Sanremo 2026, le Super-Pagelle della finale: Sal Da Vinci vince e trasforma l’Ariston in un matrimonio nazionale

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La finale di Sanremo 2026 non è stata “la serata più spettacolare”: è stata la serata più definitiva. Definitiva per Carlo Conti, che chiude un’era con una conduzione istituzionale, quasi da cerimonia; definitiva per il Festival stesso, che decide di trasformare il futuro in una presenza fisica, seduta in platea: Stefano De Martino, annunciato in diretta come prossimo conduttore e direttore artistico.Attorno, la macchina sanremese gira a pieno regime: 30 esibizioni, una scaletta sterminata, la sensazione che la finale sia un traguardo ma anche una resa dei conti. E infatti, più che una serata “spumeggiante”, è una lunga passerella con picchi precisi, momenti che interrompono il ritmo e gli danno un senso, fino a un verdetto che arriva tardi, quando l’Italia è già nella fase “ok, ditemi chi ha vinto e poi ne parliamo domani”. E invece il vincitore è uno che non aspetta il domani: entra, si prende il palco e fa cantare tutti.Sanremo 2026, Levante e Gaia si baciano all’Ariston: il bacio quasi-censurato dalla Rai che fa esplodere il webFoto: Virginia BettojaLe Super-Pagelle della finale di Sanremo 2026 Sal Da Vinci – “Per sempre sì”: 110 e lodeHa vinto perché ha portato sul palco qualcosa che a Sanremo, quando funziona, è imbattibile: un rito collettivo. Per sempre sì non si limita a essere una canzone, è una scena: la promessa, il coro, l’energia che rimbalza in platea, l’Ariston che si muove. E nella notte della finale, quando la stanchezza appiattisce tutto e il Festival rischia di diventare solo maratona, lui fa l’opposto: semplifica.Il dato è netto: 22,2% nella top 5. Ma la sensazione è ancora più netta: sembra il brano che il pubblico conosce già, anche se lo sta ascoltando lì, in quel momento. È un pezzo che “si comporta” da vincitore. E infatti vince.Sayf – “Tu mi piaci tanto”: 109/110Arriva secondo, 21,9%, praticamente attaccato al primo. È la vera sorpresa che smette di essere sorpresa e diventa realtà: Sayf regge la pressione della finale e aggiunge uno dei momenti più teneri e sanremesi della serata, quando prende per mano la mamma e la porta sul palco, chiudendo con un abbraccio lungo. È il gesto che, in una finale così lunga e carica, riporta tutto su un livello umano e diretto.Non è “solo” un piazzamento: è la consacrazione di un percorso che in questa edizione ha preso quota serata dopo serata.Ditonellapiaga – “Che fastidio!”: 108/110Terza con 20,6%, e con un Festival da protagonista. In finale conferma la sua cifra: ritmo, presenza, e quella capacità di trasformare un elenco in un manifesto che si stampa in testa. In una serata in cui molte esibizioni scorrono come capitoli di un libro molto lungo, lei resta un paragrafo che si sottolinea da solo. È uno di quei casi in cui la posizione racconta una verità: ha inciso.Arisa – “Magica favola”: 106/110Quarta con 18,9%. Arisa porta la voce come arma definitiva: non deve inventarsi altro, non deve strafare, non deve aggiungere “effetti speciali”. Sta in scena e rende credibile il racconto, e in una finale che alterna festa e peso emotivo, la sua interpretazione resta solida, centrata, con quella qualità rara: sembra sempre un momento importante.Fedez & Masini – “Male necessario”: 105|110Quinti con 16,5%. Il loro è un piazzamento che fotografa bene l’impatto: stanno in alto, restano in alto, e chiudono nella top 5 senza l’effetto “shock” ma con la sensazione di aver occupato stabilmente uno spazio. Sono stati tra i più attesi e, nel bene e nel male, in finale si sono presentati come coppia compatta: non un’idea estemporanea, ma un’intesa che sul palco tiene.Kim Kardashian torna sul piccolo schermo: dopo il flop di “All’s Fair”, un nuovo progetto con Ryan MurphyFoto: Virginia