Il coro dell’Anfass a Sanremo: emozione vera ma sui social si apre il dibattito sul rischio abilismo

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Ieri sera, a distanza di quasi 40 anni “in  veste nuova” ha trionfato, di nuovo,  sul palco dell’Ariston la canzone “Si può dare  di più”. Nel 1987, cantata  da Gianni Morandi, Umberto Tozzi e Enrico Ruggeri, ha conquistato il primo posto del podio; ieri sera è stata riproposta, tra i pezzi non in gara, dal coro della sezione de La  Spezia dell’ANFASS – Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale,  accompagnato dalla voce di Laura Pausini, ottenendo un grandissimo successo.L’esibizione è stata una testimonianza concreta, e nello stesso tempo, molto potente di inclusione: la voce sonora di persone con disabilità intellettiva e con disturbi del neuro sviluppo ha perforato gli schermi, entrando nelle case di milioni di italiani. L’inserimento del coro dell’ANFASS all’interno di un palinsesto di un evento di grandissima popolarità, quale è il Festival di San Remo, è un’importante dimostrazione di come l’approccio alla disabilità stia andando nella direzione corretta, ossia, che ormai fa parte della nostra vita di tutti i giorni, contrariamente, ai vecchi stereotipi, secondo cui le persone disabili  venivano solo esclusi dai vari ambiti sociali, figuriamoci da quello televisivo e dello spettacolo.Dall’altra parte, però, si corre il rischio, da non sottovalutare, di cadere nell’ottica dell’abilismo; i ragazzi dell’ANFASS che sono saliti a cantare sul palco dell’Ariston non bisogna assolutamente  considerarli come dei  “super eroi“, ma semplicemente delle persone che hanno sviluppato le proprie abilità canore, al punto tale da essere in grado di esibirsi su un palcoscenico così importante, come avrebbe potuto accadere a qualsiasi altra persona con le stesse prerogative.Oltre a questi fattori estremamente positivi, quello di maggior rilievo sono i sentimenti provati oggi dagli stessi ragazzi. Probabilmente, da persona disabile, riesco a immedesimarmi come si sentono dopo aver vissuto quest’esperienza irrepetibile; sicuramente è stato un forte impulso per il loro coraggio, timidezza, e soprattutto, per la loro autostima. Non è difficile da ipotizzare, senza voler esagerare che, per alcuni di loro potrebbe essere stata un avvenimento determinante per la loro vita.Anche se il coro della sezione  de La Spezia di ANFASS non fa parte dei partecipanti in gara della kermesse sanremese, per la grande emozione che ha saputo dare ai milioni di spettatori incollati alla televisione, li possiamo annoverare tra i vincitori.Proprio  i due diversi modi  di interpretare la loro esibizione, chi l’ha considerata una cosa del tutto “normale”, e chi come qualcosa di “straordinario”, ha scaturito una grande polemica sui social. Anche se, da molto tempo si sta promuovendo una cultura  positiva della disabilità, valorizzando le persone disabili e il loro essere persone “normali”, purtroppo, sono ancora in molti a considerare le loro potenzialità,  e soprattutto i loro successi, come delle cose “fuori dalla norma”.Ci auspichiamo che manifestazioni come queste, o le ormai imminenti paralimpiadi, possano contribuire a un cambiamento culturale che porti a una visione giusta delle persone con disabilità, concependole prima di tutto persone, e in quanto tali uguali alle altre.