Alta l'affluenza In attesa dei numeri definitivi, ieri sera alle 23 l'affluenza per il referendum sulla giustizia si attestava al 46,07 per cento. Uno dei più alti di tutte le consultazioni costituzionali che ci sono state negli ultimi venticinque anni: Nel 2001, il quesito sulla modifica del Titolo V della Costituzione fu approvato con un'affluenza del 34,05 per cento. Invece per la legge sulla devolution del 2006, che, tra le altre misure, proponeva un senato federale, la diminuzione del numero dei parlamentari e maggiori poteri al premier, si è recato alle urne il 52,46 per cento che bocciò il testo. Nel 2016, per la riforma costituzionale di Renzi ha votato il 65,5 per cento dei cittadini, con la vittoria del No. In quel caso gli elettori dovevano esprimersi per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari e la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte seconda della Costituzione. All'ultimo referendum costituzionale, quello sul taglio dei parlamentari, ad andare a votare fu poco più della metà degli aventi diritto: il 51,12 per cento. Il voto di Giorgia Meloni a Spinaceto L'ultima a votare è stata proprio Giorgia Meloni, ieri a Pontida per i funerali di Umberto Bossi e oggi a Roma, in zona Spinaceto, al seggio della scuola Rosalba Carriera. "L'affluenza è una buona notizia – ha detto la premier – in generale la democrazia è una buona notizia". In mattinata sul suo profilo X Meloni aveva rivolto un ultimo invito a partecipare al referendum con un tweet: "Pronta per il voto. Ricordate: c'è tempo fino alle 15 di oggi per recarsi al seggio. Partecipare è importante". Il garantismo della nostra Costituzione Nel giorno del voto sul referendum sulla giustizia, il confronto non riguarda solo la modifica degli articoli 104 e 105 della Costituzione – separazione delle carriere e nuova giustizia disciplinare – ma un nodo più concreto: se e quanto l’attuale sistema rispetti davvero i principi garantisti già scritti nella Carta. Nel dibattito, il fronte del No ha difeso l’intangibilità della “Costituzione più bella del mondo”, mentre i favorevoli hanno insistito su dati difficili da ignorare: circa mille casi l’anno di ingiusta detenzione, valutazioni di professionalità positive per oltre il 99 per cento dei magistrati, richieste dei pm accolte in più del 90 per cento dei casi. Numeri che, per i promotori della riforma, segnalano squilibri reali tra accusa e difesa e un deficit di responsabilità interna alla magistratura. Su questo sfondo si inserisce il voto di oggi, che misurerà non solo l’orientamento degli elettori sulle modifiche costituzionali, ma anche il peso politico di una critica al funzionamento concreto della giustizia italiana.