L’anestesista che lavorava in un ospedale a Lecco nonostante le condanne per omicidio

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L’anestesista Vincenzo Campanile lavorava fino a ieri in pronto soccorso all’ospedale di Merate in provincia di Lecco. Anche se tre anni fa aveva ricevuto una condanna in primo e secondo grado per omicidio volontario. Per la morte di 7 pazienti a Trieste tra il 2014 e il 2018. Secondo l’accusa ha dato a pazienti anziani anestetici accelerandone il decesso. E praticando in sostanza l’eutanasia. La Regione Lombardia l’ha sospeso. Campanile era arrivato all’ospedale attraverso una cooperativa privata.Il provvedimentoLa Regione si è mossa in via cautelativa. Campanile aveva fatto due turni, prima di esser scoperto da qualche collega che evidentemente ha fatto una ricerca in rete e poi ha segnalato la notizia all’azienda sanitaria Asst di Lecco. «Dopo aver appreso la notizia della condanna, comunico che è stata prontamente disposta nei suoi confronti la sospensione immediata dai turni, a tutela dei pazienti e del personale sanitario», ha detto l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso. L’uomo ha ricevuto una condanna a 15 anni e 7 mesi per omicidio volontario. In appello la condanna era stata confermata per 7 casi sui 9 contestati in totale. Ma la Corte ha considerato le attenuanti previste dall’articolo 62 comma 1 del Codice penale; cioè «l’aver agito per motivi di particolare valore morale o sociale».L’indagineGli anziani avevano tutti fra 75 e 90 anni e varie patologie. L’indagine era partita dalla morte di Mirella Michelazzi, 81 anni, deceduta dopo che le era stato dato il farmaco Propofol durante un soccorso in una casa di cura. I giudici avevano negato l’attenuante di «aver agito per motivi di particolare valore morale o sociale». In attesa della Cassazione, la condanna non è ancora definitiva. «È doveroso distinguere tra presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva ed etica della responsabilità che deve guidare chi opera in contesti delicatissimi come un pronto soccorso. Questa vicenda evidenzia ancora una volta le criticità legate al ricorso alle cooperative per il reclutamento di personale sanitario. È intollerabile che le cooperative impieghino personale senza condividere le informazioni con le strutture sanitarie con cui collaborano», ha concluso Bertolaso.L'articolo L’anestesista che lavorava in un ospedale a Lecco nonostante le condanne per omicidio proviene da Open.