Sono dieci, nel momento in cui si scrive, i feriti che Emergency ha già soccorso. Ma dopo la nuova escalation militare tra Afghanistan e Pakistan, con raid di Islamabad su diverse aree del Paese confinante, compresa la capitale Kabul, la situazione non può che essere considerata “in divenire“. Lo spiega a Ilfattoquotidiano.it Alessandro Migliorati, responsabile logistica della ong italiana storicamente presente nel Paese centroasiatico, che racconta come per le strade della capitale sia tornata immediatamente la preoccupazione di una nuova guerra, dopo cinque anni di scontri molto ridotti con la conquista del potere da parte dei Taliban.Qual è in questo momento la situazione a Kabul e nelle aree dove siete presenti? Quanti interventi avete già compiuto?Emergency ha una presenza abbastanza capillare sul territorio afghano, abbiamo già soccorso dieci persone da stamattina. Quattro vengono direttamente dalla capitale, più precisamente dall’area orientale di Pul-e-Charkhi, mentre altri sei sono stati trattati dal nostro punto di primo soccorso a Gardez, nella provincia di Paktia, vicino al confine col Pakistan. Si tratta di numeri che potrebbero presto aumentare, data la situazione in divenire, non è ancora chiaro a che livello sia questa escalation.Avete avuto modo di raccogliere le impressioni della popolazione, almeno a Kabul? Qual è il clima in città?C’è molta preoccupazione per le possibili conseguenze nel quotidiano di una città, un Paese, che ne ha già passate tante. Si sentono già esternazioni di timore di un ritorno al passato anche tra colleghi. Siamo stati svegliati alle 3 di notte dalle bombe pakistane alle quali sono seguiti i colpi della contraerei afghana, costringendoci a chiuderci nei compound. Ci raccontano di scontri molto più intensi nelle zone di confine, dove abbiamo diverse cliniche, ed è lì che si concentrerà il nostro lavoro. Per quanto riguarda la popolazione, il timore maggiore è quello di perdere di nuovo una parvenza di normalità recuperata solo dall’agosto del 2021. Il Paese affronta una crisi tremenda, ma ci sono persone che dopo 40 anni di guerra hanno riavuto la possibilità di spostarsi senza il timore di essere ammazzate. E il pensiero di doversi di nuovo chiudere all’interno dei confini di una città o di un villaggio preoccupa. Una nuova guerra spingerebbe questo Paese, queste persone, in un burrone.Avete avuto modo di parlare con le autorità locali? Avete già ricevuto delle direttive?No, non abbiamo ancora parlato con loro perché non siamo usciti dal compound e non siamo stati contattati. Ma alcuni colleghi ci hanno parlato di preoccupazione diffusa. Anche per strada, dove si vedono capannelli di persone che parlano di ciò che è successo e, soprattutto, di ciò che potrebbe succedere. Diciamo che in città c’è preoccupazione diffusa.X: @GianniRosiniL'articolo Guerra Afghanistan-Pakistan, Emergency: “Svegliati di notte dalle bombe. La popolazione teme un ritorno al passato” proviene da Il Fatto Quotidiano.