Sorveglianza epidemiologica, gestione tempestiva di casi e contatti, più controlli sulla filiera e potenziamento dell’offerta vaccinale: di fronte al recente incremento dei casi di epatite A, la Regione Campania corre ai ripari. “Le istituzioni stanno lavorando bene, mettendo in campo tutte le misure di sanità pubblica necessarie al contenimento delle infezioni”, certifica a LaSalute di LaPresse Giovanni Rezza, professore di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. ‘Concentratori di batteri’ Sono ormai più di 150 i casi registrati in Campania dall’inizio del 2026. Nel weekend a Napoli i ricoverati all’ospedale Cotugno – presidio infettivologico di risentimento – sono passati da 50 a 53. Intanto si moltiplicano le ordinanze di divieto di consumo di frutti di mare crudi negli esercizi pubblici. “I mitili sono dei ‘concentratori di microbi e batteri‘, perché filtrano grandi quantità d’acqua, accumulando nei tessuti, oltre ai nutrienti anche patogeni”, spiega il professor Rezza. I rischi lungo la filiera Ma è tutta la filiera a presentare potenziali criticità. “La catena di conservazione non sempre viene rispettata”, osserva l’esperto. “Può succedere, ad esempio, che il mitile, una volta raccolto, venga tenuto in acqua contaminata”. C’è un solo modo per arrestare la trasmissione: “Non mangiare molluschi crudi”. La cottura infatti, se eseguita correttamente, “elimina il virus. Non basta però che la cozza si apra, bisogna farla cuocere per un po’ dopo che si è aperta”, raccomanda il professor Rezza. E poi c’è anche il vaccino contro anti-Hav per le persone più a rischio o fragili. “Un vaccino sicuro, efficace e privo di controindicazioni”. Al momento comunque sono state messe in campo “tutte le misure del caso, adesso dobbiamo aspettare qualche settimana prima di vedere i risultati. I casi nell’immediato potrebbero continuare ad aumentare, perché il tempo di incubazione del virus è piuttosto lungo”, avverte Rezza. L’origine della contaminazione I primi contagi si sono registrati nella zona dei Campi Flegrei. Ma qual è stata la genesi di questa contaminazione? La Simit ha ipotizzato un legame tra il focolaio campano e le ingenti piogge invernali, che potrebbero aver causato esondazioni e contaminazioni fecali in aree marine, favorendo così la presenza di virus in alcuni lotti di molluschi bivalvi. “Siamo ancora nel campo delle ipotesi – conclude Rezza – ma è uno scenario che non può essere scartato. È importante provare a capire dov’è avvenuta la contaminazione: in ogni passaggio della filiera ci sono dei fattori di rischio”. Questo articolo Epatite A, i controlli sulla filiera e l’allarme sui molluschi crudi proviene da LaPresse