Non solo Italia ed Europa: la concorrenza per le imprese farmaceutiche è globale. A ricordarlo è il presidente di Farmindustria Marcello Cattani, invitato a fare il punto sulla ‘questione dazi’ nel corso di un incontro con la stampa di settore. “Nel 2025 abbiamo avuti conflitti, crisi politiche e commerciali con le tariffe, che stanno vivendo un nuovo capitolo. Inoltre il settore farmaceutico sta affrontando la svolta Mfn (Most Favored Nation, politica secondo la quale il prezzo più basso di un farmaco in un panel di Paesi avanzati diventa riferimento per il rimborso Usa, ndr), che sta cambiando i paradigmi e le logiche di localizzazione degli investimenti in ricerca e sviluppo, ricerca clinica e nell’accesso ai nuovi farmaci e vaccini”.Gli Stati Uniti, ragiona Cattani, hanno analizzato le barriere non tariffarie che condizionano la presenza delle proprie imprese al di fuori dei confini nazionali e “i Paesi europei in effetti ce le hanno. L’Italia ha il payback”. Quindi occorre che i governi europei realizzino che “il vecchio schema di gioco è morto se vogliono attrarre ricerca e innovazione”. Per Cattani è fondamentale andare avanti sul cammino intrapreso “dal Governo Meloni, che da una parte punta sull’accesso rapido, e possa mettere il cittadino italiano nelle stesse condizioni di quello tedesco sul fronte dei nuovi medicinali, e dall’altra una nuova logica del valore. Investire in innovazione genera anche risparmi per il sistema. Bisogna misurarli e tenerne conto”, insiste.La logica del valore deve cambiare per attrarre gli investimenti“I tetti di spesa sono lo strumento più rigido e anacronistico che sia stato introdotto” per regolare il settore. “E se a questo si somma il payback, le imprese non posso che avere maggiori difficoltà” a investire in Italia. Insomma, per Cattani “dobbiamo lavorare affinché, grazie al Testo unico sulla farmaceutica cui sta lavorando il sottosegretario Gemmato, si sburocratizzi il settore e si metta un cap al payback, con un percorso basato sul valore”. L’HTA (Health Technology assessment) è la chiave per “uscire da questo meccanismo”. “L’Italia può giocare un ruolo importante” nello scacchiere internazionale, “ma deve avere una logica nuova nell’approccio all’innovazione”, aggiunge Cattani, precisando che “se la soluzione è quella della clausola di salvaguardia obbligatoria, noi siamo contrari”. L’attrattività di un Paese è il combinato disposto di una serie di fattori, ma “l’accesso rapido all’innovazione su tutto il territorio nazionale e il superamento del payback” sono elementi prioritari per le imprese.I dazi Usa e la Cina “elefante nella stanza”Se il capitolo dazi non lascia dormire il Vecchio Continente sonni tranquilli, per Cattani occorre guardare anche alla Cina: “Sta scalando l’innovazione ed è il vero elefante nella stanza. L’Europa deve fare di più”. Occorre una strategia che consenta finalmente al Vecchio Continente di stare al passo con i competitor, mentre all’orizzonte si affacciano “Singapore, Arabia Saudita ed Emirati Arabi: Paesi che hanno scelto di scalare la scienza e si muovono a grande velocità”. L’Europa deve svegliarsi, pena “enormi impatti sui cittadini”.Il termometro delle impreseTornando all’ultimo capitolo della ‘guerra dei dazi’, Cattani sorride e chiarisce: “Siamo fiduciosi e ottimisti come lo eravamo l’estate scorsa (in occasione dell’ultima Assemblea pubblica di Farmindustria, ndr), vista la grande dipendenza degli Stati Uniti dall’importazione anche italiana di farmaci e vaccini”. Questo perché l’impatto di eventuali nuovi dazi Usa “sarebbe immediato, in termini di inflazione e di potenziali carenze di medicinali e, quindi, di impatto sul consenso politico. È un tema molto delicato e sensibile – ammette Cattani – ma quello che è più preoccupante non sono le tariffe, quanto la logica dell’Mfn. Dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo raccolto nel 2025, ma dobbiamo avere anche un piano di export, e l’Italia ce l’ha, come ci ha illustrato di recente il ministro Antonio Tajani. Ora 193 Paesi nel mondo ricevono farmaci e vaccini prodotti in Italia, ma dobbiamo fare di più”, conclude il numero uno di Farmindustria.Questo articolo Dazi e farmaci, accesso precoce e stop al payback priorità delle imprese proviene da LaPresse