La triste Pasqua della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma: quei maxi-schermi vanno tolti

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‹ › 1 / 4 Pubblicità Santa Maria Maggiore - Roma ‹ › 2 / 4 Pubblicità Santa Maria Maggiore - Roma ‹ › 3 / 4 Pubblicità Santa Maria Maggiore - Roma ‹ › 4 / 4 Pubblicità Santa Maria Maggiore - Roma È una delle Basiliche più antiche di Roma, una delle quattro Basiliche maggiori insieme a San Pietro, San Giovanni e San Paolo, dotate di altare papale e di una Porta Santa. Di recente, il suo valore spirituale è cresciuto perché Papa Francesco, devotissimo all’icona mariana “Salus Populi Romani”, si è fatto seppellire proprio qui, una tomba bianca, spoglia, con su scritto solo “Franciscus”.Ebbene, alla vigilia di Pasqua vedere Santa Maria Maggiore, e la piazza antistante, è uno spettacolo triste, che racconta di degrado, indifferenza e insieme del dominio del denaro ovunque possibile. Sulla facciata della Basilica, e anche sul retro, sono stati montati due enormi maxi-schermi pubblicitari. Per la verità, non è la prima volta, erano stati montati in vista del Giubileo, motivandoli con il finanziamento dei restauri in vista appunto dell’anno Santo e poi tolti. Già allora c’era stato un certo scompiglio tra residenti e turisti, perché i due schermi sono enormi e la proiezione di pubblicità di telefoni o di vacanze al mare su una Basilica nata nel 400 era sconcertante. Ma vedere di nuovo gli schermi montati, oggi, appare davvero una beffa e induce una serie di domande.Formalmente forse si può fare, si tratta di pubblicità messe su ponteggi (anche se effettivamente non è chiaro se ci siano restauri in corso, si tratta di un monumento Unesco, appare strano il silenzio della Soprintendenza). Ma al di là dell’aspetto legale, il problema resta etico ed è enorme. Davvero è possibile deturpare una delle facciate religiose più belle del mondo per avere soldi in più? Si sa, le spese sono sempre tantissime, ma il punto resta: chi le ha decise? Chi le ha volute? Perché nessuno si è domandato dell’impatto sia sui residenti che sulla comunità cristiana nel suo complesso? Poche settimane fa ha fatto visita alla Basilica, con cui la Spagna ha legami storici, re Felipe VI di Spagna. Chissà cosa avrà pensato, arrivando di fronte alla Basilica affollata di immagini luminose di oggetti da comprare.In verità, alle maxi pubblicità su edifici storici di ogni tipo, a Roma, ormai siamo abituati, sembra un tributo da pagare, soldi che entrano, sempre la stessa storia. Ma sulle Basiliche, specie le maggiori, questa cosa non dovrebbe essere possibile. C’è chi parla di “pratiche simoniache” e in effetti se dobbiamo stare al Vangelo non è che siamo poi così lontani. Passo dopo passo, si potrebbero aprire le Chiese, che sono tantissime e spesso semivuote, per attività non religiose, magari farci un bar (questo già accade in alcune chiese non cattoliche del nord Europa). E poi se è lecito coprire Santa Maria Maggiore di pubblicità di ogni tipo, con tanto, anche di enorme inquinamento luminoso, allora si può fare lo stesso con San Pietro (in effetti era successo sui palazzi di Via della Conciliazione, con polemiche, esposti e rimozioni), oppure su tutte le migliaia delle Chiese di Roma (anche qui, ci sono casi).Poi, a dirla tutta, il degrado della piazza non si ferma lì. Si affacciano proprio sulla piazza alcuni dehors, ovvero bar con tavolini, di plastica bianca, orribili. Sono lì da anni, e raccontano dell’annosa querelle delle OPS, ovvero le occupazioni di suolo pubblica da parte di bar e ristoranti, una storia infinita che vede da un lato il governo Meloni concedere continui e grotteschi rinvii delle regole in nome dell’emergenza Covid (siamo arrivati a giugno 2027!), dall’altro un Comune di Roma che tenta di mettere regole, ma non ha abbastanza organico per farle rispettare in tempi veloci (e forse neanche troppa volontà politica). Il risultato è quello che vediamo, arredi orrendi che si affacciano sulla piazza (tempo fa, esasperata, dissi alla proprietaria di un bar di togliere almeno i ciclamini di plastica, santo cielo, eravamo di fronte all’antica Basilica con il corpo del papa. Ci mise dei ciclamini veri, lo apprezzai, ma i tavolini di plastica sono ancora lì).Per non farci mancare niente, ci sono anche delle orride bancarelle. Di due tipi, quelle che vendono gelati e tremendi “panini” per turisti, proprio davanti alla chiesa, e bancarelle di cianfrusaglie poco più indietro, ma sempre sulla faccia. Non so se il Comune – quella degli ambulanti è un’altra eterna battaglia che i residenti perdono sempre perché vincono le note lobby – sia riuscito a far togliere le prime, le seconde di sicuro invece ancora ieri c’erano e tra l’altro la sera accendono luci accecanti, per aumentare l’effetto bazar. Dulcis in fundo, nella piazza non ci sono alberi, aumentando così l’effetto isola di calore d’estate. Nella via invece che dalla piazza porta a Piazza Vittorio, il Comune ha tagliato moltissimi alberi sostituendoli con quelli che al momento appaiono spunzoni mezzi secchi. Chi arriva da lì verso la Basilica così ha uno spettacolo arboreo desolante.Povero Francesco. Perché, in sintesi, quella di Santa Maria Maggiore è una piazza che racconta tanti problemi di Roma. Che parla di degrado, di assenza di cura, di indifferenza anche verso i sentimenti di chi crede, di trionfo becero del soldo sopra ogni altra cosa, di un capitalismo che sembra volersi comprare tutto, anche il sacro, anche quel poco rimasto di sacro, così importante e così fondamentale per ricordare, invece, che non tutto può essere comprato, e soprattutto che i soldi non sono l’unico valore (se non altro perché, alla fine della nostra vita, non potremo portarceli dietro). E comunque, almeno bisognerebbe fare un’operazione di comunicazione trasparente alla cittadinanza. Spiegare perché e per quanto. Convincerci, soprattutto, del fatto che fosse davvero necessario. Perché ormai proteggere tutto ciò che possiamo dalla seduzione mortifera del consumo costante non è neanche solo un dovere. Ma, direi, quasi una questione di sopravvivenza etica, psicologica e spirituale.L'articolo La triste Pasqua della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma: quei maxi-schermi vanno tolti proviene da Il Fatto Quotidiano.