Alzheimer e infiammazione: arrivano nuove informazioni sugli effetti di una molecola prodotta naturalmente dal nostro organismo e studiata per le sue proprietà neuroprotettive e a capacità di modulare infiammazione e dolore. Parliamo della Pea o palmitoiletanolamide.Un nuovo studio della Fondazione Santa Lucia Irccs, pubblicato su ‘Frontiers in Immunology’, mostra che questa sostanza non si limiterebbe a un’azione anti-infiammatoria diretta, ma interverrebbe in modo più mirato su specifiche funzioni del sistema immunitario, con possibili ricadute nell’Alzheimer e nelle patologie neurodegenerative.La reazione delle cellule di pazienti con Alzheimer“Comprendere i meccanismi che scatenano l’infiammazione cronica e riuscire a modularli può avere un effetto protettivo su numerose patologie”, spiega Paola Bossù, responsabile del Laboratorio di Neuropsicobiologia Sperimentale della Fondazione Santa Lucia Irccs e autrice dello studio. “Il nostro modello sperimentale, basato su cellule di pazienti con Alzheimer, mostra che la Pea può contribuire a ripristinare una corretta attivazione del sistema immunitario. Questo risultato ci indica una direzione di ricerca promettente, da sviluppare ulteriormente per individuare strategie terapeutiche sempre più efficaci”.La ricercaLo studio, condotto su cellule di soggetti sani e di pazienti con malattia di Alzheimer, identifica per la prima volta le cellule dendritiche, un particolare tipo di globuli bianchi, come bersaglio della Pea. Le cellule dendritiche possono essere considerate sentinelle dell’organismo: riconoscono segnali di pericolo e guidano la risposta immunitaria, contribuendo anche ad attivare i linfociti T in modo corretto e proporzionato e regolando così anche la risposta infiammatoria, spiegano dal Santa Lucia.Queste cellule, trattate con la Pea, risultano più capaci di comunicare con le altre componenti del sistema immunitario e di avviare una risposta coordinata. Ebbene, diversi studi hanno confermato che un ruolo importante nella progressione dell’Alzheimer spetta all’infiammazione cronica e alla neuroinfiammazione, cioè uno stato infiammatorio persistente che interessa il sistema nervoso. Un ‘rumore di fondo’ che danneggia il nostro cervello. Questo lavoro può essere importante anche in ottica diagnostica e preventiva: una risposta immunologica non adeguata “può essere causa di infiammazione cronica e neuroinfiammazione e può essere rilevabile anche in persone sane o ancora asintomatiche. Per questo ogni molecola o approccio capace di regolare questi processi può diventare di grande interesse per il futuro della medicina delle malattie neurodegenerative”, conclude Bossù.Questo articolo Alzheimer e infiammazione, un interruttore naturale aiuta a ‘spegnere’ l’incendio proviene da LaPresse