Il 21 marzo non è solo il primo giorno della primavera, la stagione della rinascita per eccellenza, ma è anche la Giornata mondiale della sindrome di Down. La celebriamo con una storia di bella sanità e di amicizia, che arriva dal Maria Cecilia Hospital di Cotignola, nel Ravennate. La cardiopatia congenita Francesca, giovane donna di poco più di trent’anni, romana, con la sindrome di Down, sin da piccola ha dovuto fare i conti con una forma di cardiopatia congenita complessa, che le ha provocato anni di sofferenze e disagi. Si tratta di una patologia della valvola tricuspide, la valvola cardiaca incaricata di regolare il flusso sanguigno dall’atrio al ventricolo, impedendo al sangue venoso non ossigenato di tornare indietro durante la contrazione del cuore. Le operazioniBen presto appare chiaro che serve un intervento chirurgico per correggere il difetto. Al primo intervento di valvuloplastica nel 1994, quando Francesca aveva un solo anno di vita, ne seguono altri tre nel 1999, 2002 e 2006. La situazione però non migliora e dal 2009 i ricoveri per scompenso cardiaco si intensificano. Sul suo percorso incontra il dottor Fausto Castriota – responsabile della Cardiologia interventistica a Maria Cecilia Hospital – e la sua straordinaria équipe, che oltre a ridarle fiducia nel futuro sono diventati un punto di riferimento e una presenza affettiva importante nella sua nuova vita.La svolta La prima svolta si ha nel 2018, quando Francesca arriva a Cotignola per la prima volta. Il professor Castriota decide di operarla per sostituire la valvola biologica che era stata precedentemente impiantata in un altro ospedale e poi fisiologicamente degenerata, un intervento complesso chiamato valve in valve che era stato sconsigliato in altre strutture alle quali la famiglia della giovane si era rivolta. L’intervento riesce e poco tempo dopo, nella struttura romagnola si procede anche all’impianto di un pacemaker. La situazione si stabilizza, ma il percorso per un ritorno alla vita piena riserva ancora qualche prova. Quattro anni dopo Francesca deve fare i conti con nuovi sintomi che pregiudicano lo svolgimento delle attività quotidiane, come tosse persistente, manifestazioni di cardiopalmo e una condizione di stanchezza cronica.Il nuovo interventoCosì, nel maggio del 2022, Castriota decide di effettuare una nuova valvuloplastica percutanea, ovvero senza incisione del torace, ma con l’ausilio di piccole cannule introdotte attraverso la vena femorale che conducono la protesi sino alla sede in cui deve essere impiantata.“Queste patologie possono essere diagnosticate in età pediatrica, come nel caso di Francesca, oppure solo in età adulta e spesso richiedono, nel corso della vita, nuovi interventi e revisioni delle procedure già eseguite”, spiega Castriota. Per questo è fondamentale che “i pazienti si affidino a centri altamente specializzati. Solo attraverso un follow up costante e competenze dedicate è possibile garantire nel tempo la migliore qualità di vita possibile”.La nuova vita di Francesca Oggi, a distanza di quattro anni, Francesca sta bene. Ha ripreso a dedicarsi alle sue passioni ed è riuscita anche ad ottenere il foglio rosa in vista dell’esame per la patente. In tutti questi anni è rimasta sempre in contatto con il dottore e con lo staff che l’ha curata, creando un rapporto di amicizia e affetto che è andato rafforzandosi di anno in anno.“Quando nessuno voleva più operarmi lui mi ha aperto le braccia e le sue mani hanno fatto quello che alcuni chiamano miracolo ma che noi chiamiamo scienza e umanità. Grazie per l’amore che mi ha trasmesso e per avermi fatto sentire a casa ad ogni ricovero. Grazie per avermi ridonato la vita”, racconta la giovane.Questo articolo Sindrome di Down, una storia di rinascita proviene da LaPresse