Francia, cosa ci dicono le amministrative sul dopo-Macron. Marc Lazar: «Marine Le Pen pronta a lasciare a Bardella, l’RN ha un solo limite» – L’intervista

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La sinistra tira un enorme sospiro di sollievo e tiene Parigi, Marsiglia e Lione, così come Strasburgo, Nantes e Montpellier. Ma la destra repubblicana si prende centri come Clermont-Ferrand, Poitiers e Besançon e si tiene stretta Tolosa. Mentre il Rassemblement National dopo Perpignan fa sue fra le altre Mentone e Carcassonne e piazza un suo stretto alleato, Eric Ciotti, alla guida di Nizza. Quanto alla sinistra radicale della France Insoumise, può rivendicare successi a Saint-Denis e Roubaix e in diversi altri piccoli centri. Risultato, a poche ore dalla chiusura delle urne per le elezioni amministrative in Francia sembrano cantare tutti vittoria. Ciascuno sottolinea l’energia della sua «onda», provando a spingerla in realtà in vista del vero appuntamento elettorale, quello che ad aprile 2027 deciderà il successore di Emmanuel Macron alla guida della Francia. Ma chi ha davvero le carte migliori? Cosa dice il voto locale delle dinamiche nazionali? Open lo ha chiesto a Marc Lazar, politologo, attento osservatore della politica tanto francese quanto italiana e professore a Sciences Po e alla Luiss di Roma.Prof. Lazar, chi ha vinto davvero?«Per prima cosa, va detto, l’astensionismo. Oltre il 42% degli elettori non è andato a votare. È il nuovo record alle amministrative e sorprende: tradizionalmente i francesi hanno un rapporto stretto, di fiducia, coi loro sindaci, ma questo dato dimostra che la crisi della democrazia pesa anche a livello locale». Un segnale anche in vista delle presidenziali 2027?«È possibile, certo, ma non è detto. Quell’elezione ha una dinamica da “match di box” che di solito attira i francesi». Parigi, Marsiglia, Lione. I Socialisti tengono le tre grandi città del Paese e sull’onda della commozione per la scomparsa di Lionel Jospin sognano il riscatto. Realistico?«Il PS oggi è un partito molto debole a livello nazionale, in termini di membership così come di leadership, ma conserva una rete forte di eletti a livello locale. E si vedono i buoni risultati. Però i Socialisti emergono da questo voto con un dilemma terribile irrisolto: allearsi o no coi radicali de La France Insoumise? Fin qui hanno esitato moltissimo. Ufficialmente il segretario Olivier Faure ha detto no all’alleanza sul piano nazionale, lasciando aperta una porta a livello locale a condizione di chiarezza sui contenuti del programma e che non fossero coinvolti membri LFI macchiatisi di dichiarazioni antisemite. Impegno rispettato? Non lo so. So però che su 26 città abbastanza importanti in cui l’alleanza s’è fatta 16 sono andate perse».Marc Lazar è professore a Sciences Po e alla Luiss Guido Carli Raphael Glucksmann dato come più probabile candidato all’Eliseo quell’alleanza però la esclude.«Certo, ma non dimentichiamo che lui non è membro del PS, c’è dunque chi lo osteggia. Un sondaggio molto interessante dimostra che l’elettorato aspira all’unità delle sinistre per battere la destra, ma si rende conto che oggi sono troppo divise, e non vuole in ogni caso Jean-Luc Mélenchon. Insomma la sinistra riformista è divisa, non ha un leader naturale e dunque è molto in ritardo per le presidenziali». Chi invece si prepara da anni a quella sfida è il Rassemblement National. Come esce da questo voto?«Ha avuto un buon risultato in diverse piccole e medie città, in particolare nel Sud e nell’Est del Paese. E alcuni suoi candidati erano stati eletti sindaci direttamente al primo turno. Ciò dimostra che l’RN inizia ad essere radicato nei territori. Ma gli resta il limite delle grandi città. Sperava di prendere ad esempio Tolone e Nimes, nulla da fare, e l’unica città importante in cui fa festa è Nizza, dove però ha vinto un suo alleato (Eric Ciotti, ndr). Insomma l’RN ha allargato la sua base un po’ in tutti gli strati, ma fa fatica nelle grandi città dove si addensano redditi e livelli d’istruzione più alti: non è la sua sociologia elettorale». Può essere un limite nella corsa per l’Eliseo?«Sì, può esserlo. L’RN dice che la Francia non è solo le grandi città – è vero, c’è tutto un mondo di piccole e medie cittadine. Ma se ti manca quel pezzo di consenso la vittoria è a rischio». Resta il dubbio su chi sarà il candidato: Marine Le Pen o Jordan Bardella?«La decisione finale della giustizia francese (sul ricorso contro la condanna a 4 anni per appropriazione indebita di fondi pubblici, ndr) è attesa in estate. Ma mi stupisce molto che Le Pen ormai è molto discreta. Dicono i bene informati che la condanna l’ha colpita anche psicologicamente, che sia stanca della battaglia politica, e che sia ormai rassegnata all’idea che non potrà essere candidata. Persino ieri sera ha fatto solo una piccola dichiarazione sotto tono, mentre Bardella già pochi minuti dopo le 20 declamava la sua da leader».D’altronde nei sondaggi lui è lanciatissimo, accreditato di oltre un terzo dei voti.«È così, anche perché nei fatti lui è più liberale, sembra più aperto ad un’alleanza delle destre, anche se non può dirlo, perché Marine Le Pen ha ancora influenza nell’apparato del partito. E poi lei è già stata battuta tre volte alle presidenziali e il dramma della sua vita sta nel suo cognome. Per quante distanze abbia preso rispetto alla linea di suo padre, l’elemento psicologico è forte: chi è tentato di votare RN avrà più facilità a scrivere sulla scheda “Bardella” piuttosto che “Le Pen”». A contendergli l’Eliseo al ballottaggio alla fine potrebbe essere l’ex premier Edouard Philippe, rieletto ieri sindaco di Le Havre?«Oggettivamente lui è l’unico a salvare un po’ il campo del centrodestra più legato a Macron, il quale è rimasto praticamente fuori dalla partita. Philippe aveva legato la sua eventuale candidatura all’Eliseo alla rielezione a Le Havre, quindi ora è sicuramente rafforzato rispetto ad altri papabili di quell’area come Gabriel Attal o Gérald Darmanin. Resta da capire cosa faranno però i Républicains (destra gollista, ndr) che ieri hanno avuto un ottimo risultato conquistando molte medie città e hanno ora a loro volta un dilemma: puntare a destra sul proprio presidente Bruno Retailleau o convergere verso il centro su Philippe?»In che tempi si aspetta saranno sciolti tutti questi nodi per la corsa all’Eliseo?«Tutti i giochi si faranno dopo l’estate, in funzione dei sondaggi».L'articolo Francia, cosa ci dicono le amministrative sul dopo-Macron. Marc Lazar: «Marine Le Pen pronta a lasciare a Bardella, l’RN ha un solo limite» – L’intervista proviene da Open.