Si fa curare con l’omeopatia, il fratello deve donarle un rene. L’incubo col medico suggerito dal fisioterapista: quanto deve pagare

Wait 5 sec.

Una donna affetta da lupus eritematoso sistemico si è ritrovata prima in emodialisi trisettimanale, poi costretta a un trapianto di rene donato dal fratello, dopo aver interrotto le terapie farmacologiche su indicazione di un omeopata fiorentino. Il Tribunale civile di Firenze, come riporta il Corriere Fiorentino, ha condannato il medico a risarcirla. I giudici non hanno creduto al medico, secondo cui era stata la paziente a smettere di prendere i farmaci per passare a quelli omeopatici.Le terapie prescritte in ospedale, poi l’incontro con l’omeopataLa vicenda, ricostruita nella sentenza, parte dal 2015: la donna era in cura con trattamenti immunosoppressivi prima all’ospedale Bambin Gesù di Roma, poi al Polo ospedaliero di Pisa. Nel marzo 2016 si rivolge a un medico di base e omeopata fiorentino, presentatole dal fisioterapista che l’aveva seguita durante il periodo romano. Al primo incontro nello studio di Firenze, l’11 marzo 2016, il medico le garantisce la guarigione attraverso il proprio metodo, a condizione però che sospendesse tutte le terapie farmacologiche in corso, che secondo lui «non solo impedivano la guarigione, ma provocavano gravi danni all’organismo».Lo stop dei farmaci e il pentimento tardivoLa donna ha prima ridotto i dosaggi, poi a maggio 2016 ha smesso completamente di assumere gli immunosoppressori. Le cure omeopatiche non hanno prodotto alcun miglioramento e a febbraio 2017 la paziente è tornata al Polo di Pisa riprendendo la terapia farmacologica. Ma il danno era fatto, perché nel 2018 è stata sottoposta a emodialisi trisettimanale e nel gennaio 2019 si è reso necessario «il trapianto di rene da soggetto vivente e consanguineo», con il fratello come donatore.Perché l’omeopata è stato condannato al risarcimentoIl medico si è difeso sostenendo che fosse stata la paziente a decidere autonomamente di sospendere i farmaci. Ma il giudice Massimiliano Sturiale non gli ha creduto. Nella sentenza si legge che «può ritenersi raggiunta la prova del nesso causale tra la sospensione del trattamento farmacologico e il processo di riacutizzazione della patologia cronica sofferta dalla donna, fino all’exitus più grave consistito nel trapianto del rene». Una perizia medico-legale disposta dal tribunale ha quantificato il danno. La donna è stata rappresentata dagli avvocati Gabriele Melani e Francesco Alagna.Foto di HeungSoon da PixabayL'articolo Si fa curare con l’omeopatia, il fratello deve donarle un rene. L’incubo col medico suggerito dal fisioterapista: quanto deve pagare proviene da Open.