Quest’anno, InVisibili desidera celebrare l’8 marzo parlando di Dajana Gioffrè. La sua è sicuramente una storia di resilienza; come si autodefinisce lei stessa, non è una super eroina, ma una giovane donna che ci ha “messo molto del suo”, per arrivare a ricoprire il ruolo di Chief Vision Officer di un’azienda leader nel settore dell’accessibilità informatica, quale è l’AccessiWai. Riavvolgiamo il nastro.Dajana, oggi poco più che trentenne, dall’età di 13 anni vede solo ombre a causa un’uveite, una rara infiammazione all’occhio, curata male. La sua condizione di persona cieca l’ha portata a intraprendere gli studi di psicologia del lavoro, l’ergonomia e l’utilizzo degli oggetti e degli spazi, fisici e digitali, nella maniera più accessibile possibile. Tale passione la portò a fare la tesi di laurea sull’Universal Design, analizzando come gli spazi universitari potessero influenzare la percezione del sé e l’autonomia degli studenti con disabilità. I risultati emersi dallo studio si sono dimostrati così negativi da influenzare in modo preponderante, le scelte professionali future della Gioffrè.Fin dalla sua prima esperienza lavorativa, svolta mentre studiava ancora, ricoprendo il ruolo di mediatore tra ricerca e offerta in un’importante agenzia di lavoro, Dajana capì quanto sia difficile per una donna cieca poter esplicare la propria professionalità. Durante diversi colloqui era rimasta basita in quanto non le venivano poste domande sulle sue competenze, ma piuttosto come avrebbe raggiunto il luogo di lavoro; o come si sarebbe comportato il suo cane guida in ufficio. Quesiti che l’hanno indignata non poco in quanto in altri ambienti non era mai successo; in università si è sempre sentita trattata come una studentessa pari a tutte le altre.Dopo alcune altre esperienze professionali, durante le quali la Gioffrè ha fatto la sua gavetta, (tutt’altro che semplice), è approdata in AccessiWay, con il grande desiderio di cambiare le cose nel settore informatico per le persone con disabilità. Consapevole che l’accessibilità digitale e’ importante per la carriera di molte persone con disabilità, lei stessa lo ha provato sulla propria pelle, il suo specifico ruolo è quello di promuovere politiche aziendali tali che ognuno si senta coinvolto nel processo produttivo. In particolare, come Chief Vision Officer, si occupa della comunicazione sia all’interno dell’azienda, sia all’esterno, tenendo i rapporti con le associazioni di persone con disabilità del territorio, realtà che con la loro conoscenza delle problematiche reali, sono in grado di aiutarli nel loro lavoro.Parallelamente alla sua professione, Dajana è molto impegnata anche nel terzo settore; mettendo a frutto la propria esperienza personale, è stata, per alcuni anni, molto attiva in un’associazione che si occupa di persone con disabilità visiva, promulgando progetti e supportando nella riabilitazione chi ha perso la vista o le famiglie con un figlio cieco. In questo momento, la Gioffrè fa parte del direttivo regionale piemontese della FISH, interessandosi, in modo particolare, dei diritti delle persone con disabilità visiva, dal punto di vista politico.La ricerca è sempre stata una componente fondamentale della sua carriera, focalizzandosi soprattutto su temi come l’inclusione lavorativa e l’abilismo, perché convinta che studiare scientificamente una problematica significa “leggerla” secondo una prospettiva più oggettiva e permette di alleggerirne la complessità. Secondo tale approccio, la Chief Vision Officer è sicura che la ricerca possa dare un contributo non indifferente alla vita delle persone con disabilità.Dajana, in base al suo percorso professionale, che lei stessa definisce fortunato, ma nello stesso tempo sfaccettato, si sente di poter affermare: “Ad una giovane donna con o senza disabilità che dovessi incontrare nel mio percorso consiglierei di seguire le sue passioni perché in un mondo che ti costringe ad incontrare costantemente barriere, poter fare qualcosa che sentiamo vicino alle nostre passioni e talenti ci consente di stringere i denti anche quando tutto è davvero difficile. Inoltre consiglierei di essere coraggiosa: nella mia vita spesso ho scelto di raggiungere i miei obiettivi da sola, senza chiedere supporto, dall’andare a vivere da sola fino ad andare a studiare all’estero. Non dobbiamo essere delle super-eroine, ma metterci nella prospettiva che se non sperimentiamo e ci diamo subito per vinte, non cresceremo mai. Bisogna sempre dirsi: “Io posso scegliere per me stessa. Io e solo io” Il supporto e una mano ad amici e parenti li potremo chiedere, ma deve essere una scelta consapevole, non imposta dall’alto. Sbagliare e vivere da sola in autonomia alcune esperienze mi ha resa più consapevole delle mie capacità e più pronta a rispondere alle ingiustizie e alle difficoltà che il mondo lavorativo e non mi hanno messo davanti. Ci sono voluti anni di difficoltà in solitaria, ma sono anni davvero impagabili”.