La Flotilla diventa Convoy, si parte anche dall’Italia con gli aerei per l’Avana: “Rompere l’assedio a Cuba”

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Partiranno anche dall’Italia per essere a Cuba il 21 marzo, sul Malecon dell’Avana, con il “Nuestra America Convoy” che non sarà solo una Flotilla ma appunto “è diventata un Convoy”, annunciano dagli organizzatori. Alcune barche raggiungeranno l’isola da vari porti della regione caraibica, ma arriveranno anche aerei con aiuti umanitari – cibo e soprattutto medicinali e attrezzature mediche, il petrolio purtroppo non è possibile – per provare a “rompere l’assedio”. Come a Gaza. Partono aiuti dagli Stati Uniti, dal Messico, dall’Argentina e da molti altri Paesi tra cui il nostro.“Trump sta facendo a Cuba quello che Netanyahu ha fatto a Gaza”, diceva nei giorni scorsi David Adler, studioso di economia politica e coordinatore di Progressive International, di cui è cofondatore l’ex ministro greco Yannis Varoufakis. Qualche mese fa Adler, ebreo statunitense che vive a Londra, ha partecipato alla Global Sumud Flotilla, era fra i 462 arrestati la notte del 1° ottobre dalle forze israeliane davanti alle coste della Striscia e oggi è fra i promotori dell’iniziativa per Cuba. Lo schema è lo stesso: “Quando i governi applicano punizioni collettive, la gente comune ha la responsabilità di agire”, dice ancora Adler.La Global Sumud, che ad aprile ripartirà per Gaza, partecipa allo sforzo oltre Atlantico. È in campo il brasiliano Thiago Avila e anche Greta Thunberg ha fatto una dichiarazione a sostegno. Tra gli endorsement diffusi dagli organizzatori ci sono quelli dell’ex sindaca di Barcellona Ada Colau – altra ex flotillera -, dell’ex leader laburista britannico Jeremy Corbyn oggi in Progressive International, di Eluan Gibb di Public services international che riunisce centinaia di sindacati dei servizi pubblici nelle Americhe e nel mondo, della parlamentare colombiana María Fernanda Carrascal. Si muovono forze politiche, sindacati e gruppi dai Democratic socialist of America che hanno sostenuto Zohran Mamdani a New York a diversi Paesi dell’America Latina. È una coalizione molto plurale nata dalle relazioni intessute attorno alla Conferenza Nuestra America tenuta a fine gennaio a Bogotà con la partecipazione di rappresentanti, anche governativi, di 20 Paesi della regione, nei quali cresce la preoccupazione per il ritorno a una versione assai brutale di quella che fu la “dottrina Monroe”.Con il taglio delle forniture venezuelane di petrolio dopo la cattura di Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti, Cuba è al collasso: il ritorno dell’isola nell’orbita Usa non è mai stato una prospettiva così concreta. Ma soprattutto “le unità di terapia intensiva e i pronto soccorsi sono compromessi, così come la produzione, la consegna e lo stoccaggio di vaccini, emoderivati e altri farmaci sensibili alla temperatura”, ha scritto l’Alto commissariato Onu per i diritti umani. Esperti delle Nazioni Unite parlano apertamente di “gravi violazioni del diritto internazionale” a proposito degli ordini esecutivi di Donald Trump contro Cuba, ma per il diritto internazionale, si sa, sono tempi assai difficili.“Noi ci stiamo muovendo dall’Italia, stiamo preparando un aereo che partirà da Roma per L’Avana il 17, con scalo a Milano, per rientrare in Italia il 26. Circa 200 posti, stiamo cercando di avere anche lo spazio per imbarcare aiuti: diffonderemo a breve una lista di medicinali che mancano. Al momento è ancora tutto in divenire, stiamo parlando con sindacati, associazioni e forze politiche, presto avremo un quadro completo di chi aderisce”, spiega Nicola Favaro, torinese, portavoce di Let Cuba Breathe/European Convoy. Ha collaborato con l’Aicec (Agenzia di interscambio culturale ed economico con Cuba) che da oltre dieci anni è impegnata nella cooperazione con L’Avana, soprattutto per sviluppare dell’industria del caffè e del cacao: carbon credits, fotovoltaico per ottenere l’indipendenza energetica, biotecnologie per migliorare qualità del caffè. “Aicec in questo momento – racconta Favaro – sta portando avanti, oltre alla cooperazione, una grande campagna di sostegno”. Altri aerei potrebbero forse partire da Spagna e Germania. La quota di partecipazione dall’Italia si aggira poco sopra i mille euro a persona, può scendere se si fanno avanti donatori: la raccolta dei fondi è appena all’inizio.Per certi aspetti, è quasi l’opposto della Flotilla per Gaza. Partire, almeno via mare, sembra più difficile che arrivare a destinazione. Almeno in teoria, infatti, nessuna forza militare dovrebbe fermare le barche che potrebbero prendere il mare dal Messico, dalla Colombia o dalla Repubblica Dominicana – sui porti di partenza c’è una comprensibile riservatezza, anche se poi nulla sfugge alle agenzie Usa – dirette a Cuba con cibo e medicinali. Quindi non c’è motivo di comprare barche “a perdere” come quelle dirette a Gaza, quasi certamente destinate al “sequestro” da parte della Marina israeliana. Contando di riportarle indietro, gli organizzatori stanno cercando di noleggiarle, ma non è facile: chi le ha teme le sanzioni statunitensi e questo sembra essere uno dei motivi per cui sono passati dalla Flotilla al Convoy. Così funziona l’America Latina sempre più “cortile di casa” degli Stati Uniti. L’obiettivo resta quello di imbarcare e portare a Cuba anche via mare quanti più aiuti sarà possibile: se tutto andrà bene il 21 marzo, da L’Avana usciranno barche cubane – ragionevolmente a vela – per andare ad accogliere al largo la flotta della solidarietà.Le cronache dall’isola sono spaventose anche a fronte di un embargo che dura, con alterne vicende, fin dalla rivoluzione castrista del 1959. I Paesi latinoamericani sono minacciati di sanzioni se aiutano Cuba, c’era già carenza di molti beni essenziali e ora non c’è abbastanza carburante per i generatori degli ospedali come per le auto e i bus, manca spesso la corrente elettrica e anche Internet per lo più non funziona. Trump non ci ha girato attorno: “Non ci saranno più petrolio né soldi che vanno a Cuba. Suggerisco fortemente di fare un accordo prima che sia troppo tardi”, aveva scritto a gennaio sul suo social Truth, rafforzando il concetto perfino con qualche maiuscola.Si rincorrono voci sul negoziato che potrebbe portare a un possibile cambio di leadership, in apparenza morbido, sul modello di quanto fatto a Caracas, con il ritorno di Cuba a una sorta di protettorato turistico statunitense come ai tempi di Fulgencio Batista. Si compirebbe la vendetta di Marco Rubio, il Segretario di Stato, figlio di cubani emigrati negli Usa in realtà prima del 1959, che però “rivuole” l’isola. Vedremo.L'articolo La Flotilla diventa Convoy, si parte anche dall’Italia con gli aerei per l’Avana: “Rompere l’assedio a Cuba” proviene da Il Fatto Quotidiano.