Migranti in Albania, rientrerà in Italia il compagno di stanza del giovane morto nel Cpr di Bari: “Non idoneo”

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Khalid Semta, il giovane marocchino di 21 anni che il 12 febbraio aveva assistito alla morte del compagno di stanza Simo Said nel Cpr di Bari, è stato dichiarato non idoneo alla permanenza nel centro di Gjader, in Albania, dove era stato trasferito nei giorni scorsi dal centro barese. La decisione è stata assunta dalla commissione vulnerabilità il 26 febbraio 2026, dopo la richiesta di attivazione inoltrata dal direttore sanitario della struttura gestita dalla cooperativa Medihospes, avviata su sollecitazione del legale del ragazzo, l’avvocato Leonardo Lucente. Saputo del trasferimento a cose fatte, il legale si era subito detto preoccupato per le condizioni del giovane: ansia e shock post traumatico, riportati anche dalla parlamentare del Pd Rachele Scarpa che lo aveva incontrato il 13 febbraio nel Cpr di Bari insieme al Tavolo Asilo e Immigrazione, riferendo di tagli sul corpo causati da atti di autolesionismo.A scanso di equivoci, tribunali e magistrati non c’entrano. E’ il verbale della commissione medica a certificare la presenza di “patologie e sintomi evidenti” che rendono il trattenimento di Semta incompatibile con la vita in una comunità ristretta, richiamando le direttive del Ministero dell’Interno (direttiva Min. Interno del 19 maggio 2022) e le norme sulla protezione dei soggetti vulnerabili. Secondo la valutazione, inoltre, le precedenti certificazioni di idoneità, tra cui quella rilasciata dall’Asl di Bari il 9 febbraio scorso, sarebbero inadeguate poiché non rispettavano i parametri temporali richiesti e mancavano di riferimenti specifici alle reali condizioni psicopatologiche del giovane.Khalid aveva raccontato di aver tentato disperatamente di rianimare il compagno prima dell’arrivo dei soccorsi. Dopo la morte di Said, aveva subito manifestato sofferenza psichica, poi rilevata anche dal personale sanitario a Gjader: disregolazione emotiva e allucinazioni uditive. Nel centro albanese i sanitari avevano inoltre già annotato la dipendenza da psicofarmaci e la presenza di tagli profondi su tutto il corpo, segni di ripetuti atti di autolesionismo, proseguiti anche dopo il trasferimento. Al suo rientro in Italia è interessata anche la famiglia di Simo Said, che attraverso il suo legale ha chiesto l’incidente probatorio per l’acquisizione della sua testimonianza, ritenendola fondamentale per le indagini sul decesso del 25enne. La certificazione medica apre ora la strada al rientro immediato in Italia che, secondo il legale, dovrebbe seguire un iter rapido.L'articolo Migranti in Albania, rientrerà in Italia il compagno di stanza del giovane morto nel Cpr di Bari: “Non idoneo” proviene da Il Fatto Quotidiano.