Continua da quiIl caso Epstein e l’iceberg che nessuno vede. Riassunto delle puntate precedenti: il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein era il galoppino di una rete di potere i cui protagonisti praticavano crimini sessuali su minori: delitti impuniti nonostante le denunce delle vittime e le inchieste giornalistiche. Per capire come sia potuto accadere occorre prendere una pillola rossa: l’inchiesta pubblicata nel 2019 dalla giornalista Whitney Webb.Epstein e il Mossad. L’ipotesi che Epstein organizzasse i suoi ricatti sessuali per conto del Mossad non è dimostrata. In un memo dell’Fbi ne fa cenno un informatore; Israele ha smentito. Restano i legami di Epstein con Robert Maxwell, con Les Wexner (suo mentore) e con Ehud Barak, molto amico di Wexner (Barak disse che Epstein gli fu presentato da Shimon Peres). Barak era socio di Epstein nella società Carbyne, il cui vertice aziendale era composto da membri dell’intelligence israeliana, fra cui ex agenti della nota Unità 8200.Carbyne e sorveglianza. La Carbyne produceva una app per le chiamate d’emergenza; i cinesi ne fanno una simile: serve anche per la sorveglianza di massa (conversazioni dell’utente e suoi spostamenti). In Carbyne non mancavano i trumpiani: fra gli investitori c’era Peter Thiel (Palantir); fra i consiglieri Michael Chertoff, ex Segretario della Homeland Security, e l’immobiliarista Eliot Tawill, un finanziatore di Trump.Le dichiarazioni di Ben-Menashe. Nel 2019, dopo la morte di Epstein, la Webb riportò le dichiarazioni di Ari Ben-Menashe, un ex funzionario dell’intelligence militare israeliana implicato nello scandalo Iran-Contra, secondo cui Epstein e Ghislaine Maxwell lavoravano per i servizi segreti militari israeliani. A Ben-Menashe l’aveva detto Robert Maxwell, che gli presentò Epstein a metà degli anni ’80 (quindi 5 anni prima che Ghislaine arrivasse a New York e ci si fidanzasse). Secondo Ben-Menashe, Epstein organizzava honey trap con minorenni per conto dell’intelligence militare israeliana: non per il Mossad, dunque, ma per Aman, di cui era a capo Barak. Questi, oggi, si dice pentito della frequentazione con Epstein e sostiene di averlo conosciuto nel 2002: Ben-Manashe invece è certo che Barak conobbe Epstein molto prima.Il patteggiamento del 2008. Nel 2008 il procuratore federale Alexander Acosta accordò a Epstein un patteggiamento molto favorevole per le accuse di sfruttamento sessuale di una minorenne: Epstein evitò accuse federali che avrebbero potuto portarlo all’ergastolo e ricevette una pena di 18 mesi di carcere: ne scontò solo 13, potendo inoltre uscire dalla struttura per tutto il giorno, 6 giorni su 7. L’accordo includeva anche l’immunità per possibili complici. Le vittime non furono informate dell’accordo, violando il loro diritto a essere coinvolte nel processo. In seguito alle polemiche, Acosta dichiarò di aver preso quella decisione dopo essere stato invitato a non proseguire il caso perché Epstein “apparteneva all’intelligence”. L’ex agente Cia Phil Giraldi ricostruì la vicenda, concludendo che l’invito venne dall’avvocato di Epstein, Alan Dershowitz, e dal procuratore statale Barry Krischer, un professionista premiato dall’Anti-Defamation League, la potente organizzazione sionista fra i cui maggiori finanziatori troviamo diversi esponenti del Mega Group (Bronfman, Lauder, Steinhardt, Fisher).Conclusione. L’attenzione mediatica su Epstein è riduttiva. Andrebbero indagati i livelli superiori della rete di cui era un intermediario per operazioni di finanza illecita, traffico d’armi e ricatto sessuale; e i flussi finanziari globali. Nella storia criminale di Epstein, oltre alle vittime in attesa di giustizia, rileva il Mega Group di Les Wexner, i cui membri sono in grado di condizionare, con donazioni e lobbismo, i governi statunitense e israeliano. Wexner è stato interrogato dai parlamentari Usa il 18 febbraio, ma a casa sua e in un’audizione a porte chiuse: perché questo trattamento privilegiato? Benché sia stato citato in giudizio per i crimini di Epstein già due volte, nel 2010 e nel 2019; e benché nel 2019 l’Fbi lo considerasse un complice di Epstein da interrogare con altre 8 persone “subito dopo l’arresto” del finanziere pedofilo; Wexner ha dichiarato ai deputati della Commissione di Vigilanza di non essere mai stato interrogato sui suoi legami con Epstein né dall’Fbi né dal Dipartimento di Giustizia. Incredibile. Nel 2019 i legali di Wexner dissero agli agenti dell’Fbi che “i Wexner non avevano legami con Epstein e non erano a conoscenza della sua condotta sessuale illecita”. (4. Fine) L'articolo La rete di potere che va oltre Epstein proviene da Il Fatto Quotidiano.