, respinge tutte le accuse della celebre rivista: «Sto difendendo non solo il mio lavoro, ma anche quello di altri creatori indipendenti», ha dichiarato al New York Times. Dogue ha debuttato nel 2021 con il Pomerania Mimi Bear in copertina e prende il nome dal Dogue de Bordeaux, il mastino di Portnaya. La rivista è distribuita gratuitamente online e in un’unica edicola a Beverly Hills.Fino a ottobre scorso, l’esistenza del magazine non aveva creato problemi a Condé Nast, che ha però inviato alla fondatrice una diffida chiedendo il pagamento di danni non specificati, la distruzione delle copie esistenti e un cambio del nome della pubblicazione. La mossa è arrivata dopo che, nell’agosto 2024, Vogue ha lanciato la sua versione digitale intitolata anch’essa Dogue, con in copertina Pilaf, il Chihuahua di Demi Moore. Il progetto, curato da Chloe Malle, oggi head of content di Vogue, era ispirato a una copertina storica della rivista del 1987, che ritraeva un cucciolo di Labrador. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da DOGUE Magazine™ (@thedoguemagazine)Cosa succede ora? Le cause per violazione del marchio si basano sulla possibilità che i consumatori possano confondere l’origine delle due pubblicazioni. Jennifer E. Rothman, docente di diritto alla University of Pennsylvania, sottolinea che il caso non è affatto semplice: «Potrebbe durare a lungo e diventare molto costoso». Portnaya, assistita dall’avvocato David A. Makman, ha avviato una raccolta fondi per sostenere le spese legali, che ha già raggiunto i 6 mila dollari. «Dogue è una parodia con immagini ironiche di cani, mentre Vogue è una rivista di moda con modelli umani», ha spiegato il legale, aggiungendo che chiunque «è in grado di distinguere» tra le due pubblicazioni. Sarà ora il tribunale a stabilire se la piccola rivista potrà continuare a esistere o se verrà travolta dal peso di uno dei marchi più iconici della moda mondiale.L'articolo Vogue vs Dogue, la storia della rivista di moda per cani finita in tribunale per violazione del marchio: «Danneggia la nostra reputazione» proviene da Open.