Per una parte della Gen Z la religione sta diventando quello che per anni sono stati la palestra, la meditazione o il self-help: uno strumento per rimettere ordine nella propria vita. Non è un ritorno alla fede in senso tradizionale, ma una scelta funzionale, quasi utilitaristica. E anche un po’ di moda, forse. Tanto che il fenomeno è osservabile attraverso i social, in particolare TikTok e Instagram. Sono moltissimi gli utenti – soprattutto giovani maschi – che si stanno avvicinando al cattolicesimo non frequentando le parrocchie, ma i social.Dalla pizza all’ostia consacrataAd attrali non è il Vangelo ma quello che trasmette: disciplina, regole, struttura. Esattamente quello che – come spiega Antony Gross, 48,5 milioni di follower su TikTok – serve oggi ai giovani che vivono una quotidianità caotica e precaria. Servono riti, certezze e senso di comunità: ed è quello che l’influencer cerca di fornire ai suoi “seguaci”, che possono non solo guardare i suoi video, ma anche incontrarlo di persona nei tanti incontri in pizzeria che organizza. Nei video si vedono decine di ragazze e ragazzi che trascorrono la serata in compagnia: niente che chi abbia frequentato l’oratorio non conosca. Ma per New York – città di Antony – è qualcosa in inedito. Solo dopo la pizza e dopo aver socializzato, il gruppo si sposta in chiesa per partecipare alla messa. La sequenza non è casuale: prima la relazione, poi il rito. Prima la comunità, poi il rito. @_anthonygross Pizza to pews #nyclife #catholic #faith #youngadults #meetnewpeople ♬ оригинальный звук – junior_gd Non chiamateli catholic influencerIntervistato da RNS, Religion News Service, Antony ha detto: «Spero che questa serie porti più persone, che normalmente non andrebbero a messa, a provarci». E stando ai suoi video, sembra che questo obiettivo lo stia raggiungendo. Anche se non vuole essere definito “catholic influencer“. Eppure, proprio come molti influencer, Antony Gross si occupa anche di recensioni: in particolare, recensisce chiese, esattamente come altri fanno con i bar per la colazione o i locali per l’aperitivo. «Mi piace valorizzare le chiese e aiutare le persone a trovare nuovi posti dove andare», ha spiegato al Washington Post. La chiesa di riferimento di Antony a New York, quella di San Joseph, ha recentemente registrato un aumento di circa il 20% nella partecipazione. I dati Secondo il sito Osv News, la Gen Z americana va in chiesa in media 1,9 volte al mese, cioè circa 23 volte l’anno. Un dato molto maggiore rispetto alle generazioni più anziane, che partecipano alla messa solo 17 volte l’anno. Per il National Catholic Register, circa il 15–21% dei nati tra il 1997 e il 2012 (13–29 anni, ad oggi) si dichiara cattolico. La religione per migliorare il controllo su se stessiAi giovani della Gen Z la religione “serve” come bussola: il digiuno quaresimale, ad esempio, viene associato a logiche di self-improvement: come racconta il Washington Post, alcuni ragazzi lo vivono come un modo per “resettarsi”, migliorare il controllo su di sé o rafforzare la propria routine quotidiana. In questo senso, il digiuno perde parte della sua dimensione puramente spirituale e si sovrappone a pratiche già familiari — dalle diete intermittenti alle sfide di detox — rendendo la religione più accessibile, ma anche più simile alle logiche contemporanee della performance a cui il mondo dei social (ma anche quello del lavoro) ha abituato le nuove generazioni. L'articolo I social riportano la Gen Z in chiesa: giovani attratti dalla disciplina e dal senso di comunità proviene da Open.