BettojaI momenti che hanno definito la finale di Sanremo 2026La finale si apre con un tono insolito, più serio, più istituzionale. Carlo Conti, Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti danno il via alla serata con quella postura da “serata conclusiva” che non cerca il caos, ma l’ordine. È come se tutto fosse pensato per dire: stiamo chiudendo un capitolo. E il capitolo è davvero quello di Conti, perché lungo la serata si sente la sensazione di fine corsa, quasi di saluto.Il momento che cambia il Festival arriva quando Gino Cecchettin sale sul palco dalla platea. La serata si ferma, e non è un “intervento” come gli altri: è una frattura emotiva dentro la festa. Si parla di violenza contro le donne, di femminicidi, di segnali che spesso vengono minimizzati prima che sia troppo tardi: gelosia, controllo, battute sessiste. Il messaggio è chiaro: non è una guerra agli uomini, ma al maschilismo tossico. E quando compare il nome di Giulia, la commozione diventa visibile. In quel passaggio, la finale ricorda a tutti che Sanremo non è solo musica: è la televisione italiana che, per una notte, si prende la responsabilità di dire una cosa davanti a milioni di persone.Poi c’è la scena più cinematografica: Andrea Bocelli che arriva in sella a un cavallo bianco, accompagnato fino all’ingresso dell’Ariston e poi sul palco. È un ingresso che sembra scritto per essere ricordato e raccontato il giorno dopo. Bocelli canta i “suoi” brani sanremesi, Il mare calmo della sera e Con te partirò, e il pubblico reagisce con la standing ovation da grande evento. In una serata lunga, è uno dei punti in cui l’Ariston torna a essere “monumento”.Dopo Nicole Kidman, Keith Urban “divorzia” anche dal suo manager: la fine di due relazioni durate più di 20 anniFoto: Virginia BettojaNel mezzo, il Festival si concede la sua valvola di sfogo comica con Nino Frassica, tra battute e il suo stile surreale, come se la finale avesse bisogno di una pausa d’aria per non rimanere schiacciata dal peso della durata e dei temi. Funziona perché non tenta di rubare la scena alla gara: la alleggerisce, la rende attraversabile.E poi arriva il gesto che più di tutti definisce la chiusura di un’epoca: l’annuncio in diretta del nuovo conduttore e direttore artistico. Conti scende in platea, prende per mano Stefano De Martino e lo investe davanti a tutti. È un passaggio di consegne “in sala”, non in conferenza stampa, non dietro le quinte. È un modo per dire: il Festival non si limita a cambiare, lo dichiara in diretta, mentre ancora sta decidendo il suo vincitore. E questo, per una finale già carica, crea una seconda tensione: non solo chi vince, ma che cosa sarà Sanremo dopo.Infine, il momento più sanremese di tutti: la conclusione tarda, l’attesa, la stanchezza collettiva, e poi l’annuncio. Qui il verdetto è quasi perfetto per questa finale: vince qualcuno che non ha bisogno di spiegazioni complesse. Sal Da Vinci vince perché è immediato, perché si fa amare, perché Per sempre sì è una canzone che si presta al coro, alla platea, al “ripetiamola”. E mentre tutto intorno suggerisce chiusura e transizione, lui fa la cosa più efficace: trasforma l’Ariston in una piccola comunità che canta la stessa frase.Il vincitore di Sanremo 2026: perché Sal Da Vinci ha vinto davveroHa vinto perché Per sempre sì è costruita come un rito: ha una promessa, una frase-simbolo, un ritmo che fa muovere la sala. E soprattutto ha un elemento decisivo in una finale lunghissima: la riconoscibilità emotiva immediata.Quando l’attenzione cala, vince ciò che si capisce al volo. E Sal Da Vinci, in questa finale imprevedibile, è stato l’artista più chiaro: energia, contatto con il pubblico, e quella capacità rara di far sembrare la canzone già parte della vita di chi la ascolta. Non è solo una vittoria di percentuali: è una vittoria di “presa” sull’Ariston.| Da Rumors.it