Nelle campagne giapponesi degli anni Settanta, un ragazzino di nome Tajiri Satoshi passa le sue spensierate ore giovanili andando a caccia di insetti da catturare. Come nei pressi della via Gluck però, anche nel paese del Sol Levante l’urbanizzazione riduce sempre più drasticamente prati, laghetti e foreste, sostituendoli con palazzi e cemento. Senza più insetti, Satoshi si consola coi videogiochi; è poco più di un ragazzo quando fonda la rivista per appassionati Game Freak e, un giorno, quando ormai è un uomo, qualcuno gli mette in mano un Gameboy.È lì che gli torna in mente la vecchissima idea di un gioco con cui trasmettere alle nuove generazioni le emozioni di quando era piccolo, e tornare a catturare creature nascoste nell’erba alta, sui rami o nell’acqua. Non insetti, bensì Pokémon, bizzarre creature da collezionare e addestrare per battere tutti gli altri allenatori con la stessa passione.Sono passati 30 anni esatti dal giorno dell’uscita di Pokémon Rosso e Pokémon Blu, i primi due titoli con cui il mondo entrò in contatto coi personaggi destinati a dar vita al secondo brand più redditizio del mondo videoludico dopo Super Mario. Si partì con 151 esemplari tra cui Bulbasaur, Pikachu e Charizard per arrivare ai 1025 di oggi.Il mondo dei Pokémon, in questi trent’anni, è cresciuto oltre ogni immaginazione, permeando l’immaginario con videogiochi, film, fumetti, anime, ogni genere di merchandising e, soprattutto tramite il gioco di carte collezionabili, con picchi di vendite da milioni di euro. Oggi tutti conoscono i Pokémon, e il mondo si divide in chi scopre di avere un album da parte del valore di un anticipo per una casa e chi si mangia le mani per aver snobbato il prodotto o, peggio, buttato o regalato un capitale. Ma questo successo inarrestabile, che fa percepire le carte come veri e propri asset finanziari, ha finito per incidere sul senso stesso del gioco con effetti che, forse, si concretizzeranno tra dieci o vent’anni.Negli ultimi tempi infatti il mercato è stato sorretto da un complesso mix di elementi quali collezionismo, curiosità, hype e ludopatia ma, soprattutto, sul fatto che i ragazzini di ieri, oggi hanno la disponibilità economica per partecipare, aggiungendo al tutto la componente nostalgica. Una tempesta perfetta di elementi di successo che impatta a ogni livello.Pochi giorni fa il performer Paul Logan ha rivenduto il suo Pikachu Illustrator gradato PSA10, acquistato alcuni anni fa per 4 milioni di dollari, a una cifra quattro volte superiore, mentre alla frontiera Svizzera hanno fermato un collezionista con decine di migliaia di euro in carte non dichiarate. Tutte le piattaforme di commercio online brulicano di annunci, aste e offerte con carte da tutto il mondo, con la conseguente diffusione di truffe, falsificazioni, manomissioni di pacchi da parte dei corrieri e rischi di ogni genere.A consolidare ulteriormente il fenomeno hanno contribuito la nascita delle case di gradazione, che certificano lo stato delle carte secondo precisi criteri, e il nuovo interesse non solo per la rarità del pezzo ma verso l’appeal dell’illustratore, implementi che dovrebbero garantire al mercato un ulteriore incremento della longevità del brand. Ma resta difficile immaginare come possa evolvere un mercato collezionistico che ha superato ogni record, soprattutto perché si parla sempre di prodotti il cui valore è inevitabilmente vincolato all’interesse del pubblico. Es e questo viene meno?Così, mentre tutti investono per collezionare, quasi nessun bambino sembra più interessato al gioco competitivo vero e proprio. Il proliferare di video tematici a tema spacchettamento ha inferto un colpo fatale al suo percepito, con le carte comuni, fondamentali per la formazione dei mazzi da battaglia, trattate al pari di cartaccia. Che ne sarà di questo mercato se i potenziali fan del futuro non manterranno un interesse profondo tramite il naturale sviluppo della passione? Del resto trovare dei semplici pacchetti in edicola o nei negozi specializzati non è più facile come prima. Tra furti, bustine risigillate, distribuzioni manipolate e professionisti della rivendita, o scalper, in fila di fronte alle edicole ancora prima dell’apertura pronti ad acquistare per rivendere a prezzo maggiorato ogni novità, i collezionisti della prima ora e quelli che vorrebbero solo divertirsi un po’, si trovano spesso a fare i conti con la totale assenza di prodotti a prezzo di listino.Se quindi tutto il mondo festeggia il traguardo dei trent’anni del brand, con iniziative, lanci di nuovi set, implementi nel mondo virtuale e tornei in ogni dove, viene da chiedersi se fosse proprio questo il piano di Satoshi. Un successo impareggiabile in cui però il divertimento viene sottratto ai destinatari originali del progetto. In un certo senso proprio quello che successe al piccolo cacciatore di insetti quando gli portarono via la campagna per far crescere immense città.Anche l’erba alta in cui si andava a caccia di Pokémon sembra quindi avere lasciato il posto alla speculazione, portando il mercato a essere “così confuso da colpirsi da solo”. Acchiappali tutti dunque, finché puoi…L'articolo In trent’anni i Pokemon sono diventati un impero. E forse il senso stesso del gioco s’è perso proviene da Il Fatto Quotidiano.