Social e minori, corsa dei partiti per introdurre nuove regole. Perché stavolta potrebbe funzionare

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Il caso dello studente tredicenne che ha accoltellato la sua insegnante postando il video su Telegram, le recenti sentenze statunitensi sugli effetti degli algoritmi e le contromosse della Commissione europea per spingere gli Stati membri a regolamentare i social. L’attualità riporta al centro del dibattito il tema dell’accesso alle piattaforme per i minori e, di riflesso, anche in Parlamento si registra un nuovo attivismo trasversale. Le iniziative già esistenti sulla questione, in realtà, non mancano: tra Camera e Senato giacciono diversi disegni di legge, sostenuti anche da larghe maggioranze. Ma nessuno, finora, è riuscito a completare l’iter. E così, il tema torna in agenda. Sono di questi giorni due nuove proposte di legge, in qualche modo complementari. Da un lato c’è quella della segretaria di Noi Moderati Mara Carfagna, che punta a intervenire direttamente sull’accesso ai social da parte dei minori. Dall’altro quella del Pd, a prima firma di Antonio Nicita, che allarga lo sguardo al funzionamento e al ruolo degli algoritmi.La proposta di Noi ModeratiL’idea di Carfagna prevede un divieto assoluto di accesso ai social per gli under 13 e un regime “protetto” per la fascia tra i 13 e i 16 anni, con limitazioni su contatti, messaggistica e raccomandazione dei contenuti, oltre al rafforzamento dei controlli parentali. «Sappiamo che il mondo digitale rappresenta una fonte di rischio per bambini e adolescenti, per il loro sviluppo psico-fisico», spiega la deputata. «L’abuso dei social network ha un impatto devastante sulla salute mentale dei minori. Esistono già delle norme, ma sappiamo che spesso vengono aggirate e che vanno quindi aggiornate». L’obiettivo dichiarato è arrivare «entro il 2027 a una buona legge che protegga i minori e aiuti le famiglie», a partire da un punto chiave: la verifica dell’età, che verrebbe affidata a un regolamento dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. «Noi offriamo al dibattito qualcosa di nuovo, c’è una garanzia di condivisione e ci auguriamo che l’iter prosegua”, sottolinea Carfagna, interrogata sulla possibilità di dialogare sul testo anche con l’opposizione.L’idea dei demPer ora i punti di partenza sono distanti. L’approccio dem si concentra meno sull’anagrafe e più sull’architettura delle piattaforme. «È urgente intervenire su un buco normativo che esiste anche a livello europeo: la regolazione degli algoritmi, non solo dei contenuti», spiega a Open Nicita. La proposta di legge presentata dal Pd introduce il principio per cui i sistemi che selezionano quali contenuti suggerire non sono neutri ma frutto di scelte che possono «creare dipendenza, influenzare e manipolare». Per questo vengono definiti come pratiche potenzialmente dannose e sottoposti a obblighi di trasparenza e a poteri di controllo e sanzione in capo all’Agcom.Nel testo trovano spazio anche misure specifiche per i minori, come una tutela rafforzata e l’idea di una verifica dell’età “a monte”, a livello di sistema operativo o di store digitali. «Ci siamo concentrati troppo sui contenuti senza capire l’impatto degli algoritmi», osserva il senatore, rivendicando un approccio complementare rispetto alle proposte che puntano ai divieti: «Una è la patente, l’altra è il codice della strada».Non a caso, sul tema esiste già un terreno di convergenza tra le forze politiche. «C’è una proposta alla Camera e al Senato sostenuta da più partiti e un approccio bipartisan sul meccanismo di verifica dell’età», sottolinea Nicita. Il riferimento è ai testi gemelli presentati da Marianna Madia del Pd e Lavinia Mennuni di Fratelli d’Italia, rispettivamente alla Camera e al Senato. Il provvedimento, “Tutela dei minori nella dimensione digitale”, punterebbe a introdurre il controllo dell’età e il divieto sotto i 15 anni senza il consenso dei genitori. Ed è tra i più avanzati nell’iter parlamentare, pur essendo fermo in Commissione a palazzo Madama ormai dal 21 ottobre 2025. Ora, però, alla luce della nuova iniziativa presentata da Noi moderati e dal pressing anche internazionale, l’iter potrebbe ripartire. Le altre proposteAccanto a questa, molte altre proposte sull’identificazione degli utenti e l’utilizzo delle piattaforme da parte dei minori giacciono nei due rami del parlamento. Se ne contano almeno otto, oltre alle due nuove in arrivo. Tutte da assegnare alle commissioni o in attesa di iniziare l’esame. Dalla Lega, che ne ha una a firma Alberto Stefani, ora governatore del Veneto, al Movimento 5 Stelle con Valentina d’Orso, passando per Azione con Matteo Richetti e Avs con Luana Zanella. Tutte intervengono con soluzioni diverse e non necessariamente incompatibili tra loro: dal rafforzamento del consenso digitale all’uso dell’identità certificata per verificare l’età, fino a ipotesi di divieti più ampi. Per ora il risultato però resta uno solo: molte proposte, nessuna legge. Mentre all’estero arrivano i primi interventi, in Australia, Francia, Portogallo, quello della regolamentazione dei social network in Italia resta un tema capace di riemergere sull’onda dell’emergenza, ma senza riuscire a trovare la sintesi legislativa.Foto di Erik Lucatero da PixabayL'articolo Social e minori, corsa dei partiti per introdurre nuove regole. Perché stavolta potrebbe funzionare proviene da Open.