Durante i giorni di Sanremo, in Italia non si parla d’altro, la kermesse monopolizza l’attenzione degli italiani. Non è solo il Festival della canzone, ma un vero e proprio rito collettivo. L’eco mediatica del festival è enorme e può essere sfruttata anche per veicolare un messaggio prezioso: la musica fa bene alla salute. Il valore della musicoterapia Negli ultimi anni la musicoterapia si è infatti affermata come intervento clinico complementare nei disturbi neuropsichiatrici dell’età evolutiva, sostenuta da un numero crescente di evidenze scientifiche. La spiegazione risiede nel modo in cui il cervello elabora l’esperienza musicale. La musica attiva contemporaneamente circuiti legati al linguaggio, alla memoria, all’attenzione, alle emozioni e alla motricità, coinvolgendo sia strutture corticali sia sottocorticali. In un cervello in sviluppo, questa attivazione globale rappresenta un potente stimolo neuroplastico, particolarmente utile nei bambini che presentano difficoltà di integrazione tra funzioni cognitive ed emotive, come accade nei disturbi del neurosviluppo.Uno spazio comunicativo condivisoLa musicoterapia in ambito pediatrico non consiste solo nell’ascolto passivo di brani musicali, ma “in un processo relazionale condotto da un professionista formato”, spiega Maria Nicoletta Aliberti, responsabile dei centri per l’età evolutiva del Gruppo Ini. “Attraverso il canto, l’improvvisazione sonora, il movimento ritmico e l’uso di strumenti musicali, il terapeuta costruisce uno spazio comunicativo condiviso nel quale il bambino può sperimentare nuove modalità di espressione e relazione”, aggiunge Aliberti. Proprio la dimensione relazione rappresenta l’elemento terapeutico più rilevante, poiché “consente di lavorare sulla comunicazione anche quando il linguaggio verbale è compromesso”.Le applicazioni più promettenti Uno degli ambiti nei quali la musicoterapia è maggiormente studiata è il disturbo dello spettro autistico. La musica offre un canale comunicativo alternativo che permette di superare alcune barriere linguistiche e sociali tipiche di questa condizione. Numerosi studi evidenziano miglioramenti nella comunicazione sociale, nella reciprocità relazionale e nell’espressione emotiva, con una riduzione dei comportamenti ripetitivi.Anche nei bambini con disturbo da deficit di attenzione e iperattività emergono risultati promettenti. Gli interventi basati sul ritmo e sulla coordinazione motoria contribuiscono a migliorare la regolazione degli impulsi e l’attenzione sostenuta, probabilmente attraverso la sincronizzazione dei circuiti temporali cerebrali coinvolti nelle funzioni esecutive. Analogamente, nei disturbi del linguaggio e dell’apprendimento, la stretta connessione neurobiologica tra musica e linguaggio consente di lavorare sulla consapevolezza fonologica, sulla memoria verbale e sulla prosodia, con possibili ricadute positive anche sulle abilità di lettura.La dimensione emotiva e psicologica Accanto ai benefici cognitivi, la musicoterapia esercita un impatto significativo sulla dimensione emotiva e psicologica. Nei bambini con patologie neuropsichiatriche si osservano spesso riduzione dell’ansia, miglioramento dell’autostima e maggiore capacità di regolazione emotiva. La possibilità di esprimersi in un contesto creativo favorisce inoltre la costruzione dell’identità e rafforza il legame con i genitori, che possono essere coinvolti nel percorso terapeutico.Sempre più servizi di neuropsichiatria infantile stanno quindi integrando la musicoterapia nei percorsi di cura, riconoscendone il valore come intervento non farmacologico capace di promuovere lo sviluppo globale del bambino. La musica si conferma così uno strumento terapeutico potente, accessibile e profondamente umano.Questo articolo Sanremo, quando la canzone fa bene alla salute: i benefici della musicoterapia proviene da LaPresse