Nikolaj Semënovič Leskov, Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, Traduz. dal russo Margherita Crepax, Passigli“Si trovano, a volte, dalle nostre parti, caratteri così terribili che, anche molto tempo dopo averli incontrati, non si può non provare, ricordandone alcuni, un fremito di paura nell’anima. Al novero di questi appartiene la mercantessa Katerina L’vovna Izmajlova, che fu protagonista un giorno di un dramma atroce, dopo il quale i signori della nostra nobiltà, seguendo l’esempio di qualcuno di loro, presero a chiamarla «la lady Macbeth del distretto di Mcensk».”Meno di un centinaio di pagine, un pugno nello stomaco, un racconto straordinario. Si legge (ad andar lenti) in un paio d’ore. Più difficile elaborarlo e metabolizzarlo. Non lasciamoci ingannare dalla trama semplicissima e lineare e che può apparire forse anche persino banale. Sono cento pagine di una potenza narrativa rara.Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk è la storia di una passione tragica e senza via di scampo che ha per protagonista Katerina L’vovna Izmajlova, giovane moglie di un ricco mercante del distretto di Mcensk la quale, per vincere la noia ma soprattutto la solitudine determinata dal fatto di essere tenuta sempre segregata in casa dal suocero e dal marito che la trattano come una serva, che vedono in lei solo la futura fattrice di un erede, che le impediscono qualsiasi svago anche il più innocente, si innamora di un lavorante del marito.Di famiglia poverissima, sposata (in realtà è stata letteralmente comprata con l’unico scopo di ottenere un erede) ancora adolescente al ricco mercante Izmajlov di Tuskar nella provincia di Kursk, Katerina trascina le sue giornate relegata nella grande casa e lasciata troppo spesso sola con il suocero rozzo, ignorante e fin troppo chiaramente non insensibile alla bellezza della giovane nuora che sedurrebbe molto volentieri se solo l’età avanzata non glielo impedisse, Katerina appare infelice e segretamente inquieta, immersa nel silenzio della casa circondata dal lavoro monotono dei contadini nei campi. Fino a quando un giorno scendendo in cortile tra i contadini non incontra il giovane e aitante Sergej (“così giovane e bello”…), un nuovo dipendente assunto da poco più di mese.Per Katerina è subito amore divorante ed assoluto. In Sergej vede l’uomo della sua vita, la sua salvezza mentre da parte sua l’uomo si rivela subito – attraverso le parole con cui la serva Aksinja avverte Katerina del fatto che questo Sergej ha l’abitudine di farsi assumere, entrare in contatto con la padrona di casa e sedurla – come un dongiovanni frivolo e superficiale. L’ultimo lavoro lo ha perso così: è stato cacciato dal padrone che ha scoperto la tresca con la propria moglie.«Eh! Uno che aveva voglia di divertirsi… loro fanno queste cose così, per divertirsi.» «È con noi da tanto quel ragazzo?» «Quale, Sergej?» «Sì.» «Circa da un mese. Prima era a servizio dai Kopčonov, ma il padrone l’ha cacciato.» Aksinja abbassò la voce e continuò: «Dicono che avesse una relazione d’amore proprio con la padrona… Che coraggio! Tre volte anatema sulla sua anima…».Avvertimento inutile. Lo struggente desiderio di Katerina di una libertà negata assume la forma di un intreccio di passione e lussuria che esplode in una violenza primordiale travolgendo sia lei che il suo amante. Katerina non vuole rinunciare a nulla, non arretra davanti a nulla, non si arrende di fronte a nulla.Leskov – scrittore e giornalista russo di San Pietroburgo – scrive la novella nel 1865, a poco più di trent’anni. Leggere le nefaste conseguenze della passione di Katerina Izmajlova equivale a sprofondare, nonostante l’apparente semplicità delle vicende e la linearità della trama, in un succedersi di fatti degni di un grande noir, in una vicenda apparentemente triviale ma di una potenza rara e sovversiva.Il titolo, è vero, richiama esplicitamente la Lady Macbeth shakespeariana, ma c’è una enorme differenza tra la co-protagonista del dramma di Shakespeare il cui obiettivo è esclusivamente quello di impadronirsi – attraverso la manipolazione del marito Macbeth – del Potere con la P maiuscola con la Lady dello sperduto ed arretrato distretto dell’impero zarista. La Katerina di Leskov è alla disperata ricerca di vita e libertà, non di potere; la sua “noia”, espressa più volte e rappresentata in modo accorato all’inizio del racconto evidenzia con grande efficacia le contraddizioni sociali di un contesto sociale e politico che comunque è però molto diverso dal quello dell’Inghilterra della tragedia di Shakespeare.Di storie di adultere, della loro caduta e castigo la letteratura dell’Ottocento non è certo avara. Da un capo all’altro dell’oceano, figure femminili che trasgrediscono e sovversive rispetto alla concezione borghese della famiglia abbondano. Da Anna Karenina ad Hester Prynne, da Emma Bovary ad Effi Briest (e quante altre potremmo aggiungerne) non c’è che l’imbarazzo della scelta.Ma la fedifraga Katerina di Nikolaj Leskov ha poco da spartire con le eroine di Tolstoj, Hawthorne, Flaubert, Fontane. Katerina Izmajlova è donna dannata e irredimibile. Una che non si arrende nemmeno di fronte alla morte, che non arretra nemmeno di fronte alla propria, di morte.La passione estrema di Katerina, assoluta e che non esita nemmeno un attimo di fronte ad una serie di delitti (del quale uno particolarmente straziante e dall’effetto, nel lettore, decisamente devastante) esprime, a me pare, una