A Elly Schlein la “manina” evocata ieri da Giorgia Meloni sulla notizia di Delmastro e del ristorante in società con la figlia di un mafioso non è andata già. «Siamo alle solite: quando la premier è in difficoltà grida al complotto. Ma la manina di cui dovrebbe preoccuparsi è quella del sottosegretario alla giustizia che ha fondato una società con la figlia 18enne di un indagato per mafia, poi condannato, sostenendo di non sapere chi fosse. E che ha pure mentito perché non ha dichiarato di possedere quella società. Ci sono foto che mostrano come Delmastro fosse nel ristorante con la capo gabinetto di Nordio già dopo la condanna per mafia del padre della sua socia. La premier avrebbe dovuto pretendere dimissioni immediate», dice in un’intervista a Repubblica la leader Dem.Elly Schlein e la manina di GiorgiaSecondo la segretaria del Pd «Hanno fatto tutta la campagna referendaria dicendo che chi sbaglia paga. Ma per Delmastro non vale mai? Sono garantisti solo con gli amici. Meloni ha anche affermato di aver appreso la notizia dalla stampa e che bisognerebbe riflettere su un certo modo di fare giornalismo. Fossi in lei rifletterei sul modo in cui sceglie i vertici del ministero della Giustizia. Anziché difendere i suoi, difenda le istituzioni e il loro onore». Sul decreto benzina alla vigilia del referendum, invece, «intanto non ne sta avendo sul prezzo dei carburanti e quindi sulle tasche degli italiani. Noi siamo stati i primi a chiedere di intervenire sulle accise che il governo aveva aumentato, ma se non si ferma l’escalation questo decreto rimarrà solo uno spot elettorale. Potevano farlo 15 giorni fa, invece hanno aspettato la vigilia del referendum. Il perché è ovvio».La guerra e il noSecondo Schlein la guerra tra Usa, Israele e Iran peserà a favore del no nel referendum: «È scritto in Costituzione che l’Italia ripudia la guerra. Mi aspetto che lo faccia anche il governo, chiedendo il cessate il fuoco e chiarendo che non autorizzerà mai l’uso delle basi né manderà navi a Hormuz: significherebbe farci trascinare nel conflitto illegale di Trump e Netanyahu». Mentre sull’accordo con i paesi europei per una missione navale, «il documento è vago e ambiguo. Il governo deve escludere l’invio delle navi per forzare il blocco, Meloni stessa ha detto che sarebbe un passo verso il nostro coinvolgimento e noi non possiamo permetterlo. Devono dire a Trump di fermarsi e tornare alla via negoziale nelle sedi multilaterali».Meloni e TrumpMa questo è impossibile, riflette Schlein, perché «finora non è stata mai capace di dire un no secco alla Casa Bianca. Non l’ha fatto sull’aumento della spesa militare, sul board of peace sebbene aggirasse la Costituzione e sui dazi ha minimizzato. Ma il problema non è solo la subalternità a Trump, è che non riesce a scegliere fino in fondo l’Europa. È contraria ad abolire l’unanimità. Non lotta per gli investimenti comuni, chiesti anche dalle nostre imprese. Il piano del tycoon è disgregare l’Unione, assecondarlo va contro il nostro interesse nazionale».La crisi e il PilInfine, sulla crisi e il Pil: «Se non ci fosse stato il Pnrr ci saremmo già in recessione. Siamo il Paese più esposto a una crisi energetica che secondo l’Aiea è la più grave della storia recente. Il Codacons ha calcolato che la guerra in Iran ci costa 16,5 milioni in più al giorno solo di carburanti. Il gas sta salendo, ma il governo resta ostile alle rinnovabili. In Spagna hanno investito così tanto sull’energia pulita che il costo in bolletta è sceso del 40%. Se non si scollega il prezzo dell’elettricità da quello del gas e si punta sulla filiera delle rinnovabili non riusciremo mai a raggiungere l’autonomia energetica».L'articolo Elly Schlein e la “manina” di Meloni: «La premier è garantista solo con gli amici» proviene da Open.