L’équipe del cuore per Domenico: «Non sapevano l’inglese e non avevano i sacchetti»

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I medici dell’ospedale Monaldi che dovevano espiantare il cuore destinato a Domenico Caliendo non avevano «il corredo necessario». Per questo hanno usato un contenitore frigo da spiaggia. Non avevano nemmeno i sacchetti in cui bisognava riporre l’organo. E non sapevano l’inglese. La lingua la conosceva soltanto «un vice chirurgo». Tanto che la dottoressa che doveva effettuare l’espianto «al terzo richiamo rimase ferma. Non so se perché non capisse la lingua o perché era semplicemente sopraffatta dall’intervento che stava realizzando». Le testimonianze che arrivano da Bolzano sull’équipe da Napoli dettagliano molto bene la tragedia di pressapochismo che ha portato alla morte del bambino.Le testimonianze dei medici di InnsbruckQuando la squadra del Monaldi arriva con il frigo-bar a Bolzano per prelevare il cuore di un bambino morto annegato in piscina nell’ospedale ci sono anche dei colleghi che arrivano da Innsbruck. Loro, racconta Il Mattino, dovrebbero espiantare gli altri organi, destinati ad altri trapianti. Ma si trovano davanti una situazione in cui l’équipe di Gabriella Farina ha bisogno di aiuto. È il 23 dicembre 2025 e il primo problema sono le barriere linguistiche. Stefan Schleidel, Veronika Kropfel, Simon Kirkmar spiegano che «solo il secondo chirurgo napoletano parlava inglese». Ai testimoni i medici del Monaldi sembrano «tesi e preoccupati» perché quello è un intervento che non facevano da tempo. Secondo la procedura va effettuato un drenaggio prima degli espianti. Ma Farina fa, secondo i colleghi, un’incisione troppo piccola.Il disastro durante l’espiantoE allora succede che «la congestione venosa, in particolare di cuore e fegato, si è manifestata clinicamente». Ovvero gli organi si gonfiano. I chirurghi austriaci lo fanno notare ai colleghi in inglese. Ma loro non fanno nulla. Forse perché non capiscono quello che gli altri gli dicono. «Dopo che il mio terzo invito ad alta voce non ha suscitato una reazione adeguata, ho deciso spontaneamente di intervenire», dice Scheidl. Di Farina, la dottoressa Veronika Kropfl dice: «Non ha reagito, forse non ha capito o era sopraffatta, non posso dirlo». La responsabilità della traduzione se la assume il dottor Vincenzo Pagano. L’anestesista di Bolzano presente in sala, Julia Kompatscher dice ai Nas che il medico austriaco «mi riferiva anche che gli sembrava ci fosse stato un taglio del ventricolo sinistro». Ma il dottore smentisce.L’attrezzatura che mancaQuando hanno finito i medici napoletani sono costretti a chiedere ai colleghi austriaci i sacchetti per il cuore e le soluzioni con le quali riempirli. Chiedono anche un contenitore di plastica. Alla fine usano un barattolo di istologia per pezzi anatomici. Che viene inserito nel frigo da spiaggia. E ancora: «Ho chiesto alla chirurga come sarebbero tornati a Verona, mi ha risposto in ambulanza. Le ho detto che avevamo l’elicottero ma lei mi ha detto che poteva andare bene anche l’ambulanza. Ma sono due ore di viaggio, così ho allertato l’elicottero. Mi sembrava preoccupata, tesa, aveva detto che era tanto che non faceva una operazione del genere», aggiunge Kompatscher.Il ghiaccio seccoPoi, racconta Repubblica, si arriva al ghiaccio secco. «Noi avevamo ghiaccio a disposizione ma non ci è stato chiesto», raccontano da Innsbruck. Farina (difesa dagli avvocati Dario Gagliano e Anna Ziccardi) lo chiede al personale di Bolzano. La sostanza parte dall’officina dell’ospedale, il cui responsabile è stato spostato proprio in questi giorni, e arriva in una scatola di polistirolo. «L’ho mostrato alla chirurga di Napoli e le ho detto “abbiamo questo”. Le ho chiesto se andasse bene e ha detto sì», dice l’oss di sala. E ancora: «Che io sappia, a Bolzano non abbiamo ghiaccio normale. Quello secco si riconosce perché fuma, evapora». E infatti, un’altra addetta racconta che quando viene preso, vede «un po’ di fumo freddo», dice la responsabile dell’organizzazione delle sale operatorie. Il contenitore viene riempito e il personale sostiene che la chirurga dice che in quel modo va bene. Invece è ghiaccio secco, anidride carbonica che congela a -79 gradi, utilizzato a Bolzano per la conservazione dei tessuti. Secondo le linee guida non dovrebbe mai finire in sala operatoria. Perché danneggia gli organi interni. E il disastro si compie.L’autopsiaL’inchiesta è in attesa della fissazione dell’autopsia con incidente probatorio. Il gip di Napoli Mariano Sorrentino deciderà a breve. La procura di Napoli dopo le testimonianze è orientata a escludere responsabilità del personale di Bolzano. L’operatrice non era formata per poter conoscere le conseguenze dell’utilizzo del ghiaccio secco anziché di quello tradizionale. Mentre dagli accertamenti è emerso che il ghiaccio secco nel contenitore isotermico di vecchia generazione sarebbe stato versato effettivamente da un operatore non specializzato, presente anche all’interno della sala operatoria dell’ospedale San Maurizio di Bolzano. Ma questo è avvenuto solo dopo l’ok dell’équipe napoletana.L'articolo L’équipe del cuore per Domenico: «Non sapevano l’inglese e non avevano i sacchetti» proviene da Open.