di Giorgio BorattoRicordo l’indicazione del presidente Mattarella a cercare la condivisione per le riforme costituzionali: quelle riforme dovrebbero durare e per farlo non dovrebbero essere fatte da una maggioranza politica definita. Il risultato potrebbe essere che ad ogni nuova legislatura; ad ogni nuova maggioranza uscita dalle elezioni si potrebbe cambiare le riforme approvate precedentemente.Quella che si terrà a primavera rappresenterà la quinta volta che il corpo elettorale viene chiamato ad esprimersi sopra una riforma costituzionale votata dal parlamento. In due: quella del 2001 sulla riforma del titolo V relativo all’ordinamento regionale e quella del 2020 relativa alla riduzione del numero dei parlamentari, è prevalso il voto favorevole all’entrata in vigore delle leggi di revisione costituzionali; mentre in altre due – nel 2006 e nel 2016 – proposte rispettivamente da Berlusconi e da Renzi, che prevedevano ampie modifiche della seconda parte della Costituzione, hanno prevalso i voti contrari e di conseguenza non sono entrate in vigore.Cinque occasioni pertanto tutte collocate negli anni 2000, nonostante che revisioni costituzionali nel secolo scorso, nei primi cinquanta anni di vigenza della Costituzione, ci siano state, ma mai era stato chiesto l’intervento del corpo elettorale, anche dopo che la legge 352/1970 aveva dato attuazione ai referendum previsti nel testo costituzionale e nonostante alcune riforme fossero state approvate con la maggioranza assoluta e non dei due terzi.Purtroppo questa nuova riforma sulla Giustizia voluta dalla destra non è stata dibattuta a sufficienza dal Parlamento e ha avuto i tempi contingentati; visto che deve essere seguita da un’altra riforma chiamata del ‘premierato’.In questa riforma della Giustizia si è parlato molto della separazione delle carriere e per questo sarebbe bene ricordare che la Corte costituzionale, in sede di giudizio di ammissibilità di una richiesta di referendum abrogativo, ha sostenuto che la separazione delle carriere addirittura non necessita di alcuna revisione costituzionale, potendo essere realizzata anche attraverso una legge ordinaria, purché rimanga un unico ordine e un unico Consiglio superiore (sentenze 37/2000 e 58/2022)… già, il vero problema – e lodo in questo caso – è proprio la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura (Csm): l’aggiunta di un Consiglio superiore per disciplinare il giudizio sulla responsabilità dei magistrati, che verrebbe così sottratto al Csm così come è ora.La Costituzione, che richiede per la sua modifica una condivisione quanto più possibile ampia, viene profondamente tradita da una riforma fatta solo perché non si è trovato di meglio e che è destinata a determinare una situazione peggiore di quella che si va a sostituire, ovvero la promulgazione di un secondo Csm eletto a sorteggio. La misura del sorteggio non risulta affatto un farmaco utile a debellare le correnti, semmai un’iniezione letale. Certamente la malattia sarà debellata, ma con il risultato della morte del paziente. Per questo la sua sostituzione con il sistema del sorteggio, la divisione del Consiglio in due e la sottrazione della competenza disciplinare hanno l’effetto di modificare nei suoi tratti distintivi quel modello di Csm voluto dal Costituente.E’ visibile a tutti che l’attuale maggioranza parlamentare è molto ignorante; manca della conoscenza storica e documentale che ha formato l’Italia. Di più: vive un clima di prevaricazione sulle posizioni degli avversari politici. C’è da domandarsi come tutto questo si sia reso possibile; come è potuta avvenire una regressione civile e culturale così manifesta. Sarebbe troppo facile imputare tutto all’antipolitica diffusa o alla ricerca di delega a chi auspica poteri forti… ma stiamo attenti, poiché all’interno del sistema democratico, e alla sua Carta Costituzionale che la regola, esistono gli antidoti per superare anche queste gravi cadute. Per questo è essenziale votare No.Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione.L'articolo Separazione delle carriere e soprattutto nuovo Csm: le criticità di una riforma fatta senza condivisione proviene da Il Fatto Quotidiano.