passione totalizzante ed assoluta difficilmente comprensibile in pieno per noi europei, un eccesso forse (azzardo) tipicamente… slavo?La giovane Katerina Izmajlova tutto sacrifica – fino all’efferatezza – per l’uomo che elegge a suo idolo. O forse sarebbe meglio dire, ricordando lo Stendhal del De l’amour, che Sergej è per lei l’uomo attorno al quale “cristallizza” il suo desiderio di amare e di essere amata idealizzando l’essere amato ed attribuendogli virtù che non possiede facendo dunque dell’innamoramento un processo di alterazione della percezione della realtà. Il bel Sergej infatti, l’uomo così ciecamente amato viene fin da subito rappresentato da Leskov come una figura grottesca per il suo frivolo dongiovannesimo, interessato al denaro, pavido di fronte al pericolo e pronto a qualsiasi tradimento mentre la giovane Katerina L’vovna Izmajlova incarna tutta la potenza e la sovversione della passione sanguinaria, una donna indomita e sulfurea, tutt’altro che soccombente.Katerina compie azioni che non possono essere perdonate, non la si può in alcun modo assolvere (penso soprattutto a quel delitto che per me rappresenta davvero una svolta nel racconto, un decisivo punto di non ritorno nel suo comportamento criminale) ma… la si può comprendere.La si può e la si deve comprendere perché abbiamo a che fare con una figura altamente tragica intrappolata dalla noia, dalla mancanza assoluta d’amore o di semplice affetto, privata dalla società, dal contesto ambientale, da un marito e da un suocero ignoranti, rozzi, prevaricatori e crudeli di alcun mezzo che possa in qualche modo alleviare la sua solitudine, alimentare la sua mente e alleviare il suo tormento. Nelle vicinanze non ci sono teatri, in casa non ci sono libri da leggere se non le vite dei santi, la musica è presente solo nelle volgari canzonacce delle tavolate di uomini ubriachi.la noia senza limiti di quel chiuso terem di mercanti, circondato da un’alta staccionata e custodito da cani da guardia, più di una volta aveva riempito il cuore della giovane mercantessa di un’angoscia che arrivava ad assopirle la mente[…]lei rimane sola a vagabondare di stanza in stanza. Tutto è pulito, tutto è silenzioso e vuoto, le lampade brillano davanti alle icone, e non si sente un suono, un rumore, né una voce umana. Passeggerà, passeggerà Katerina L’vovna per le stanze vuote, comincerà a sbadigliare per la noia e si arrampicherà sulla stretta scala che porta alla sua alcova nuziale, nella torretta. Anche lì rimarrà seduta per un po’ a guardare dalla finestra i garzoni che appendono la canapa nei granai o riempiono i sacchi di farina. Di nuovo le verrà voglia di sbadigliare e ne sarà felice: potrà fare un sonnellino di un’oretta o due, e poi si sveglierà. Di nuovo si sentirà invadere da quella noia russa, la noia delle case dei mercanti, che fa sembrare divertente l’idea di stringersi una corda intorno al collo. Di leggere Katerina L’vovna non aveva voglia, e di libri, a parte le vite dei santi di Kiev, in casa non ce n’erano. Nella ricca casa del suocero, Katerina L’vovna aveva trascorso così, in quei cinque anni di matrimonio, un’esistenza noiosa. Ma nessuno, come sempre accade, aveva prestato o prestava a quella sua noia la minima attenzione.E’ così che la sua passione diventa micidiale forza distruttiva. Non per sete di potere. Quello che esplode è il potente contrasto tra la vita interiore della protagonista ed il grigio ambiente provinciale, un patriarcato cieco e crudele, il sistema opprimente della Russia del XIX secolo in cui la repressione delle più normali istanze femminili erano crudelmente calpestate anche se, a volte, anche inconsapevolmente.Ho trovato la narrazione di questa storia sordida e selvaggia perfetta per ritmo incalzante, per l’ineluttabilità con la quale vengono presentati e rappresentati gli eventi che si succedono in un crescendo martellante, inesorabile. Insomma, un gioiello di ritmo e di forma…Ma è decisamente meglio lasciare la parola a Dmitrij P. Mirskij che nella sua bellissima Storia della letteratura russa sottolinea le “immagini di passione e malvagità senza scampo” presenti nel racconto e definisce Una lady Macbeth del distretto di Mcensk (1865) un “forte studio sulla passione criminale di una donna e sulla gaia e cinica mancanza di scrupoli del suo amante […] il racconto è immerso in una luce fredda e crudele e scritto con sostenuta, naturalistica oggettività”In Considerazioni sull’opera di Nikolaj Leskov (in Angelus Novus) Walter Benjamin da parte sua affermava che “Non c’è nulla che assicuri più efficacemente le storie alla memoria di quella casta concisione che le sottrae all’analisi psicologica […] è infatti già la metà dell’arte di narrare, lasciare libera una storia, nell’atto di riprodurla, da ogni sorta di spiegazioni”. In questo Leskov è maestro, perché lo straordinario, il meraviglioso e l’inquietante è riferito con estrema precisione, senza mai imporre il nesso psicologico degli eventi al lettore che resta “libero di interpretare la cosa come preferisce”.Non per niente Dmitrij Šostakovič fece, di Katerina Izmajlova, la grande protagonista della sua meravigliosa opera Una lady Macbeth del distretto di Mcensk, uno dei suoi capolavori ed un capolavoro della musica del ’900.Ma questa è un’altra storia…Portrait of Nikolaj Leskov (1831-95), 1889 (pencil on paper) by Repin, Ilya Efimovich (1844-1930)pencil on paper29.7×20.2Pushkin Museum, Moscow, RussiaRussian, out of copyright