Per una buona notizia, ce ne sono almeno due cattive. Non c’è giorno in cui Stellantis possa festeggiare in santa pace. Il gruppo automobilistico franco-italiano controllato da Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann, brinda per i dati delle vendite di automobili in Europa andando in controtendenza rispetto al mercato. Ma deve fare i conti con un balzo delle elettriche – trascinate dalle cinesi – che hanno ormai raggiunto un quinto del totale delle nuove vetture acquistate nel Vecchio Continente, proprio mentre l’azienda fa marcia indietro su questo tipo di alimentazione e rispolvera addirittura il diesel. E dall’Italia arriva un’altra brutta notizia: come anticipato a fine gennaio da Ilfattoquotidiano.it, la fabbrica di Cassino prolunga lo stop produttivo con un nuovo fermo dal 27 febbraio al 6 marzo per i reparti di lastratura, verniciatura e montaggio.I dati delle venditeA gennaio, dati Acea, Stellantis ha venduto 145.750 auto, il 9,1% in più rispetto alle 133.579 piazzate nello stesso mese dello scorso anno. Merito soprattutto dei modelli Fiat, che con 28.992 vetture (+31,3% sullo stesso mese del 2025) scelte dai consumatori diventando il secondo marchio del gruppo dietro Peugeot. La crescita permette al gruppo di raggiungere una quota di mercato del 18,2% (era il 16,1% un anno fa) anche grazie a un arretramento generale delle vendite, calate a 799.625 unità. A gennaio 2026 sono quindi state immatricolate circa 40mila unità in meno delle 831.945 del medesimo mese 2025 (-3,9%). Stellantis dunque va in controcorrente in un momento di difficoltà del mercato europeo, grazie anche ai numeri delle vendite totali in Italia che fanno registrare un incremento del 6,2%: si tratta del miglior risultato tra i grandi mercati del continente, confermando la terza posizione nella classifica europea.Le cattive notizieLe buone notizie per Stellantis, tuttavia, finiscono qui. Ed è già qualcosa, va detto. Ma se si guarda alle tendenze su larga scala in questo inizio di 2026, non si può far notare come la strategia recentemente varata dall’azienda sembri in netto contrasto con le scelte dei consumatori. L’azienda ha varato una controrivoluzione, tornando a spingere sulle motorizzazioni diesel, carburante eclissatosi dopo il Dieselgate. Contestualmente, l’ad Antonio Filosa ha scelto una frenata sull’elettrico costata 22 miliardi di dollari di oneri finanziari che hanno fatto crollare il titolo sui mercati. Per i manager si tratta di scelte che vanno incontro ai clienti. I dati Acea però raccontano un’impennata delle vendite, seppur a macchia d’olio, delle auto Bev, cioè quelle totalmente elettriche: in Europa – senza considerate mercati piccoli ma ormai totalmente conquistati come la Norvegia – ne sono state immatricolate 154.230, il 24,2 per cento in più delle 124.206 di gennaio 2025. A conti fatti, il 19,3% del totale di vendite: una nuova auto ogni cinque messa su strada in Europa è full electric. Il diesel invece continua ad arretrare (è passato da 83.026 unità a 64.550) e rappresenta appena l’8,1 per cento del market share.E Cassino non lavora piùGuardando all’Italia, le elettriche continuano a stentare (6,6% del totale) ma hanno comunque raggiunto una quota di mercato identica al diesel. Ne sono state vendute 9.423 a gennaio (erano 6.698, +40,7%) mentre con l’alimentazione che ri-piace a Stellantis sono state immatricolate 10.726 auto (erano 12.792 un anno fa, -16,2%). La strambata voluta dall’amministratore delegato, che il 21 maggio presenterà il nuovo piano industriale, è quindi tutta da verificare. Soprattutto, ci sarà da capire la ricaduta sugli impianti italiani. In tutte le fabbriche ci saranno ammortizzatori sociali almeno fino al termine dell’estate, anche se l’avvio della produzione della 500 ibrida e della Jeep Compass ha portato lievi miglioramenti nei siti di Mirafiori e Melfi, dove si parla del ritorno di un secondo turno di lavoro. Chi vede sempre più nero è invece Cassino, la plant in provincia di Frosinone che ha solo vecchi modelli assegnati e con volumi di vendita ormai marginali. Nelle scorse ore, l’azienda ha comunicato la chiusura dei reparti di montaggio, verniciatura e lastratura fino dal 27 febbraio al 6 marzo. A conti fatti, i dipendenti di Cassino – ammesso che tornino ad assemblare il 7 marzo – avranno lavorato su un unico turno appena 13 nei primi 67 giorni del 2026. La fabbrica è sempre più appena a un filo.L'articolo Stellantis respira: vendite su a inizio anno ma Cassino chiude ancora. E l’azienda spinge il diesel mentre l’elettrico avanza proviene da Il Fatto Quotidiano.