Sab, 4 Apr 2026In vista delle elezioni federali, il presidente della Lega espone i punti su cui serve una modifica: il primo fra tutti il peso elettorale troppo limitato del massimo campionato italiano.DiRedazioneCondividi l'articoloEzio Maria Simonelli (Andrea Staccioli / Insidefoto)La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026 ha portato come prima conseguenza alle dimissioni di Gabriele Gravina da presidente della FIGC. Queste hanno aperto l’iter per le elezioni federali, programmate per il 22 giugno, ma di conseguenza hanno riacceso i temi legati a una riforma del calcio italiano prospettata da più parti, ovviamente con modifiche che possano migliorare le condizioni di questa o quella componente, ma che mai si sono realizzate negli anni.Fra queste componenti c’è anche la Serie A, rappresentata dalla Lega presieduta da Ezio Maria Simonelli. Già negli scori giorni era tornata in auge la richiesta dei club di avere più peso in Federazione in virtù del ruolo economico-finanziario che il massimo campionato recita essendo il maggiore contribuente che a cascata porta benefici alle leghe inferiori, dilettanti compresi. Quest’ultimi inoltre sono quelli con il peso maggiore nelle elezioni federali visto l’alto numero di delegati che esprimono.Una posizione quella dei club di A confermata e ribadita anche da Simonelli stesso in una lunga intervista a Il Corriere della Sera: «Siamo la locomotiva del movimento, anche se abbiamo un peso elettorale limitato, pari al 18%. Vogliamo che ci venga riconosciuto un ruolo centrale, di guida. Come? Iniziamo dal dire che un tempo tutti i presidenti federali erano espressione della A, negli ultimi anni non è più avvenuto. Non solo: non abbiamo vicepresidenze in federazione, eppure versiamo 130 milioni l’anno per garantire il funzionamento di tutto il movimento».Simonelli ha parlato anche della possibile candidatura di Malagò, che sembra essere il grande favorito per succedere a Gravina: «È prematuro sbilanciarsi sui profili, Malagò è senz’altro uomo di grande esperienza ed è il dirigente di maggior autorevolezza che abbiamo in Italia. Sono suo amico e ho letto che ci sarebbe disponibilità da parte sua a rivestire la carica da presidente della FIGC. È ben visto da larga parte del sistema ma è prematuro investirlo come candidato della A, è necessario attendere l’input dei club. Ci ho parlato nei giorni precedenti alla partita in Bosnia. Successivamente no, non ci siamo sentiti, lo considero una forma di rispetto dei miei presidenti. Conosco i miei doveri, le dinamiche di un’istituzione come la Lega, ho una certa esperienza, quindi è giusto che prima di prendere in esame una eventuale candidatura riceva un mandato dall’assemblea di Lega». Su un possibile candidato nominato direttamente dalla Serie A: «Non nego che c’è chi preferirebbe un ex calciatore per una questione di riconoscibilità all’estero e di conoscenze specifiche delle dinamiche di campo».Non può mancare una riflessione sulla mancata qualificazione ai Mondiali: «È stata una grande delusione, non me l’aspettavo proprio. Mi ero approcciato alla sfida con ottimismo. Ora, superato lo choc, bisogna rimboccarsi le maniche per riportare l’Italia ai fasti del passato. Una volta quando la Nazionale rientrava nel Paese senza aver conquistato il titolo veniva fischiata, ora sarebbe stato un successo partecipare alla manifestazione. Questo innanzitutto è il segnale del declino: ora bisogna invertire la rotta».«È mancato il rinnovo generazionale rispetto ai giocatori che nel 2021 hanno vinto gli Europei. Ora bisogna lavorare sui settori giovanili, partendo dalle scuole calcio – analizza il presidente della Lega Serie A –. Prima si giocava gratis negli oratori, adesso per iscriversi occorre pagare. È l’aspetto economico a determinare la selezione. E poi occorre abolire la classifica nei campionati delle squadre dei giovani».Sulle riforme da attuare: «Bisogna abbattere i paletti che ora ostacolano l’investimento sui giovani. Per l’acquisto di stranieri non servono garanzie, ma da quando esiste la stanza di compensazione, in caso di compravendita di italiani, occorre presentare delle fideiussioni. Capisco che questo meccanismo era nato per fornire sostenibilità al sistema ma dobbiamo togliere vantaggi economici nel puntare sugli stranieri. Però, non è l’unico rimedio. Siamo riusciti a escludere gli Under 23 italiani dal computo del costo del lavoro allargato. L’obiettivo sarebbe abbassare l’asticella e coinvolgere fino agli Under 24: ora non conviene comprare giocatori italiani. Noi dobbiamo renderlo conveniente. Ne ho già parlato con il ministro dello Sport Andrea Abodi e con la premier, Giorgia Meloni, che tra mille dossier sul tavolo è molto sensibile al tema della ripresa del calcio italiano».Un interlocutore nei prossimi mesi sarà il governo: «Abbiamo già avviato colloqui con il ministero dell’Economia, Giancarlo Giorgetti e Maurizio Leo che abbiamo ospitato in Lega. Chiediamo incentivi per i settori giovanili e la tutela di quelle promesse che dopo essere state formate nei vivai vengono strappate per due lire da squadre straniere. E poi ancora l’abolizione del decreto Dignità e il ripristino di benefici fiscali per acquistare campioni. Da quando il decreto Crescita non è più in vigore è aumentato il numero degli stranieri ma di qualità peggiore rispetto a prima. E poi ci dovrebbe essere riconosciuta una percentuale derivante da giochi e scommesse».Ancora sulla Nazionale: «Non essere negli USA, mercato dove pensavamo di espanderci, comporta un rallentamento sulla vendita dei diritti tv all’estero. Perdere una vetrina del genere significa avere meno introiti, meno risorse per acquistare campioni e quindi meno competitività. Mancato stage prima dei playoff? Facciamo chiarezza: non ci è stato chiesto anche perché la FIGC e il Ct erano ben consapevoli che non c’erano date a disposizione con il calendario compresso. Vorrei aggiungere che nessuna Nazionale che ha fatto gli spareggi ha avuto uno stage. Nel nostro caso, poi, sarebbe stata una riunione ridotta dal momento che quattro dei titolari a Zenica giocano all’estero e non avrebbero partecipato».Sul momento: «Ci deve essere unità di intenti fra le componenti, per scongiurarlo. Bisogna sedersi al tavolo per trovare un nome e soprattutto un programma condiviso. Bisogna imparare da chi ha svolto un eccellente lavoro. Speriamo di avere presto un Sinner anche nel calcio». Infine, una battuta sugli arbitri: «Dobbiamo elevare il livello. Prima i nostri fischietti erano i più bravi al mondo, mi riferisco a Collina e Rosetti. Ora lo standard qualitativo si è abbassato, ecco perché stiamo pensando al professionismo. Se vogliamo essere credibili, occorre che tutti gli attori in gioco siano professionisti, come avviene in Inghilterra».Developed by 3x1010