Nuova protesta del personale di Mondo Convenienza, la catena di arredamento low cost con magazzini a Settimo Torinese, Campi Bisenzio (Firenze), Bologna e Roma. Giovedì gli operai addetti alla consegna e al montaggio dei mobili, rappresentati in gran parte dal sindacato SI Cobas, hanno presidiato i cancelli di tutti e quattro i siti per opporsi all’accordo, negoziato tra aziende in appalto e sindacati confederali, che di fatto rimanda di nuovo l’applicazione piena del contratto collettivo (Ccnl) della Logistica in tutti gli hub italiani. Nell’estate 2023 i lavoratori hanno ottenuto di accantonare il contratto Multiservizi, più sfavorevole, dopo aver portato avanti picchetti a oltranza che hanno bloccato per settimane l’ingresso ai furgoni. Cgil, Cisl, Uil e azienda hanno poi sottoscritto un accordo di “armonizzazione” per raggiungere l’obiettivo a tappe, ma comunque entro il 2026. In vista della scadenza, le sigle storiche si sono sedute nuovamente al tavolo con i vertici, ma l’intesa raggiunta prevede la continuazione del periodo-ponte, con leggeri aumenti spalmati fino al 2028.Per il SI Cobas si tratta di “un accordo al ribasso sulla pelle dei lavoratori”, che rischia di far sfumare l’applicazione del ccnl Logistica e incentiva l’azienda a licenziare chi ha maggiore anzianità per assumere nuovo personale con salari più bassi. “In questi due anni le condizioni nei magazzini sono peggiorate, ci sono state lettere di contestazione a pioggia e comunque i lavoratori hanno continuato a guadagnare meno di quanto prevede il contratto nazionale della logistica”, spiega Daniele Mallamaci del SI Cobas. Una delle clausole più controverse è quella che introduce un premio di risultato legato al numero di consegne, un meccanismo simile a quello delle app di delivery. “Chi conosce l’organizzazione del lavoro di Mondo Convenienza sa bene che queste consegne sono tormentate da tante problematiche che non sono responsabilità dei lavoratori, bensì dell’azienda”, commenta il sindacalista. “Così, per avere pochi soldi in più si dovrà lavorare ancora di più rispetto agli attuali giri, già lunghissimi e aggravati da notevole fatica fisica e psicologica”.Rispetto a due anni fa, poi, si è aggiunta la delibera di marzo con cui la Commissione di garanzia ha esteso anche alla logistica i paletti della legge 146, quella che disciplina il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. Se nella filiera ci sono beni essenziali – è l’interpretazione maggioritaria tra i giuristi – anche gli scioperi nei magazzini devono contemplare preavviso, procedure di raffreddamento, indicazione di modalità e durata e rispetto delle prestazioni indispensabili. In altre parole, anche un picchetto in un solo polo logistico, se l’attività ha queste caratteristiche, potrebbe diventare impossibile. “Si prova a vietare il diritto di sciopero, pur in presenza di datori di lavoro che violano il contratto collettivo nazionale”, commenta Mallamaci. “A maggior ragione in casi come quello di Mondo Convenienza, lo sciopero è un diritto. I contratti collettivi ormai sono considerati un inceppo all’economia di guerra: nessuno interviene per farli rispettare. Se non lo fa nessuno, allora tocca al sindacato rifiutare gli accordi-bidone”.L'articolo Mondo Convenienza, operai in picchetto contro il rinvio degli aumenti al 2028: “Patto al ribasso tra azienda e sindacati” proviene da Il Fatto Quotidiano.